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Le domande metafisiche di Mario

di Mario Balzano

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Una delle scorse sere, a cena con amici, è venuta fuori la seguente questione: “Perché la nostra comunità, che ha migliorato di molto lo status economico con i soldi portati dal turismo, non è stata in grado di re-investire parte di questo denaro nel migliorare le condizioni dell’isola che è in uno stato di evidente degrado?”. 
Noi commensali non siamo stati capaci di dare una risposta soddisfacente.
Se potete e volete rispondere a questo quesito ve ne sarò grato, ma soprattutto potremmo avere contezza del nostro essere comunità.

Fate girare il messaggio.
Grazie

4 commenti per Le domande metafisiche di Mario

  • La Redazione

    Un lettore di Ponza, che chiede di rimanere anonimo, scrive che la prima risposta alla domanda posta da Mario – prima di tutti gli altri – la dovrebbero dare i Balzano Brothers, ex sindaci dell’isola

  • Martina Carannante

    Sicuramente, come dice l’anonimo commentatore, i Balzano Brothers, visto che hanno governato l’isola per un ventennio, potrebbero avere delle risposte, ma in realtà le dovremmo avere un po’ tutti – non basta essere andati a governare per avere una mente pensante – tutti dovremmo farci questa domanda e provare a dare risposta.

    Ad occhio, anzi ad orecchio, la risposta più gettonata sarà: “e che ‘u problem(e) è ‘u mio?! Chi cummanna, chille hadda sape’!”
    Risposta più sbagliata non si potrebbe ascoltare.

    Tutti dovremmo avere un’opinione su come gestire il territorio, sfruttare e/o incrementare risorse; perché è grazie ad ogni singolo settore e o individuo che si può sviluppare un buon sistema sul territorio. Fin quando ognuno penserà a “comme fotte ‘u vicino” non si arriverà mai ad una crescita economica e sociale.

    I Ponzesi non hanno mai investito sul turismo, ma è stato sempre il turismo ad investire i ponzesi. La riviera romagnola perché è cresciuta? Per volontà dei suoi abitanti, perché non avendo nulla dovevano puntare su un qualcosa di appetibile per poter guadagnare; Ponza ha sempre avuto tutto: il mare bello, il paesaggio incontaminato, la graziosità ecc… Al viaggiatore che serviva? La casa? Tutti ad affittare appartamenti ed a tramutare ogni grotta in B&B. Che serviva? mangiare? Tutti i Ponzesi so’ diventati grandi chef… ovviamente da giugno a settembre perché poi… “e che so scem’ a passa’ ‘a vernata a Ponza!?”

    Ecco, che Ponza non è cresciuta e non si è arricchita; i singoli sicuramente, ma non investendo sul territorio, non incentivandosi, non migliorandosi, si è solo arrivati ad avere un’isola povera, con isolani ricchi.

    Adesso la domanda da porsi è: vogliamo continuare così, sapendo che nel giro di qualche anno Ponza sarà morta ed il turismo non sarà più fonte di guadagno – lo si può vedere già da quest’estate con un calo esorbitante del settore – o vogliamo trovare una chiave per crescere e sviluppare al meglio ogni potenzialità?!

    Io la mia idea ce l’ho ben chiara, gli altri Ponzesi, non so, ma l’immagino.

  • Luisa Guarino

    Le parole di Martina mi trovano perfettamente d’accordo, a dimostrazione tra l’altro che giovane età ed età matura non sempre siano così distanti. A Ponza è cresciuto il turismo? Diciamo che negli anni è aumentato ed ora è molto, molto, ondìvago, tendente al ribasso. E’ cresciuta Ponza? E’ migliorata? Certamente no. I privati si sono arricchiti, investendo anche oltre qualsiasi canone di ‘decenza’? Certamente sì. Perché, se Ponza è un’isola, ogni suo abitante è un’isola a sé, attenta solo al proprio microcosmo fatto di egoismo e guadagno. Se aggiungiamo a questo quadro desolante la grande evasione fiscale, capiamo che Ponza, come Comune, come paese, come Amministrazione, come comunità, in tutti questi anni non abbia fatto un passo avanti. E’ troppo semplicistico pensare che “lassù al Comune” è tutto un “mangia mangia”, a prescindere dal colore e dalle persone che vi sono. Occorre una seria presa di responsabilità da parte di ciasuno, la forza e l’orgoglio di riscoprirsi una comunità.
    Una cosa però mi consola. Martina, la sua idea di come andare avanti, di come poter cambiare, dice di averla. Può essere già un nuovo inizio: una ripartenza.

  • Gigi Tagliamonte

    Al primo insediamento dalla prima amministrazione di Antonio, gli feci una proposta, informale in una occasione informale, di organizzare dei comitati per raccordare l’amministrazione con i rioni, ma soprattutto raccordare l’amministrazione con quanto si era detto nelle numerose assemblee tenute grazie al grande lavoro di Assunta alla ricerca di idee che componessero un progetto comune.
    La risposta fu “abbiamo tanti organi che ci controllano mo mettiamo anche un comitato” .
    Per fiducia e amicizia non rilanciai più la proposta e le cose sono andate come sono andate.
    Sia per l’elettore che per l’eletto il voto non può essere un mandato in bianco; la comunicazione deve essere mantenuta attiva e bidirezionale. L’eletto, per capire cosa lui stesso stia combinando, deve sfruttare l’elettore, solo da lui potrà comprendere l’effetto delle sue azioni.

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