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Diecimila a denti stretti

di Enzo Di Giovanni

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A Ponza, si dice, niente è destinato a durare. Ogni iniziativa che coinvolge più di una persona, sempre si dice, è destinata a perdersi per strada, o a non partire proprio.
E noi, ad ogni mille, ne sono certo, ce lo siamo chiesti.
Di solito in silenzio, a volte ammiccanti, raramente in maniera esplicita tra un whatsapp e l’altro.
Perché siamo i primi a stupirci della tenuta di questo esperimento sociale, antropologico, culturale che Ponzaracconta è diventato.

Ponzaracconta è un giornale on-line. Per molti ponzesi che vivono sulla terraferma, o oltreoceano, è la voce di Ponza. L’unico contatto reale per chiedere notizie, ricavare informazioni, respirare aria di casa. Come quando ci scrivono per avere notizie di un lontano parente, o quando le vie misteriose del web ci riportano una campana della vecchia motonave Isola di Ponza. Perché il virtuale sa diventare anche reale, se si vuole.

Ponzaracconta è luogo di incontro. Un posto virtuale dove raccontare sogni e speranze alla ricerca di un’isola che non c’è. Un’illusione, certo, ma c’è un altro luogo dove poter coltivare questa illusione? No, non c’è. E ricordo, per chi non ne fosse a conoscenza, che tutto ciò che esiste nasce dai sogni, dalle idee, senza le quali non c’è realtà.

Ponzaracconta è polemica. Speculando artificialmente con il nostro tentativo di porci come soggetto attivo, molti hanno tentato di tirarci per la giacca, o di metterci una etichetta addosso. Perché, è notorio, ciò che spaventa i poteri, piccoli o grandi che siano, è la libertà di pensiero. Che si cerca di circoscrivere, ingabbiare.

Ponzaracconta è un modo di guardare il mondo. Perché Ponza non è un luogo sperduto, un puntino qualsiasi del pianeta Terra. Essendo Ponza un’isola, è metafora per eccellenza, da cui osservare il mondo senza lacci e distorsioni spazio-temporali. Quelle distorsioni che sempre più increduli osserviamo in un’Italia malata, bigotta, incattivita, e che non ci appartengono.
Non possono appartenere ad una terra in mezzo al Mediterraneo in cui, è la Storia a ricordarcelo, non si sopravvive senza solidarietà ed umanità.

Una delle critiche che sento fare a volte, è che quelli di Ponzaraccontavivono quasi tutti fuori” per gran parte dell’anno, e perciò “non sono ponzesi”.
E’ una visione sbagliata. Ponza è di chi la ama e non ci specula sopra, questa è la vera discriminante, il teorema che dovremmo applicare se vogliamo evitare di continuare a sbagliare scelte ed obiettivi di sviluppo.
L’amore per la propria terra, per il sangue ed il sudore delle nostre madri e dei nostri padri. Che col loro sacrificio ci hanno raccontato cose semplici perché vere: la speranza di un avvenire migliore per la propria famiglia, l’utopia di farlo addomesticando e legando alla propria anima un mondo che nasce inospitale, a prezzo di sacrifici indescrivibili.
Quest’isola si è piegata, trasformata dall’uomo che l’ha colonizzata disboscandola, creando strade, catene, parracine, case grotta.
I nostri avi si sono a loro volta incarnati in queste rocce laviche, assolate, ventose, fertili. Schiacciati, abbrutiti dalla fatica, corrosi dalla salsedine, ma non vinti.
Un pizzico di quella disperata e lucida follia anarchica alberga ancora nel nostro DNA.

Fuor di metafora, Ponzaracconta prova a rappresentarlo giorno per giorno: a volte riuscendoci, a volte un po’ meno, come è normale che sia in una creatura viva, ma senza perdere di vita la rotta.
E, credetemi, non è poco in una comunità in cui molto spesso abbiamo la tristissima sensazione di aver quanto meno perso la bussola…

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