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Bambini (6). La bambina Pollyanna

di Patrizia Montani

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Nel 1960 uscì un fortunatissimo film – prodotto dalla Walt Disney e diretto da David Swift – tratto dai libri di Eleanor Hodgman Porter: Pollyanna (1913), seguito da Pollyanna cresce (1915).

Il segreto di Pollyanna è la storia di una ragazzina povera, orfana di entrambi i genitori, che viene affidata alla ricca, potente e molto antipatica zia.
Pollyanna conquista immediatamente il cuore di tutti (per ultimo anche quello della gelida zia), consola gli afflitti, cura i malati e dà anche una bella lezione di etica al Pastore, conformista e succube dei potentati locali.

Povera Pollyanna, povera piccola!
Ogni bambino dovrebbe essere amato di per sè, anche se è brutto, anche se antipatico, capriccioso, rompiscatole, invece Pollyanna viene amata per la sua saggezza, la sua dedizione, la sua sottomissione, il suo” pensiero positivo”(orrendo neologismo).
Nessuno si chiede quali siano i reali, legittimi sentimenti di una bambina di quell’età che ha perso i genitori; nessuno si chiede dove sono tristezza, rabbia, indignazione, paura, ribellione, invidia.
“La psicologia cognitiva ha preso spunto da libro e film per etichettare come “sindrome di Pollyanna” il cosiddetto ottimismo idiota” (citaz. da Wikipedia)

Alice Miller nel suo libro “Il bambino dotato e la ricerca del vero sé” (1996), spiega che i bravi bambini pagano un prezzo psicologico altissimo e subiscono una vera e propria violenza psicologica  nell’adattarsi alle aspettative degli adulti.
Educare i bambini all’ubbidienza, invece di svilupparne lo spirito critico, significa allevare dei sudditi, non dei cittadini; significa che l’obiettore di coscienza va in prigione per anni, significa conservare lo status quo all’infinito.

Quando ero bambina , le insegnanti della scuola elementare mi elogiavano per la diligenza e l’ubbidienza.
Ricordo ancora come mi sentissi offesa e svalutata da un simile giudizio. E’ questo che si aspettano da me? Solo questo?

Scrivo perché dopo tanti anni di lavoro con i bambini, sento di conoscerli dal profondo e sento che sono la categoria più penalizzata e svantaggiata del mondo.
Donne, neri, poveri, ebrei, omosessuali, migranti, tutti possono ribellarsi, difendersi, lottare; un bambino perde in partenza, non si rende nemmeno conto di essere sopraffatto, spesso con fini sistemi psicologici, anzi pensa che sia colpa sua.

 

 

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