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Bambini obesi e bambini brutti (7)

di Patrizia Montani

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Se foste malati di cuore vi fareste curare da un giornalista?
No? Nemmeno io.
Invece ci sono persone che per problemi di peso, gravi quanto quelli di cuore, si affidano a chiunque: la vicina di casa, la rivista dal parrucchiere, il sentito dire o letto su internet… O anche a uno strano personaggio, un giornalista dalla chioma fluente, reso noto da una rete televisiva privata e diventato ricchissimo vendendo i suoi “integratori per vivere 120 anni”.
Sottolineo, un giornalista (!).


L’obesità infantile sta diventando una vera emergenza mondiale; un’epidemia partita dagli Stati Uniti ma sempre più diffusa anche da noi, malgrado la maggiore disponibilità nella nostra dieta di alimenti sani (verdure, cereali integrali, legumi, olio di oliva, pomodori)
Seguire – da pediatra – un bambino obeso è difficilissimo; farlo dimagrire è un’impresa quasi disperata. La sola chance che abbiamo è la prevenzione.
Le implicazioni psicologiche in tutto quello che riguarda il cibo sono molto profonde: le generazioni che hanno vissuto le privazioni dell’Italia  povera  fino agli anni sessanta, e quelle immediatamente successive, non riescono nemmeno a immaginare che si debba limitare il cibo ai bambini, che la quantità di carne necessaria a un bambino di un anno è molto inferiore ai 100 grammi per 3-4 volte alla settimana al massimo.
Difficile convincere i genitori che il cibo non va dato come premio e che si mangia per nutrirsi, non per fare felici i genitori.
Quando un bambino è a dieta la famiglia deve essere coinvolta in un atteggiamento positivo, incoraggiante e propositivo.
Ma la cosa senz’altro più difficile è quella di comprendere che il bambino sovrappeso non è agile come i coetanei, si sente goffo, spesso depresso e dileggiato dai compagni.
Tempo fa, mentre visitavo una bambina di sei anni sovrappeso, spiegavo al padre che le restrizioni alimentari da sole non bastano, che è altrettanto importante l’attività fisica.
Lui rispose sghignazzando: – Lei fa panza classica!

Problemi psicologici ancora maggiori presentano i bambini brutti.
Non stupisca l’introduzione di questo argomento. In barba alla retorica nazionale che “i bambini sono tutti belli”, questa realtà esiste, anche se in linea di massima, se il bambino è sano, l’approccio non è medico ma squisitamente psicologico.

Qualche lume può venire dalla letteratura: un bel romanzo su una bambina bruttissima è “La vita accanto”, di Maria Pia Veladiano (2011), vincitore del premio Calvino 2010.

Ad un diverso livello – un capolavoro della letteratura che introduce genialmente al più negletto dei sensi, l’olfatto -, è Il profumo di Patrick Süskind di cui c’è un piccolo assaggio (…un’annusata!) sul sito: leggi qui . Anche qui il protagonista – Grenouille (ranocchio) – è un infante, poi un bambino, poi un giovane uomo molto brutto, dotato però di un dono assolutamente unico…

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