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Isole (3). Da Erri De Luca alle prove di fine del mondo

di Sandro Russo

 

Non so quanti hanno rilevato nella chiusa di Erri De Luca all’introduzione per il libro fotografico di Federica Di Giovanni (leggi qui) un cambio di registro rispetto alle righe precedenti. E siccome la scrittura si nutre di rimandi, ci torniamo su.

Scrive Erri De Luca:

“…Le celle vuote, prese in consegna dalla vegetazione, sono una profezia: così sarà il futuro. Scarseggerà di noi, vuoti gli agglomerati, i rimanenti abiteranno in piccole stanze.
Il vento continuerà a spargere sale marino sui cespugli dei capperi, i gabbiani negli orti verranno a razzolare ai posto di galline, per voce ci sarà il gridolino acuto delle diomedee posate ad ali aperte sopra l’aria.
II futuro sarà un inverno di isole, durerà qualche millennio di rianimazione del pianeta, per riprendersi dall’intrusione aliena della specie umana.”

Viene prefigurato un futuro post apocalittico in cui la specie umana avrà lasciato il suo posto al vento; come in “Eppure il vento soffia ancora…”, di Pierangelo Bertoli (leggi e ascolta qui; proposto da Gaia De Luca).


O un tempo in cui l’umanità si sarà ridotta a “isole” di sopravvivenza.
Da queste agnizioni all’immaginare futuri possibili per la specie umana il passo è breve.

La letteratura e il cinema sono sempre stati attirati da universi post-catastrofici, e altri continuano a proporne, con singolare costanza.
In essi la regressione della specie umana verso la barbarie e la violenza è sempre la stessa, con piccole varianti. La si è vista in tanti film, con l’atroce dubbio che la realtà non sia da meno, come mostrano le immagini passate in televisione (già edulcorate e censurate) e quelle ben peggiori girate da sadici ‘testimoni con telefonino’ di catastrofi recenti: violenza e saccheggi; la legge del più forte eletta a sistema e lo strapotere delle armi. E’ lo stesso filo che lega, in un futuro indefinito, insieme tecnologico e barbarico, i vari scenari.

Come in un bel libro di (cosiddetta) fantascienza letto tempo fa (di David Brin; 1985);

David Brin, The Postman, 1985; ediz. italiana L’uomo del giorno dopo, Ed. Nord, Milano 1987

Dal libro è stato poi tratto un film che avrebbe potuto essere bellissimo invece è stato una delusione. L’uomo del giorno dopo (The Postman):  film del 1997, diretto e interpretato da Kevin Costner.

La sinossi del libro
Romanzo intenso e visionario di David Brin (1950 – vivente) – scienziato e scrittore di fantascienza, The Postman è la storia di uno strano viaggiatore che ha deciso di non far morire i ricordi e le speranze.
Gordon Krantz è uno dei molti disperati che percorrono un’America distrutta dalla Guerra Fatale e dall’Inverno dei Tre Anni, il disastro ecologico che ne è seguito. La sua è una vita senza scopo che trascorre passando da un villaggio all’altro, dove recita a memoria brani shakespeariani in cambio di ospitalità e cibo. Una sorta di cantastorie del medioevo prossimo futuro. Finché un giorno, per dormire, si rifugia in una jeep dove trova lo scheletro di un postino e delle lettere. Da quel momento la sua vita cambia, perché Gordon diventa la speranza: passa per i pochi insediamenti rimasti e consegna lettere, non sa nemmeno lui perché, spargendo la notizia che un neonato governo dell’Est sta cercando di riportare la situazione alla normalità.
Nato dalla fusione di diversi racconti, The Postman è un romanzo epico sulla rinascita della civiltà in un mondo regredito tecnologicamente, e minacciato da un esercito di fanatici. Brin si riallaccia al più grande racconto epico mai scritto, con Gordon Krantz nei panni del novello Ulisse che nel suo vagare affronta ogni sorta di pericolo.


Il film
Nel 1997 Kevin Kostner – reduce dal successo di Balla coi lupi (1990) ma anche dal flop di Waterworld (1995) mette mano come regista ad una trasposizione cinematografica del romanzo di Brin, con un enorme dispendio di fondi e molte aspettative:
L’uomo chiamato the Postman – il postino appunto, o il portalettere – mantiene i contatti tra questi gruppi dispersi, nell’attesa che la scintilla della civiltà riprenda vigore. Oltre al fascino dell’ambientazione, il film evoca il mito del ‘Pony Express’ il servizio di posta a cavallo che fu attivo negli Stati Uniti nella seconda metà dell’800.
Purtroppo… Il film non mantiene nessuna delle aspettative, anzi… Riesce a vincere – non invidiabile primato – diversi ‘Razzie Awards’ (una specie di Oscar al contrario) nel 1997: peggior film dell’anno; peggior attore protagonista e peggior regista (entrambi a Kevin Kostner) e perfino per la peggior canzone originale..!
Peccato, perché era suggestiva l’immagine dell’uomo che tiene i collegamenti, in un tempo in cui impera l’oscurità; un fascino in comune con i monaci dei conventi che nei secoli bui mantenevano viva la fiamma della cultura in attesa della luce.

Uomini… isole… il ricordo di quando eravamo umani.

 

Immagine di copertina. Foto di Gaia De Luca

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