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Bambini (5). Libri e telefonini (seconda parte)

di Patrizia Montani

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Vorrei tornare su libri, telefonini e “nati per leggere”.
In tanti anni di professione ho assistito  ad una vera “mutazione antropologica”, come si dice.
Anni fa rimanevo colpita quando, al capezzale del piccolo paziente, nella sua cameretta, gli rivolgevo la parola, gli chiedevo di spogliarsi e lui continuava a fissare il televisore, acceso sui cartoni animati, alle 8 del mattino.
Poi vennero i telefonini; non esagero quando dico che ai bambini anche piccolissimi vengono messi in mano per calmarli, per distrarli, per fare in modo che il medico possa avvicinarsi.

Dare un telefono cellulare a un bambino piccolo ha un effetto devastante: capta la sua attenzione completamente. Non sorride, non piange, non si gira se lo chiami.
Per questo il mio pezzetto dell’altro giorno (leggi qui), forse troppo breve, che forse dava troppe cose per scontate, voleva essere un grido di dolore, un allarme rosso.
Per questo vorrei tornare sul tema, ma non so come farlo.


Mi piacerebbe tanto se l’articolo suscitasse curiosità e richieste, mi piacerebbe che anche a Ponza si potesse organizzare un centro lettura per i piccoli, che qualcuno venisse a fare il corso per lettori volontari, mi piacerebbe che molte persone andassero sul sito a vedere quali sono i libri indicati da Nati Per Leggere per ciascuna età.
Lo spero tanto perché soltanto la lettura può salvare i bambini da questo impoverimento culturale e, direi, etico… e seguendo questa linea di pensiero arriviamo alle favole (in un prossimo articolo).

Con i tempi che cambiano, forse anche il modo di raccontare il mondo ai bambini, deve cambiare. Quel che resta uguale è la straordinaria opportunità – che solo la lettura o la narrazione possono dare -, di comunicare le emozioni ed insegnare a riconoscerle.

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