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La storia raccontata dai registi (8). Dino Risi

di Gianni Sarro

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Dino Risi (1916-2008) è sinonimo di “Commedia all’italiana”, genere contenuto nel macro-genere della Commedia, le cui caratteristiche sono quelle di avere un’accentuata attenzione verso le problematiche sociali declinate in una comicità a volte così aspra e corrosiva, da risultare più efficace di tanti pensosi pamphlet.

La carriera artistica di Risi inizia quando il regista ha già compiuto trentacinque anni, i primi successi sono Pane, amore e…, del 1955, (terzo sequel della saga iniziata con Pane, amore e fantasia, diretto da Comencini nel 1953), a cui fa seguito due anni dopo Poveri ma belli, film a basso costo che riscosse un successo imprevisto al botteghino.
Nel biennio 1962-63 Risi entra nel gotha del cinema italiano, grazie a due film come Il sorpasso, Gassman e Tritignant i protagonisti e I mostri, dove accanto a Gassman troviamo Tognazzi. I film di quel fortunato periodo del cinema italiano mostrano personaggi inadeguati, fanfaroni, vigliacchi che cercano di partecipare al banchetto del cosiddetto boom economico, senza tuttavia riuscirvi, non avendone le capacità.

Risi è autore di un cinema graffiante, in cui il punto di vista dominante è carico di cinismo, dove non c’è alcuna assoluzione o accomodamento nei confronti del protagonista, strapazzato e beffeggiato nella sottolineatura del suo inane e vacuo tentativo di arrampicatura sociale.
Se Il sorpasso, 1962 (leggi qui) – una marcia trionfale, una tragedia shakespeariana on the road, dove, fateci caso, i personaggi sono soli e vagabondi, desiderosi d’amore, ma incapaci d’amare – è il manifesto più scintillante di questo rutilante personaggio cialtrone e vanaglorioso, dove con lo stile graffiante ed irriverente che lo contraddistingue, Risi tocca temi come lo spaesamento dell’individuo, alla ricerca di qualcosa che ignora, è ne I mostri, 1963, che Risi tratteggia i vizi dell’Italietta cicaleggiante e arrivista con più fantasia. Venti mini storie per raccontare con l’innata abilità vizi e difetti degli italiani.
Dino Risi è stato un maestro nel ritrarre sullo schermo l’altra faccia del boom che riempiva le strade d’automobili e le case d’elettrodomestici. Protagonisti de I Mostri sono, come detto, Gassman e un superlativo Tognazzi.
Di Ugo indimenticabili due caratteri: quello del padre che induce al figlio a fregare sempre il prossimo e quello del politico democristiano, che elude l’appuntamento con un generale in possesso di documenti compromettenti.
Di Gassman si ricorda, in una collana di gemme, il personaggio del pugile suonato: grottesco e commovente – guarda l’episodio in due parti in fondo a questo articolo. Il vero capolavoro di Risi è quello di chiudere il film con questo episodio dove il cinismo lascia il passo ad un sapore amaro, malinconico. Ancora una volta senza speranza. Sempre con la coppia Gassman-Tognazzi protagonista, è La marcia su Roma, 1962 dove Risi mostra l’ascesa del fascismo sotto forma di commedia, una scelta coraggiosa ed efficace (leggi qui).

Il periodo a cavallo degli anni sessanta è fecondo, Risi firma altre pellicole indimenticabili: Il vedovo (1959) e Tutti a casa, 1962, entrambi con Sordi. Con Manfredi protagonista sono invece due perle come Operazione san Gennaro (1966) dove recita anche Totò, ad una delle sue ultime apparizioni, e Straziami, ma di baci saziami, con Tognazzi co-protagonista.

Risi, dopo il boom dei primi anni sessanta, ha continuato a fare cinema ancora per un ventennio, firmando almeno un capolavoro: Profumo di donna, del 1975, tratto dal romanzo di Giovanni Arpino ‘Il buio e il miele’ (1). Il film mette in scena un dramma della solitudine, dove la cecità che affligge il protagonista (un Gassman strepitoso che fa incetta di premi: vince come miglior attore protagonista la Palma d’oro a Cannes, il David e il Nastro d’argento, mentre Risi si aggiudica un David per la regia), va letta in chiave di disabilità collettiva, sociale e non solo individuale.

A metà degli anni ’80 con Scemo di guerra e Il commissario Lo Gatto (il primo interpretato da Beppe Grillo, il secondo da Lino Banfi) Risi cerca nuove vie e nuovi volti che però si dissolvono presto.

Gli anni ’90 vedono ancora un’opera di Risi originale e, a suo modo, dolce: Tolgo il disturbo, ultimo film girato con Gassman protagonista, una storia di disadattamento (Gassman è un ex direttore di banca, uscito dopo diciotto anni da una clinica psichiatrica) che ha un finale meno caustico del solo.

Risi ha lasciato una filmografia ricca, dove dietro lo sberleffo e la battutaccia, c’è una delle più spietate e raffinate analisi della società italiana. Se volessimo definirlo con un’unica parola: è stato un Autore.

 


Note
(1)
Ricordiamo che anche il remake hollywoodiano, Scent of woman del 1992, diretto da Martin Brest, riscuote successo e fa vincere un Oscar per la migliore interpretazione a Al Pacino

 

Dal film a episodi “I Mostri”, del 1963:
La nobile arte. 1 di 2

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La nobile arte. 2 di 2

1 commento per La storia raccontata dai registi (8). Dino Risi

  • Tano Pirrone

    Un quadro di Risi, del suo cinema e del cinema italiano di quei decenni chiarissimo, essenziale, da voce enciclopedica. Il ritratto di Dino Risi “uomo”, cinico pariolino, può essere completato con la facile lettura della sua autobiografia “I miei mostri”: due epigrafi in prima e quarta di copertina, aggiungono i pochi decimali che servono a far cifra tonda del giudizio sul nostro amico Dino, medico pentito e sognatore cosciente: “Stanco di curare gente che non guariva, mi sono dato al cinema”, in prima, e “I pensieri aiutano. Uno mi ha sempre divertito. È di Joseph Conrad: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?, in quarta.
    Chi vuole leggere il libro me lo chieda, si legge in fretta ed è “utile”.

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