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Per una madre perduta. Lettera a don Ramon

di Francesco De Luca
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Il riferimento di questo scritto è la morte della mamma di don Ramon [2] (NdR).

Mater dulcissima chiama il poeta sua madre. Dolcissima come la madre di ogni figlio lontano, e da lontano assiste all’implacabile mordere del tempo (leggi qui). Morde la linfa vitale, morde la tenuta fisica ma non il legame ombelicale dei sentimenti, mai tagliato. Dei sentimenti, delle vicinanze, delle assonanze, dei silenzi che soltanto un figlio partecipa con la propria madre. E con la madre il proprio figlio. Lontano.
Lontano ma non distante. Non fosse altro che per quella catena d’oro che rannoda anime associate nella Fede.

Mater dulcissima cantiamo noi Tutti, i Ponzesi, all’ Immacolata. Ed Ella ci ascolta e ci comprende. Ne siamo tutti certi perché l’otto dicembre ritempra noi, e anche te.
Quella Madre oggi è ricca di un nuovo volto, quello della tua cara madre.

La morte, la presenza che il poeta voleva lontano dai vecchi, ha colpito inesorabile. Ma ha reso possibile questa assimilazione: la madre terrena con la madre del cielo.

Con affetto
Francesco De Luca