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Scritti di politica e di umanità (4). Come una preghiera laica

segnalato da Sandro Russo

 .

CULTURA
Le idee
Voglio un ergastolo del bene

 di Alessandro Bergonzoni

Undicesimo comandamento: non arrestare chi non uccide ma vuol salvare.
La legge divina, la legge del mare, la legge del più debole, la legge dei più ottusi che si fanno forti, la legge dei più chiusi come i porti, la legge dei vili, la legge della paura del bene.
Il carcere per chi uccide, il carcere per chi salva chi verrebbe ucciso?
La legge non perdoni chi fa una legge contro natura. Non si può concepire di punire chi da giorni, da mesi, vuole unire, chi ubbidisce al suo senso morale, d’amore totale.
Un carcere per chi disobbedisce al codice del disonore, il disonore di far continuare a rimorire e risoffrire?
È lesa maestà di chi è nel giusto, lo vuole e lo deve far rispettare.
Prigionieri in mare venuti dalle prigioni di terra, gli spazi sono gli stessi, le colpe sono inesistenti (se non sono colpe i loro dolori, le loro paure e gli altri stenti).

Libertà per chi li raccoglie, non li tortura, li cura, li sfama, li ama.
Quale oscuro lato della ragione obnubila la mente di un ministro che vuol mettere in prigione chi vuole prendersi cura?
A che medico daremmo vent’anni di reclusione per aver salvato un paziente?
Omissione di soccorso, missione di soccorso: capiamo ancora queste parole che qualcuno sta gettando al vento?

Voglio “un ergastolo del bene” per chi salva esistenze che non si possono lasciare sparire.
Non voglio una condanna per aver tolto dalle pene.
Non voglio far pagare per quello che altri dovrebbero pagare, voglio un indulto e una amnistia per chi non sa, non può e non riesce a odiare.

Si chiamavano galere certe navi in altri tempi di schiavi: in quali tempi viviamo e vivono i nuovi nostri schiavi?
In che momento siamo se chiamiamo “sequestratori” gli stessi che da altre celle li vogliono tirar fuori?
Voglio costituirmi “arte lesa” in questo scempio d’orrore che si compie in nome di una crudele e ingiusta impunità di chi calpesta la bellezza della sacralità.
Perché non fanno ammenda solo per il fatto di averlo pensato?
Perché non chiedono scusa solo per aver immaginato di punire chi fa di tutto per accogliere, per fermare i carnefici del corpo e dell’anima da questo doppio, triplo torturare?
Perseguire chi commette un bene? Perseguire chi non vuol far perseguitare?

Non si tratta più solo di umanità ma di equità e di immunità nei confronti di chi, navigando e raccogliendo persone, ci rappresenta nel mondo per grandezza di un ideale universale, di chi per legittima difesa dalla morte chiede ben altra sicurezza delle vite (non per un decreto ma per un istinto naturale e vitale) e strenuamente tutela chi non deve annegare.

Ringraziando chiunque, uomo o dio, liberi.
E ci liberi dal male.

 [Da la Repubblica di ieri, 28 giugno 2019]

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