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Un museo diffuso per Ponza

di Pasquale Scarpati
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Museo è una parola che rievoca e rievoca. Ad alcuni il museo potrebbe dare l’idea di muffa, di chiuso.
Qua una statua, spesso decapitata; là un’anfora o un’àncora. Una piccola targa che per leggerla ci vuole la lente d’ingrandimento. Per lo più silenzio. Ci si aggira come le anime del purgatorio dantesco. Qualche freccia indica l’itinerario che bisogna seguire fino all’uscita. Si respira aria polverosa.
Il più sagace dice che lo si fa apposta perché così ci si immedesima meglio nei tempi andati. Se poi vedi qualche occhio sbarrato di antico imperatore barbuto, va a finire che di notte hai gli incubi.
Qualcuno scrive che Ponza non può paragonarsi alla sorella più piccola o ad altri musei.

Secondo me Ponza, di per sé, è un museo a cielo aperto. Un piccolo scrigno. Nel senso che dovunque ti giri vedi tracce antiche.
Tracce che vanno dalle tombe ad ipogeo dei Guarini (o non ci sono più?), agli scalini di Cala d’Inferno, alla grotta del Serpente, al tunnel per la spiaggia di Chiaia di Luna che, riattivato, potrebbe produrre anche qualche soldino per la sua manutenzione , passando per i fortini del ’700 ed infine – perché no – anche per la Guardia dove una volta c’erano uomini che facevano segnali con le bandiere alle navi di passaggio (cosa sono, come si fa?). Per inciso ho letto da qualche parte che su alcune navi della marina militare americana sono stati tolti i touchscreen e sono stati riattivati i comandi manuali.

L’elenco sarebbe troppo lungo e quelle quattro persone che leggono ci possono anche pensare.
Una bella organizzazione: giovani guide esperte di storia locale anche naturalistica e del firmamento. Prendi gli “ospiti – turisti – curiosi – interessati” e li fai sedere in circolo a guardare il cielo stellato, fai toccare la macchia mediterranea e racconti la storia di Lucia Rosa ed altro che sarebbe troppo lungo enumerare. Penso non ci voglia molto.
Anche questo è… Museo.
Non tutti, infatti, hanno l’esperienza di toccare con mano anche un… fico d’india o di assaggiare una… mostarda (qualcuno le fa ancora!). Bisogna rimboccarsi le maniche e… pensare, capire, studiare!
Bisogna chiamare in aiuto Zannone e Palmarola ed anche Gavi con le cave di bentonite o caolino (che roba è, a che serve?) e la miniera (si potrà?).
Bisogna che qualcuno riunisca intorno ad un tavolo persone di buona volontà.

Non spetta a me decidere e valutare, posso solo avere una “strana” idea, alternativa all’idea corrente di Museo. Da pubblicizzare adeguatamente.
Penso che così facendo si dia un’alternativa alle spiagge e forse così si potrà espandere anche la stagione turistica, che, se estesa, potrà divenire anche “ selettiva” evitando l’affollamento solo e soltanto in un breve arco di tempo ed il conseguente degrado di ogni cosa.
– Idee della calura estiva – direbbe Gaetano che sta in vacanza – Mìttete ’na pagliètta ’ncapa!

Rinnovo gli auguri per Ferragosto
Pasquale

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Un Convegno su “Ecomusei” e “Musei diffusi”

 

Appendice
Allegato al commento di Sandro Russo (cfr.) del 14.08.2019: Documento-strategico [3]