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Lo scempio e il pretesto

Riceviamo da Pasquale Scarpati e volentieri pubblichiamo

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Prendendo spunto dall’ignobile scempio della statua di Padre Pio e del dibattito con Silverio Lamonica, mi sono venute le idee che vi invio. Buon ferragosto.
Pasquale

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Scempio, una parola non più in uso. Scempio non vuol dire solo distruzione dell’ambiente ma anche e soprattutto distruzione di ciò che di buono il passato ci ha tramandato, dei valori, degli usi e dei costumi.
Lo scempio si inginocchia davanti al suo dio onnipotente: il dio denaro. Lui solo, a sua volta, può incentivare lo scempio perché lo ama e lo incoraggia.

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Questo perché mentre tutte le cose sono persistenti per un lasso di tempo, più o meno lungo (anche quelle che sembrano immateriali come le idee ed i valori), il denaro è qualcosa che fugge e sfugge subito di mano. Non gli piace, infatti, stare per molto tempo in una sola mano ma ama vagare, come foglia morta portata dal vento, di qua e di là. Ama passare di mano in mano. Non ha radici e soprattutto non può mettere radici. Quindi a lui non importa nulla delle persone e dei luoghi. Quando tutto gira esclusivamente intorno a lui, non può far altro che far partorire lo scempio. Di per sé, infatti, non può partorire; per questo ha bisogno degli altri che si prostrano ai suoi piedi; anzi no forse è meglio dire: piegano la schiena al suo comando.

Alcuni anni fa infatti, un gruppo di turisti sbeffeggiò chi di notte, secondo un’antica tradizione, andava in pellegrinaggio alle Forna in occasione dell’Assunta (leggi qui); oggi qualcuno ha mozzato la testa della statua di Padre Pio situata lungo la medesima strada.

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Di chi la colpa? Dei figli, dei genitori, degli adulti. Il dibattito diviene lungo ed articolato. Ma alla fine si innesca un dibattito talmente vasto da non produrre alcun effetto concreto perché si ha paura che quel “buon dio” (il denaro, appunto) se ne vada altrove.
Ma ancora non si è capito che quello è furbo: quando ha rovinato tutto e tutti, per cui gli è impossibile passare di mano in mano, abbandona tutto e scappa via lasciando solo macerie.
A qualcuno ciò non interessa perché:
a) non gliene importa;
b) carpe momentum;
c) ha possibilità di sciamare altrove;
d) è talmente miope da non vedere oltre la punta del proprio naso.
Qualcun altro non fa che lamentarsi come volesse impietosire il dio. Ma non sa o finge di non sapere che quello è un dio impietoso perché non ha né cuore né anima. La sua anima è formata da una filigrana sottile che facilmente si spezza. Per lui il lamento non è altro che il belato di un agnello (Quasimodo) portato al macello.
Lui, d’altra parte e sembra un paradosso, ama la concretezza, vuole restare là dove si prendono decisioni importanti. Per lui è inutile lamentarsi. Vuole vedere rimboccarsi le maniche non solo prendendo “pale e picconi” (pale e picc’ come dicevano gli emigrati) ma vuole vedere che si sproni, dal basso, chi è deputato ad aiutare perché sta vicino alle famose leve del comando. Al che qualcuno obietta: “Ma ci sono le leggi, le leggine, il cavillo burocratico ecc. ecc…”. Certamente ci devono essere le leggi – come sarebbe il mondo senza legge? – ma queste si possono modificare, cambiare, annullare. Se ne possono fare delle nuove più adatte ai tempi e alle circostanze. Nulla è immutabile. Ci deve essere, però, la volontà di volerlo fare e quindi di farle. Ma un’altra obiezione che si pone è questa: “Ma ci vuole tempo, ci sono tanti ostacoli da superare!”.
Il mondo non è stato fatto tutto e subito. Anche Dio, Lui onnipotente, impiegò sei giorni! E si affaticò talmente tanto nel creare questo mondo da sentire il bisogno di riposarsi al settimo giorno! Fu anche coraggioso perché già sapeva quali sarebbero state le conseguenze!
Ma, nella Sua infinita bontà, aveva fiducia e speranza nella Sua creatura! Quello è un altro Dio che ama stare e non scappare. Come ogni genitore ama i propri figli, vuole il loro bene e si affanna ad aiutarli secondo la propria possibilità così Lui non può non amare la Sua creatura vivente in ogni cosa, restando al suo fianco. Quando viene cacciato, come succede spesso, Lui va via a malincuore ma tende sempre l’orecchio per sentire se, caso mai, viene richiamato. Quando ciò succede, dimentica “l’offesa” e corre in suo aiuto senza pretendere alcuna ricompensa perché già si sente ricompensato dall’essere stato richiamato. Lui sa, infatti, che all’uomo non è facile chiedere “scusa” per lo scempio perpetrato e ritornare sui propri passi.

Per noi, dunque, ci vorrà un po’ di più di tempo per cambiare; ma volendo si fa, purché se ne abbia voglia; anche se, come ho già scritto, ci vuole un po’ di coraggio. Una “stupida” idea: bei tavoli di concertazione (perché bisogna discutere e valutare) anche permanenti, anche e soprattutto d’inverno quando non c’è più la frenesia delle api impazzite, quando invece della acque mosse artificialmente quelle si muovono naturalmente, quando qualcuno finalmente riesce a sentire i veri profumi dell’Isola (molti se ne sono dimenticati o addirittura non li conoscono affatto).
Se non partecipa vorrà dire prima di tutto che dell’Isola non gliene cale (importa) e poi, suo malgrado, si vedrà costretto a soggiacere alle decisioni altrui.

Qualcuno potrebbe dirmi: – Ma tu che c’entri? Tu stai lontano (vicino) e fatti i fatti tuoi!
Rispondo: – Per fortuna che questo sito mi offre l’occasione di esternare il mio pensiero. A me non importa se si è d’accordo con quello che scrivo, a me interessa, nato a Ponza e lì vissuto fino all’adolescenza, poter esternare il mio pensiero. Il sito questo mi offre ed io lo faccio. Si può essere o non essere d’accordo sul suo “colore”. A me basta che pubblichi ciò che scrivo. Se non lo facesse sarebbe grave, per me; perché vuol dire che è tendenzioso e di parte.

Se una persona appartiene ad uno schieramento politico la prima cosa che fa la mattina non legge chi lo porta sugli scudi (questo lo sa) ma chi gli è “nemico”. Come, infatti, un buon generale, prima della battaglia, cerca di scoprire le mosse del nemico e non si rivolge all’alleato per conoscere come deve affrontare la battaglia ma solo per concertare il suo appoggio, così sembrano pretestuose le ragioni di chi non vuole contribuire al sito solo perché non appartiene allo schieramento a cui lui appartiene.
Invece, se il sito pubblica tutto ciò che riceve e credo che lo faccia, si crea l’occasione giusta per esternare il proprio pensiero (consenziente o dissenziente) senza paura.
Un altro potrebbe non essere d’accordo con quello che si scrive (ed è giusto così: non si può pretendere che tutti siano d’accordo sul pensiero espresso e ciò capita anche in famiglia che pure è un piccolo nucleo).
Qual è allora il problema? Si ribatte alla controparte o, se lo si ritiene opportuno, non si risponde. Avrei dovuto “offendermi” perché qualche volta in qualche “epicrisi”, pur avendo scritto non sono stato citato? Che mi interessa? Sono fatti di chi ha scritto quell’articolo quella settimana: vorrà dire che se n’è dimenticato, vorrà dire che l’ha fatto apposta, non so. A me non interessa perché mi sembra più forma che sostanza. La sostanza sta nel dibattimento che a sua volta genera i fatti (anche se questi non sempre vengono generati).

Spesso sotto un bel vestito ci celano una mazza di scopa o forme artefatte. Nell’approccio tu badi più al vestito o a ciò che nasconde? Io cerco di intuire ciò che il vestito nasconde: il concreto. Indubbiamente anche il vestito riveste la sua importanza, ma fondamentalmente cerchiamo ciò che il vestito nasconde e soprattutto ciò che la testa nasconde.
Quando nel XIX secolo si andavano sviluppando le strade ferrate, qualcuno “in alto loco” di uno Stato tra gli staterelli italiani ebbe a dire che queste non si dovevano costruire perché: “avrebbero spaventate a tal punto le mucche che non avrebbero prodotto più del buon latte”. Credete che tutti si misero a ridere? Nient’affatto. Certamente molti appoggiarono questa teoria. Di questi alcuni ci credettero sul serio, altri finsero di crederci per loro convenienza. In realtà probabilmente quest’idea nascondeva un secondo fine ben più importante: non si voleva che, attraverso la locomotiva ed i vagoni, circolassero rapidamente, per quei tempi, idee “peregrine” non consentite dall’ortodossia! Perché la loro circolazione, anche e soprattutto senza “filtri” avrebbe potuto nuocere a qualcuno (il filtro a quei tempi era soprattutto la Chiesa). [4]

Così oggi si accampano vari pretesti, forse anche banali, per non collaborare, forse si spera che tutto vada a finire ai…. pesci, per la gioia dei… pescecani che si aggirano nei dintorni. Quindi a me sembrano pretestuose le ragioni di chi non vuole scrivere sul sito perché non è d’accordo con la sua linea politica.
Il sito a sua volta, ripeto, deve pubblicare tutto senza filtro e penso che lo faccia!
Pasquale