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Andar per cale

di Francesco De Luca

 

Questo sito è nato per portare in evidenza le caratteristiche della cultura e della vita nell’isola di Ponza, al fine di dare ad esse nuova linfa e preservarle. Propongo allora di illustrare, volta a volta, un angolo della costa ponzese. Invitando altri a seguirne l’esempio.

Si focalizza un frammento di costa narrando la propria esperienza, quella passata e quella presente, o manifestando un proprio desiderio o timore.

L’angolino di cui parlerò me lo suggerisce Giovanni M., di cui riporto il racconto. Sta sotto il Belvedere, o colle di Mangiaracino.

“ Quel giorno presi la canoa. Comprata da Salvatore Perrotta che le utilizzava per escursioni dalla spiaggia di Chiaia di Luna. Le affittava. Allora quella spiaggia offriva non solo svago ai ponzesi ma anche ai turisti che vi trovavano anche sdraio e ombrelloni. Giallo-arancione, due posti, aperta: una canoa buona per chi non è canoista, per chi la utilizza di rado. Perché la comprai? Perché nell’infanzia avevo goduto di una piccola lancia ( ‘u canuttiello  ) con la quale, a remi, andavo dappertutto: fra gli scogli, nei piccoli anfratti, sopra le chiane. Col motoscafo, 25 cavalli, gambo lungo, era impossibile. Grande velocità, spazi bruciati ma.., la costa non si poteva godere.

A proposito: meglio la velocità o meglio l’andare costa costa? Ciascuno dica la sua.

Orbene, il mare è calmo, il sole brucia, dalla Caletta esco con circospezione perché il porto è trafficato dalle prime ore del giorno.

Ripercorro itinerari fatti da ragazzo. Prima la scogliera quella che oggi è bianca. Da piccoli era formata da massi della Scarrupata, neri, di basalto. Si trovavano nel fondo le patelle reali, ma oggi non è permesso immergersi. Miro a passare nel canale fra la parete del colle su cui si erge la Torre e lo scoglio della Torre. Prima però si fa notare la piccola scogliera a protezione della spiaggia sulla quale dà il caseggiato dei carabinieri. Forse le mareggiate hanno suggerito di rinforzare quel sito a tutela dell’edificio. Che è storico, come tutto, in questo lembo dell’isola.

Questa scogliera non c’era nella fanciullezza, quando dagli spuntoni di roccia gialla si facevano i tuffi. Anche questi oggi impediti. La civiltà impone sacrifici e… alla fine ci si ritrova privi di felicità!

Passo per il canale: la scalinata in ferro sopra la testa, lo scoglio della Torre, deserto, come da quarant’anni. Ma non così quando le francesine del Club Azure vi andavano a sdraiarsi prima di diventare trofeo di caccia del lovers ponzesi, con i gozzetti a motore.

Trapasso le aperture delle  ‘grotte di Pilato’ , tutte precluse perché dall’alto la terra frana. Trapasso i faraglioni della Madonna e mi fermo sotto al colle Mangiaracino. Un’apertura nella roccia a mare anticipa una piccola grotta. C’è sabbia e poca acqua. Scendo dalla canoa. E’ tutto limpido come i luoghi non visitati. Mi bagno per esplorare la grotticina. Sabbia fine e chiara tanto che sul fondo vedo una piccola sogliola mimetizzata. Infastidita, lei si scuote la sabbia di dosso fa qualche metro e si riferma. Muove le estremità e si ricopre di sabbia.

Non c’è molto da vedere perché c’è molto da godere. Un angolino racchiuso da spuntoni di roccia. Silenzio, acqua tiepida, in ascolto col mare che parlotta con la roccia e questa propone frulli di uccelli, ronzii di insetti, fruscii di canne.

La soglioletta è nei paraggi. La individuo anche se si nasconde. Infastidirla? No, è tutto troppo idilliaco per guastarne l’ordito.

Distante, nell’insenatura che guarda l’hotel Bellavista è alla fonda un motoscafo da cui partono gridi e tonfi di tuffi. Più lontano si ferma una barca con ragazzi. La gioventù è una benedizione ma quando è priva di educazione è un castigo di dio. Pazienza. Risalgo in canoa e mi allontano. Le atmosfere vanno rispettate. Anche nel ricordo. Come qui ”.

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