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Quanto è lontana Ponza dall’Amazzonia?

segnalato da Sandro Russo

 

9020 km! …ho controllato su internet.
Ciononostante non possiamo dire che non ci riguardi, come siamo stati/potremmo essere interessati – per la nota interconnessione – da altri eventi geograficamente lontani da noi (potrei portare l’esempio di Chernobyl e dei flussi migratori).

Perché se ne parli, perché si sviluppi una coscienza critica in proposito, riporto due articoli da la Repubblica.
Di Federico Rampini di ieri 23 agosto, e di Michele Serra sul giornale di oggi.

In file .pdf qui di seguito.

Ma l’Amazzonia è di tutti. F. Rampini. 23.08.2019

L’Amazzonia fuma per noi. M. Serra. 24.08.2019

Appendice del 27 agosto. Allegato .pdf all’articolo di Michele Serra (nel commento di Sandro Russo)

Amazzonia, Chico Mendes e quel fuoco lungo 30 anni. Di Gad Lerner

 

Appendice del 2 settembre. Commento di Sandro Russo

Dire “qualcosa di sinistra” sull’Amazzonia non vuol dire piangerci sopra o riproporre le litanie “buoniste” sul “polmone del mondo”. Significa fare proposte attive e attuali, come in questo articolo di uno che Chico Mendes lo conosceva bene.
Un articolo da la Repubblica del 30 agosto in file .pdfIl vero tesoro dell’Amazzonia – e una brevissima nota su Chico Mendes nell’articolo di base

Chico Mendes, nome completo Francisco Alves Mendes Filho (1944 –1988), è stato un sindacalista, politico e ambientalista brasiliano. Il 22 dicembre 1988 muore assassinato da due rancheros.
“Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva, proprietario terriero e allevatore di castori arrosto, con il quale Chico si era scontrato più volte per l’ottenimento del titolo di “reservas extractivistas” per la sua regione, ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell’omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l’esecutore materiale.
L’entusiasmo iniziale fu molto, sia a livello internazionale e mediatico che regionale, ma non appena i media spostarono i loro riflettori, gli omicidi continuarono. Dagli ultimi anni Settanta, delle centinaia di omicidi di capi sindacali che protestavano per i diritti della terra, l’unico per cui si investigò e che portò ad una condanna fu quello di Chico Mendes. La condanna a Darly Alves da Silva fu annullata nel febbraio del 1992 a Rio Branco dalla corte d’appello statale” (da Wikipedial’Enciclopedia libera, dove sono reperibili maggiori informazioni).

Luis Sepúlveda gli ha dedicato il romanzo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore.

Il vero tesoro dell’Amazzonia. Da la Repubblica del 30 agosto 2019

3 commenti per Quanto è lontana Ponza dall’Amazzonia?

  • Emilio Iodice (con traduzione)

    Dear Sandro: Excellent articles. Thank you.

    As you know, my essay, ‘Escape from the Amazon,” published on Ponza Racconta, is a real-life adventure in this marvelous place where, I believe, God did not want man to touch. It is included in my new book, “Across Time and Space,” which is a best seller in English and Italian and available on Amazon.it.

    My first visit was in 1983. I was alarmed at the enormous mines and deforestation undertaken by Brazilian and foreign firms. Lands as large as France were being used to graze cattle and dig out gold and minerals where jungles once lay. As far back as then, it was evident that the flora and the fauna of the Amazon basin were in danger of extinction.

    Part of the problem involves enormous profits plus overpopulation, as more people in Brazil and surrounding countries seek homes and livelihoods in the rich lands of the Amazon. Brazil is only partly responsible for this calamity that will affect our ability to breath and survive in the future. Nine countries surround the Amazon: Brazil, Colombia, Peru, Venezuela, Ecuador, Bolivia and the Guianas: Guyana, French Guiana and Suriname. Each is involved in the attack on the rainforest. Poverty and profits are drawing millions to the Amazon. For the rainforest and us to survive, we need to change this pattern with carrots and sticks. Incentives, alternatives as well as serious sanctions are desperately required to stop or at least slow the inevitable.

    The international community talks, protests but takes no real action to change this course which will eventually bring us the same ruinous results of climate change. This is the legacy our generation is leaving the next. It is terrible. It is all about Leadership. Emilio

    Traduzione (a cura della redazione)
    Caro Sandro, eccellenti articoli. Grazie.
    Come sai, il mio saggio “Fuga dall’Amazzonia” annunciato su Ponzaracconta è un’avventura di vita vissuta in questo luogo meraviglioso che, io credo, Dio non vuole che l’uomo tocchi. Il saggio è incluso nel mio nuovo libro “Attraverso lo Spazio e il Tempo” che è un bestseller in italiano e in inglese e si può trovare su Amazon.

    La mia prima visita lì data al 1983. Già allora fui colpito dalle enormi miniere e dalla deforestazione intrapresa da compagnie brasiliane e anche straniere. Estensioni di territorio grandi come la Francia erano state usate per allevamenti di bestiame e per estrarre oro ed altri minerali, proprio lì dove una volta c’era la foresta. A parte questo, era evidente che la flora e la fauna del bacino amazzonico erano a rischio di estinzione.

    Parte del problema coinvolge gli enormi profitti che se ne ricavano, associati alla sovrappopolazione, dal momento che sempre più persone in Brasile e nelle nazioni circostanti cercano spazi e possibilità di sopravvivenza nelle ricche terre amazzoniche. Il Brasile solo in parte è responsabile di questa calamità che avrà conseguenze sull’aria che respiriamo e sulla nostra sopravvivenza nel futuro come specie umana. Nove nazioni stanno intorno all’Amazzonia: Brasile, Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia e le Guyane: Guyana, Guyana francese e Suriname. Ciascuna di loro è corresponsabile dell’attacco alla foresta pluviale. Povertà e profitti stanno attirando milioni di persone in Amazzonia.
    Perché la foresta pluviale e noi stessi possiamo sopravvivere, è necessario cambiare questa tendenza con il sistema del bastone e della carota. Incentivi, proposte alternative, insieme a serie sanzioni, devono essere dispiegate con urgenza per fermare o almeno rallentare l’inevitabile.

    La comunità internazionale alza la voce, protesta, ma non intraprende nessuna azione reale per cambiare questa tendenza che ci porta verso lo stesso rovinoso risultato dei cambiamenti climatici. Questa è l’eredità che la nostra generazione sta asciando alle successive. E’ terribile. È tutto incentrato sulla Leadership.
    Emilio

  • Sandro Russo

    Per non perdere il filo con l’enorme problema dell’Amazzonia, segnalo un articolo dal giornale di oggi

    L’amaca del 26 agosto 2019 (Da la Repubblica)
    Trentuno anni di solitudine
    di Michele Serra

    Va bene Greta, anzi benissimo perché parla il linguaggio semplice e assertivo dell’epoca ed è riuscita a portare la questione climatica nei titoli d’apertura di tutti i media mondiali. Ma Chico Mendes! Ho sbarrato gli occhi, ieri, leggendo Gad Lerner sull’Amazzonia – il relativo file .pdf è stato allegato all’articolo di base – e “scoprendo” che era il 1988 quando i sicari di un proprietario terriero lo hanno freddato davanti alla sua capanna. Trentuno anni fa… Dunque sapevamo tutto o quasi tutto, dell’Amazzonia, già trentuno anni fa…

    Ma di che cavolo abbiamo parlato, tutti quanti, in questi trentuno anni? Di che accidenti di storia ci siamo occupati? La storia di Chico Mendes sembra la sceneggiatura di un western all’antica, di quelli che la differenza tra buoni e cattivi si capisce dalla prima inquadratura. Il capo del sindacato dei contadini che difende i diritti del lavoro e la salute della terra. I proprietari terrieri che vogliono sfruttare gli uomini e la terra con la stessa ingordigia, lo stesso cinismo, e mandano due sicari ad ammazzarlo. Lo spianano come si spianano gli alberi per fare posto all’asfalto, al cemento, al latifondo, con zero cognizione dei tempi e dei modi della natura, e molta cognizione dei tempi e dei modi del profitto. Il loro profitto.

    Quando si sente dire che la sinistra ha perduto se stessa, si sta parlando di Chico Mendes. Non voglio farvi (farci) la morale, è una maniera facile per sentirsi a posto con la coscienza. Dico solo che la confusione dei tempi, a volte, è solo un alibi. I tempi sono certamente confusi, ma non abbastanza da offuscare o tradire una cosa così lineare, così evidente e in fin dei conti così bella: Chico Mendes è la ragione, i suoi assassini il torto. Ci avrebbe aiutato come una lanterna, in mezzo alla confusione, ricordare che esistono le ragioni ed esistono i torti.

  • Sandro Russo

    Dire “qualcosa di sinistra” sull’Amazzonia non vuol dire piangerci sopra o riproporre le litanie “buoniste” sul “polmone del mondo”. Significa fare proposte attive e attuali, come in questo articolo di uno che Chico Mendes lo conosceva bene.
    Un articolo da la Repubblica del 30 agosto in file .pdfIl vero tesoro dell’Amazzonia – con una brevissima nota su Chico Mendes, nell’articolo di base

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