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Santo ca nun benedice è santo ca nun s’addice

di Francesco De Luca

 

Mai detto fu più inopportuno se riferito a san Silverio. Perché il santo Patrono di Ponza ha grandi meriti per i Ponzesi, o meglio, li benedice abbondantemente.
Come?
Lo dirò subito ma prima voglio prendere le distanze da chi è sollecito a sbandierare i ‘molti miracoli ’ attribuiti a san Silverio. Ad essi non solo non credo ma giudico anche ‘credulone ’ chi vi presti fede. Per cui le benedizioni di cui dirò appartengono tutte alla sfera ‘laica ’, non a quella fideistica.

E dunque comincio col far rilevare come la festività del Santo ricada il 20 del mese di giugno. Ossia il giorno dell’ingresso del pianeta terra nel periodo estivo. Ora, l’estate è la stagione più favorevole sia alla coltivazione dei campi sia alla pesca, per cui apparve carica di significati propiziatori a quei ‘coloni’ derelitti la ricorrenza della festività patronale il 20 giugno.

C’è inoltre da osservare che il vescovo di Gaeta, Carlo Pergamo, nell’agosto del 1772, insieme con le autorità vaticane e con i reali di Napoli scelsero il 20 di giugno come giornata commemorativa. Non della nascita e nemmeno della morte, bensì quella in cui fu proclamato Papa della cristianità. Se fu una scelta oculata essa fu sostenuta da una conoscenza biografica di Silverio molto selettiva; se fu una scelta casuale fu favorevole.

Il 20 giugno significa calare i festeggiamenti nel mezzo del periodo climatico in cui la campagna, dopo l’esplosione primaverile, dispiega i frutti, e il mare, ancora non profanato dalla massa intrusiva dei turisti, è ricco di pesci.

Ma, in tempi di turismo di massa, di vacanze organizzate, di programmazione delle ferie, il 20 giugno segna la data in cui tutte le strutture turistiche, ricettive a terra e a mare, debbono presentarsi efficienti. In altre parole Ponza sintonizza la bellezza urbana con quella della natura e, con questa foggia, si offre come meta di vacanze.

San Silverio il 9 sera simbolicamente sbarca sulla spiaggia di Santa Maria. E’ portato dal mare come un dono, e i Ponzesi sanno come il mare sia generoso e ne apprezzano i frutti.

La comunità dei fedeli reca l’effigie in chiesa, dove per nove giorni si elevano preghiere. E da lì, giorno 20, sopra un gozzetto addobbato portato a spalla, esce, per benedire tutto il paese. Sopra un gozzo, simbolo della vocazione peschereccia dei Ponzesi. Che per il Mediterraneo, con i gozzi, sono andati a trarre dal mare il loro sostentamento. Con volontà, ostinazione e fatica. La storia dei Ponzesi è stata edificata col lavoro delle mani e col sudore. Dovrebbe essere una lezione da tenere sempre presente, anche in tempo di smarrimento del senno politico.

La statua del santo è immersa in una nuvola di garofani rossi. Sono i fiori che sbocciano in giugno. Mandano il profumo della ‘santità’ guadagnata dalle peripezie subite e dall’oltraggio dell’esilio dal soglio pontificio. Sono stati bagnati dal sangue del martirio e perciò sono rossi. Come rosso è il piviale che indossa. Rosso e bordato di giallo, segno della regalità papale.

San Silverio percorre le vie di Ponza, con viso sereno e con la mano in atto benedicente. Nel nome della Trinità (Padre, Figliuolo, Spirito Santo), e infatti tre sono le dita implicate (pollice, indice, medio). Sul capo ha la tiara o ‘triregno’. Benedice, affinché la vita dei Ponzesi insieme a quella di tutti gli uomini si svolga in sintonia con la natura, in relazione solidale con la società umana, in armonia con la mente.

Come preannunciato all’inizio san Silverio è santo che benedice. E i simboli, che ho cercato di evidenziare, attestano come il suo culto sia radicato nella cultura ponzese. Essa è intrisa di questa simbologia che va rinverdita affinché si dichiari la figliolanza dei Ponzesi dai padri. Non compagni, ma figli, perché ne accogliamo l’eredità e la valorizziamo con responsabilità.

 

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