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Giovanni telegrafista, di Jannacci, da una poesia brasiliana

di Silverio Guarino

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Ma quant’è strana, la vita, se solo da adulti ci si rende conto del perché delle cose che ti sono capitate da giovane!
E così, mentre pensi alla tua prossima “Canzone per la domenica” da proporre a Ponzaracconta, ti viene in mente un titolo: “Giovanni telegrafista”.

A noi piaceva Enzo Jannacci, terribilmente. Col suo fare scanzonato e irriverente. Avevamo già capito che era “un grande”. Ma quando uscì questo “Giovanni telegrafista”, nell’album “Vengo anch’io. No tu no”, uscito nel 1968, furono in pochi ad apprezzare questa canzone decisamente fuori dalle righe anche del più fantasioso giullare quale era lui, agli occhi del grande pubblico.

Oggi, che ve lo ripropongo, ho capito un po’ di più perché era ed è un “pezzo” importante. Basta fare qualche ricerca sul web.

La musica è di Jannacci, ma il testo è la traduzione dolce e delicata fatta da un grande del ‘900, Ruggero Jacobbi (1920-1981), poeta, scrittore e “lusista” (sfido chiunque a dirmi cosa vuol dire “lusista” = persona che si dedica allo studio della lingua e della cultura portoghese), di una poesia “Joao, o telegrafista” di un altro grande poeta brasiliano, Cassiano Ricardo Leite (cfr. scheda biografica in fondo all’articolo).

Quindi: “Giovanni telegrafista” di: Jannacci-Ricardo-Jacobbi. Scusate se è poco!
E’ la storia di Giovanni, telegrafista, alle prese con un amore impossibile, lontano e inaccessibile, raggiungibile solo con il telegrafo. Personaggio triste, umile e sfortunato, vive solo con quel suo “piripiripiripiripiripippi…”, il ticchettio del telegrafo con il quale si collega con tutto il mondo, fino a scoprire: “notizia matrimonio Alba. Con altro. Piripiripiripiripiripippi…. Sì, la sua Alba, cercata in ogni luogo provvisto telegrafo, era scomparsa dal suo orizzonte.
Ma lui, da buon telegrafista… tagliando fiori, preposizioni, per accorciar parole, per essere più breve, continuerà a trasmettere nell’etere quello struggente messaggio: Alba, è urgente…

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Il grande pubblico non l’aveva apprezzata, ma “noi” sì.
Noi: Franco, Sandro, Renzo, Fausto, Luisa, Dante e io. Noi Jannacci lo abbiamo sentito e risentito, apprezzato, commentato e cantato. E quella canzone ce la ricordiamo ancora.

Nota di Sandro

Caro Silverio
Essì! …tanto ce ne ricordiamo, che la canzuncella l’abbiamo già passata su Ponzaracconta!
Leggi qui e poi senza por tempo in mezzo vai a rileggere le tre puntate che – innamoratissimi – tra me e Sandrone Vitiello abbiamo dedicato all’Enzo nazionale.
Nun ci’u scurdamm’, no!

http://www.ponzaracconta.it/2015/03/28/due-anni-senza-enzo-iannacci/
http://www.ponzaracconta.it/2015/03/29/due-anni-senza-jannacci-2-el-purtava-i-scarp-de-tennis-perche-lera-un-terun/
http://www.ponzaracconta.it/2015/04/01/due-anni-senza-enzo-jannacci-3/

Ed ecco qui la poesia originale; in brasiliano, ma si capisce tutto perché la traduzione italiana è letterale:

João, o Telegrafista

I

João telegrafista.
Nunca mais que isso,
estaçãozinha pobre
havia mais árvores pássaros
que pessoas.
Só tinha coração urgente.
Embora sem nenhuma
promoção.
A bater a bater sua única
tecla.

Elíptico, como todo
telegrafista.
Cortando flores preposições
para encurtar palavras,
para ser breve na necessidade.
Conheceu Dalva uma Dalva
não alva sequer matutina
mas jambo, morena.
Que um dia fugiu — único
dia em que foi matutina —
para ir morar cidade grande
cheia luzes jóias.
História viva, urgente.

Ah, inutilidade alfabeto Morse
nas mãos João telegrafista
procurar procurar Dalva
todo mundo servido telégrafo.
Ah, quando envelhece,
como é dolorosa urgência!
João telegrafista
nunca mais que isso, urgente.

II

Por suas mãos passou mundo,
mundo que o fez urgente,
elíptico, apressado, cifrado.
Passou preço do café.
Passou amor Eduardo
VIII, hoje duque Windsor.
Passou calma ingleses sob
chuva de fogo. Passou
sensação primeira bomba
voadora.
Passaram gafanhotos chineses,
flores catástrofes.
Mas, entre todas as coisas,
passou notícia casamento Dalva
com outro.

João telegrafista
o de coração urgente
não disse palavra, apenas
três andorinhas pretas
(sem a mais mínima intenção simbólica)
pousaram sobre
seu soluço telegráfico.

Um soluço sem endereço — Dalva —
e urgente.

 

[Ricardo, Cassiano. Poesias completas. Prefazione Tristão de Athayde. Rio de Janeiro: J. Olympio, 1957. pp. 517-51]

 

Notizie biografiche (da Wikipedia)
Cassiano Ricardo Leite
(1895 –1974) è stato un poeta, giornalista e saggista brasiliano, noto popolarmente solo con il suo nome proprio di Cassiano Ricardo.
La sua opera passa per diversi momenti: inizialmente sembra avvicinarsi al parniasanismo e al simbolismo, per poi approdare ad una fase modernista, in cui recupera e ripropone, in chiave nazionalista, motivi tipici brasiliani da opporre ai temi europei, allora dominanti; fu questo il periodo del cosiddetto verde-amarelismo (dai colori della bandiera brasiliana: verde e amarelo, in italiano verde e giallo), movimento che cercava una sorta di nazionalizzazione della letteratura, di cui fu, con Plínio Salgado, Paulo Menotti Del Picchia e Raul Bopp, un esponente di spicco. Quando Plínio Salgado impresse una direzione più apertamente fascista al movimento, Cassiano se ne allontanò, ripiegando su temi quotidiani e intimistici.

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