- Ponza Racconta - http://www.ponzaracconta.it -

Pescare per buttare i pesci a mare: una bestemmia

di Sandro Vitiello

.

Ogni notte nei mari intorno a Ponza e in quelli di tutta Italia muoiono centinaia di quintali di tonni.
Non uno di questi arriva a terra.

[1]

Leggi comunitarie e disposizioni italiane impediscono a quanti catturano accidentalmente i tonni di poterne fare commercio.
Non si possono vendere, non si possono portare a casa per uso personale.

Si deve tagliare il filo dell’amo che ha catturato il pesce -sulla murata – e lasciarlo scivolare in mare.
Eventuali controlli, ormai molto serrati, porterebbero alla denuncia alla quale seguirebbe un’ammenda molto pesante. E’ il solito pasticcio delle leggi e dei regolamenti che non prevedono la casualità in questo mestiere.

Dopo la rottamazione delle spadare – le reti per la pesca del pesce spada – chi vuole fare pesca di superficie in mare aperto adesso usa i palamiti. L’obiettivo è pescare pesci spada.

Ma agli ami di questi attrezzi da pesca non abboccano solo i pesci spada.
Capita di trovare altre specie marine che hanno la bocca sufficientemente grande per attaccarsi ad un amo comunque grosso.
I tonni ce la fanno.
I tonni rimangono attaccati alle coffe a pesci spada.
I tonni non hanno capito che loro sono un problema e non più una risorsa.
Loro, per i pescatori, sono una mazzata in testa.

[2]

Ormai la pesca a Ponza è ridiventata un mestiere povero e per mettere insieme pane e companatico si fanno salti mortali. I costi per tenere in armamento le barche non sono piccoli; questa  pesca va fatta con gli ami ed a questi va messa un’esca, da pagare.
Insomma si combatte una guerra dura.
Quando poi vedi arrivare dal mare del pesce prezioso che potrebbe sistemare i conti di una barca e delle famiglie che ci stanno dietro e devi ributtarlo in acqua, ti sale una rabbia indescrivibile.

Fino a qualche anno fa c’erano le stesse leggi ma i controlli non erano così forti.
In tanti, a casa, mettevano via il tonno sott’olio che serviva per l’alimentazione familiare.
Qualche barattolo veniva pure venduto ad amici e conoscenti.

[3]

Adesso le barche devono comunicare l’arrivo in porto alla guardia costiera per permettere eventuali controlli prima di scaricare il pescato. Prima di entrare in porto bisogna scrivere su un apposito registro quanto si è pescato.
Insomma come dice qualcuno “se trasporti droga rischi di meno”.

Cambiano i governi e le parole si sprecano in quantità.
La colpa è sempre di quelli di prima ma noi ci metteremo mano.
Una litania che si ripete costantemente.
Il dato di fatto è che le quote tonno per il nostro paese vengono distribuite quasi esclusivamente alle società che si occupano specificatamente di questa pesca. Per gli altri, come i pescatori della nostra isola, rimangono le briciole.
Se queste modeste quantità venissero portate a terra, bisognerebbe aprire una procedura che scoraggia anche i più volenterosi.

[4]

Di fatto i tonni muoiono e i pescatori non ne traggono vantaggio.
Anzi, al danno la beffa.
Nelle notti appena passate c’è stata una presenza notevole di questi pesci nel mare di Ponza. Migliaia di ami e chilometri di coffe sono andati perduti.
Quando il tonno rimane attaccato all’amo, per reazione punta il muso verso le profondità del mare.
Non si ferma fin quando l’amo non si spezza dal filo o, più realisticamente. quando il pesce va a schiattare, per effetto della pressione del mare profondo. Insieme a lui scendono verso gli abissi del nostro mare gli attrezzi da pesca.

[5]

Nei giorni scorsi è successo questo; molto di più che altre volte.
E insieme ai pesci che vanno a morire, sul fondo del mare se ne vanno anche le speranze di tanta nostra gente.

***

Appendice del 10 luglio (allegato al commento di Biagio Vitiello – Cfr):

Decreto ministeriale. Campagna di pesca del tonno rosso. Anno 2019 [6]
(leggere in particolare, a fine pag. 1 e inizio pag. 2, quel che segue a Visto…)