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Epicrisi 228. Siamo tutti nervosi

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di Giuseppe Mazzella

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Quella che si sta chiudendo è la settimana più nervosa dell’anno, nonostante la buona volontà che ognuno mette per razionalizzare il momento. Cominciamo dall’ordinanza sul traffico, rito e atto amministrativo che ufficializza l’inizio della bella stagione. E come ogni intervento che “regolamenta” suscita critiche e valutazioni diverse, ognuno secondo il “proprio particulare”, come insegna Guicciardini. L’impressione che se ne ricava è quella di una ordinanza equilibrata e necessaria.

Arriva poi la seconda notizia, del resto già abbondantemente conosciuta e annunciata da mesi (leggi qui). Dante Taddia ci parla da geologo (nonché da innamorato di Ponza) della bianca scogliera di Frontone”. Effettivamente i lavori si inseriscono in una progettualità prevista, anche se non siamo in grado di saperne di più. E quindi rivolgiamo una richiesta di maggiori dettagli agli organi competenti, fiduciosi di una risposta.

Quello che, però ci rende più nervosi, sono come è ovvio le prossime elezioni europee, nella quali verranno al pettine i nodi irrisolti, e sono tanti, che hanno reso la nostra vita sempre più precaria. Fa bene Vincenzo Ambrosino a tratteggiare la storia recente dei comportamenti elettorali nella nostra isola; fa bene Enzo Di Fazio ad allertarci sulla posta in gioco sull’Europa; fa bene Franco De Luca a margine della speranza e la voglia di impegnarsi che torna ad ogni inizio estate, a ricordarci l’obbligo di votare e di saper scegliere, secondo scienza e coscienza.
Votare è un diritto e un dovere che permette nel nostro piccolo di dare un proprio contributo all’indirizzo politico. Su un punto, però, sembra siamo tutti d’accordo e anche tutte le forze politiche in campo: l’Europa è necessaria, ma va cambiata. Ognuno di noi si impegni perché diventi migliore, nell’interesse di tutti e nella conservazione della democrazia e della libera competizione, senza ostracismi ed indebite esclusioni.

Per fortuna a rendere la settimana meno nervosa ci sono i contributi ancora di Franco De Luca, che ci racconta una storia legata ai munacielli, forse in grado, mi sembra di leggere tra le righe, di giocare una burla anche nelle aspettative elettorali, della serie: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e di Alessandro Vitiello che continua la sua accorata epopea sarda, raccontandoci questa volta la storia di Gigiotto Aversano e dei pescatori ponzesi pionieri in quel di Arbatax.

Una buona notizia è anche un rinnovato interesse dei nostri lettori per le belle storie, come è stato il caso di Nonn’Anna, pubblicato domenica scorsa, che ha ricevuto il maggior numero di accessi degli ultimi tempi, per un racconto.

Lascio in ultimo la segnalazione di Sandro Russo, nostro infaticabile capo-redattore, sul rischio della manipolazione delle notizie. Il rischio non solo è reale, ma grave. Da troppi anni, infatti, l’informazione è preda di organi che “inventano il reale”, indirizzandolo verso una direzione voluta. Da troppi anni l’informazione, che dovrebbe essere libera, è al servizio dell’esigenza politica e di mercato. Da troppi anni le informazione sono dipinte di pochi colori.
Come è avvenuto tutto questo?


Le cause sono tante. Innanzitutto la presa di coscienza da parte degli addetti ai lavori dell’importanza della comunicazione sulla influenza dei convincimenti della gente e la sua sempre più sofisticata specializzazione. La crisi di personalità intellettuali di alto profilo e di ben chiara visione politica in grado di scorporare l’analisi dai propri convincimenti politici. In ultimo, e non come ultima cosa, la disaffezione ai giornali, a favore di strumenti solo subdolamente più efficaci e aperti, quali sono la maggior parte dei social. Quello che sta accadendo è un vera rivoluzione copernicana, nella quale però non è solo la terra a non essere più al centro del sistema, ma neanche il sole, ma la “stella” di turno che sfolgora per un istante e attira folle sterminate, per poi scomparire nel buio. Questo esercizio, senza una maturazione del pensiero, lascia sconcertati e insoddisfatti, e quel che è più grave pronti ad una nuova “stella”. Credo che per invertire questa tendenza, bisogna riandare ai principi fondanti della nostra civiltà cristiana che troppi aborrano, ed è una libertà che bisogna preservare, soprattutto perché non ne conoscono l’importanza storica e sociale.


Oggi – e chiudo questa filippica della domenica – tanto per non uscire fuori dal clima di nervosismo, va tanto di moda l’accoglienza e l’integrazione, che sono assolutamente positive, ma che vanno vissute nel rispetto reciproco. L’integrazione non è soffocare con nuove “vedute” l’esistente e sostituirlo, ma farlo coesistere in armonia con queste. Solo così lo scambio potrà essere produttivo per una civiltà evoluta e produttiva. Una regola applicata anche dagli antichi romani che, allargando il loro impero con metodi a volte rozzi, lasciavano i loro sudditi liberi di seguire le proprie tradizioni religiose, alimentari e di costume. Ed è stato con lo scambio tra queste diverse esperienze che la nostra Italia ha potuto maturare le eccellenze in tanti campi che nel corso dei secoli la contraddistinguono.

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1 commento per Epicrisi 228. Siamo tutti nervosi

  • Molto equilibrata l’epicrisi di Giuseppe che ha scelto di salire con i piedi sulla cattedra per avere un punto di vista più ampio e guardare dall’alto tutti gli studenti.

    Vorrei dire due cose sui due ultimi punti.

    Manipolazione delle notizie:
    Tra la Realtà prodotta dalla economia e la Rabbia che vediamo sempre più spesso nelle piazze c’è di mezzo la manipolazione dei mass media e il cerimoniale politico istituzionale al servizio di questa economia dominante. In un angolo di questa Realtà, sta rinascendo un nuovo fronte di intellettuali – per capirci “Gramsciani” – che vogliono di nuovo impadronirsi dello loro Lume e metterlo al servizio di una nuova umanità.
    Oggi è l’Economia in mano a pochi che determina la Politica. Al contrario questi intellettuali predicano che la politica viene prima dell’economia e che la politica è l’arte di prendere decisioni per i propri cittadini e una volta deciso l’interesse del popolo prendere decisioni in campo economico, militare, sociale.

    L’integrazione legata al discorso dell’immigrazione:
    L’immigrazione è un fenomeno fisiologico nella storia dell’umanità ma dal 2011 c’è una forte accelerazione legata a fenomeni di macropolitica economico-militare che andrebbero esaminati.
    E’ giusto aiutare il bisognoso (concetto non solo cristiano) ma per farlo bene innanzitutto deve essere riconosciuto il senso e il fine dell’azione di chi la fa.
    Io do con convinzione metà del mio pane all’affamato, o metà del mio mantello all’infreddolito ma con forza mi ribello contro chi ha reso senza dignità quest’uomo.
    Combattiamo la povertà ma non facciamo che da una parte aiutiamo questo povero e dall’altra alimentiamo la povertà con azioni dirette o indirette di politica economico-militare.
    L’immigrazione, come del resto tutti i problemi umani e ambientali, hanno per me un colpevole.

    Basta con l’ipocrisia che si nasconde nei proclami dell’ONU, oppure nell’ecumenismo della Chiesa Cattolica. Basta con l’ipocrisia dei grandi consessi dove si predica bene ma poi si fa il gioco dei grandi capitalisti, che continuano a distruggere per il gusto di farlo.

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