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Immagini

30-07-2005-19-32-10_0004 k2-18 v4-3 m2-9 56 Ritrovamento della parte muraria del vecchio porto romano

Ponza lascia il segno nel programma di Rai5

a cura della Redazione

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Un’ora intera piena zeppa di immagini splendide, interviste belle e originali. Possiamo dire con orgoglio che la nostra Ponza ha fatto un’ottima figura domenica sera su Rai5 nel programma “Di là dal fiume e tra gli alberi. Documenti” di Monica Ghezzi. Unico neo forse qualche descrizione un po’ retorica e qualche commento un tantino smielato: ma per il resto! La natura parla da sé ed è la magia più grande: mare, rocce, vegetazione, colori lasciano senza fiato anche noi che ci siamo nati, la conosciamo e ci viviamo.
Ci scusiamo con chi non citeremo, fra le tante persone intervistate, a cominciare dai giovani, che con la loro spontaneità e le loro parole hanno dimostrato un attaccamento profondo e consapevole alla loro terra, senza rimpianto per gli svaghi della vita in città, o comunque in terraferma. “Vivere in città senza un’auto è impensabile – ha detto Mattia -: proprio come vivere a Ponza senza una barca. Quando salgo a bordo, spengo il telefono e mi godo il mare: vederlo scivolare oltre la fiancata è una gioia immensa”. Che lezione, ragazzi.

Le testimonianze sono differenti: c’è Polina Ambrosino, che ha insegnato per cinque anni al nord ma poi ha voluto tornare; ci sono alcuni anziani che giocano a carte a Le Forna: anche qualcuno di loro è andato all’estero, Canada, Usa, ma alla prima occasione, magari con il pretesto del ritorno occasionale per una vacanza, non ha più voluto tornare negli States. E non ha nessuna intenzione di ripensarci: “Lascerò Ponza quando Dio vorrà” dice Liberato, senza nascondere la commozione. C’è la barista dello Zanzibar, a Santa Maria: è nata a Napoli ma ormai è ponzese dalla testa ai piedi, e adora pescare sulla battigia a un passo dalle Grotte Azzurre. Ed è deliziosa l’anziana signora che si definisce “di mezza età”, e con gli occhi vivaci racconta com’è scoccata la scintilla tra lei e suo marito: “Oggi l’amore tra i giovani non esiste più: si pigliano e si lasciano con troppa facilità”; poi aggiunge: “Vivevo a Napoli, mi sono trasferita qui a 15 anni: a Ponza ho potuto godere di maggiore libertà rispetto alla grande città”.

C’è Gaia De Luca, naturalista, che tiene lezioni ai bambini delle scuole ed è impegnata tutto l’anno nell’osservazione e catalogazione delle diverse specie di uccelli, stanziali ma soprattutto migratori, che nei loro lunghissimi viaggi da un continente all’altro trovano proprio sull’isola un momento di riposo e di rifugio. Ma il suo ricordo più bello è legato a un luogo ancora più selvaggio e difficile di Ponza. “Un inverno ho trascorso alcuni giorni a Palmarola, senza elettricità, avevo solo l’acqua. E’ stata un’esperienza incredibile” e sorride radiosa, mentre sottolinea che il vento che viene dal mare è per lei un elemento vitale e imprescindibile.

Dalla cornice privilegiata del corso che affaccia sul porto borbonico, Silverio Mazzella della libreria Al Brigantino racconta la storia del passato dell’isola e parla dei magnifici lavori, libri, tavole, fotografie, che realizza in collaborazione con la moglie Pina, con ammirevole ‘leggerezza’. Non mancano nel lungo e bel documentario su Ponza le immagini “di repertorio” legate soprattutto alla festa di San Silverio, che l’isola celebra il 20 giugno, con la processione in mare e a terra e la presenza della banda Isola di Ponza, che è anche un importante mezzo di aggregazione culturale e sociale.

La maestosità della cisterna della Dragonara trasporta lo spettatore in una dimensione fantastica, quasi onirica: essa rientra fra le attrazioni di carattere archeologico più interessanti e affascinanti dell’isola. Oggi l’acqua viene portata ‘dal continente’ per mezzo di navi-cisterna: in epoca romana grazie alla serie dei grandi ‘serbatoi’ presenti, e all’acquedotto che attraversa longitudinalmente Ponza, le navi di passaggio venivano a rifornirsi qui. Il viaggio di Rai5 si conclude con il segmento più lungo e più bello, che vede protagonista Antonio De Luca, poeta, e la sua casa alla Punta del Fieno, che lui definisce “il mio rifugio”. Antonio viaggia a lungo, soprattutto Portogallo e Africa, e si sente a suo agio dovunque, raccogliendo oggetti materiali e testimonianze letterarie che poi porta con sé a Ponza, in quel grande spazio “proprio di fronte al Mediterraneo”. “Sto bene ovunque – dice – ma dopo un mese che sono lontano sento che è ora di tornare”.

De Luca racconta anche dell’amicizia tra Sandro Pertini, confinato sull’isola, con Salvatore Pacifico, falegname, il cui laboratorio era sulla Via Nuova: un legame malvisto dai militi del confino, e che è potuto sopravvivere solo nella mente dei due protagonisti, come una sorta di contatto telepatico. Quella vicenda ha ispirato De Luca scrittore, e una targa apposta sulla Via Nuova la ricorda: Antonio ne parla, e si commuove.

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