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Io c’a luna parl’ ’i te

di Francesco De Luca

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Non so se in questi tempi di happy hours, di ‘apericena’, allorché sembra che l’attenzione massima debba averla quell’intruglio che si agita, colorito, nel bicchiere, non so se ci si rivolga ancora alla luna. Per parlare. Per scambiare con muti sguardi sentimenti e fantasie.

La luna è lì. Si alza mentre sul Corso Pisacane torme di giovani addossati ai muretti o seduti ai bar ‘Tripoli’ e ‘Maga Circe’ sorseggiano un misto di alcol. Giovani ancorati al bicchiere più che alla compagnia.
No… no … sto dando sfogo a pregiudizi senili. Non è vero… le compagnie ci sono ed alcune affiatate. Dai visi sorridenti a dirsi amenità, a farsi dispetti, come mostrano gli atteggiamenti di quella coppia agitata e bizzosa.

Una luna infastidita, credo, dai toni alti dei bar nel porto. La musica ha il dono di dirottare l’attenzione a chi sta vicino, al ritmo che si balla, al dove si balla. Non permette agli occhi di alzarsi su. Il cielo quasi non si vede nello scintillìo delle luminarie che abbondano di colori.

La luna intimidita sta nell’angolo alto del cielo. Per arrivarci ci vuole impegno. Quello che ci mette il sentimento.

C’è un ragazzo che abbandona il muretto sulla strada provinciale di fronte al bar ‘Tartaruga’ a Le Forna. Prende la salitella che porta a Cala Inferno.
“Non si può andare… Cala Inferno è preclusa perché la scalinata è pericolante”.
Lui infatti non prende la discesa, si ferma lì. Due parracine delimitano il sentiero. Silenzio intorno. In alto, più su del Monte Guardia la luna troneggia. È luna crescente, è luna accogliente. Si specchia nel mare della cala. Lei abbraccia il mare che l’abbraccia.

Parla con la luna l’anima in pena… ma inutilmente.

Nota: Il verso “Io c’a luna parl’ ’i te, ma inutilmente” è tratto dalla canzone: Tutt’e sere – di Pisano e Cioffi.

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