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Su la Repubblica, “La prima cosa bella”

segnalato da Sandro Russo

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Da fedele lettore seguo con costanza, fin dal primo articolo (credo all’inizio di maggio di quest’anno) la rubrica quotidiana di Gabriele Romagnoli, che apre l’edizione on line del giornale. Una iniziativa lodevole, di questi tempi in cui siamo martoriati dalle cattive notizie…

La prima cosa bella di venerdì 9 agosto 2019
di Gabriele Romagnoli

La prima cosa bella di venerdì 9 agosto 2019 è l’ultimo reperto di archeologia dell’estate: il libro di paura. Lo vedevi sotto tutti gli ombrelloni, o quasi. Era un grosso tomo di autore prevalentemente straniero o emiliano. Narrava la sequenza di omicidi di un serial killer deciso a lasciare indizi collegati, i delitti tra boschi innevati indagati da commissari depressi o poliziotte incinte, le vendette di un vampiro uscito di prigione dopo millenni. Pesava, assorbiva, dava i brividi contro l’afa. Ho percorso un’intera spiaggia senza vederne più uno. Tutti quanti leggevano lo stesso best seller: la loro chat su Whatsapp. Che a volte può essere altrettanto spaventosa. Mi sono rifugiato nell’ombra e ho estratto il mio libro di paura dell’estate 2019. E’ di sole 180 pagine, ha una copertina rossa raffigurante “boschi di braccia tese”, lo pubblica Feltrinelli, lo ha scritto Siegmund Ginzberg. Si intitola Sindrome 1933.
Fa il parallelo tra questa e quella stagione, in maniera quieta e oggettiva. Più è quieta e più spaventa. Basta l’elenco neutrale dei fatti per dare i brividi: il contratto di governo con un alleato che si squaglia, le elezioni ravvicinate, le parole forti, la colpevolizzazione degli immigrati, il disprezzo per la stampa e avanti, finché fu tardi.
Finisce con una citazione di Shakespeare: “Non siamo al peggio finché possiamo dire: questo è il peggio”. E’ questo, il peggio?

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