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Il bene comune (2). Ancora sull’argomento

di Francesco De Luca 

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per il precedente articolo, leggi qui

Come promesso eccomi qui a rompervi con lo stesso tema: il bene comune. E già, perché è facile far passare le decisioni amministrative come indirizzate al bene comune. E’ facile e puerile, come detto nella puntata precedente. Occorre scrostare la patina superficiale e vederne l’effetto positivo sulle categorie sociali che ne beneficeranno.
Qui si innesta un altro argomento, che vado a proporre.

Se i provvedimenti amministrativi seguono logiche distinte anche i benefici, pur se per tutti, come evidenziato, saranno settoriali, riguarderanno aspetti distinti l’uno dall’altro. E avranno una ricaduta talvolta non percepita.
Esempio: la scogliera a Frontone la si può commentare: sarebbe stato meglio spendere quei soldi per Chiaia di luna. E’ un commento fuori luogo. Perché? Perché non tiene conto che la pratica Chiaia di Luna è giacente presso un ufficio regionale mentre quella di Frontone è gestita da un altro ufficio, con altre sovvenzioni, con altre competenze.

E allora? Cosa voglio dire? Voglio dire che il bene comune deve essere oggetto di una programmazione. Di un piano, di una visione globale, di una politica. Eccola qui la parola onnicomprensiva. Essa va coniugata nella sua estensione, comprensione e profondità.
Le Amministrazioni, al contrario, la utilizzano soltanto nella portata potenziale dei voti. La ‘politica’, nelle vicinanze elettorali, comprende tutto quello che può apparire allettante per l’elettorato. E’ immediata, è risolutiva. Al contrario, la politica che serve è quella meditata, valutata, programmata. Questa può mirare al bene comune perché si muove secondo priorità, secondo obiettivi di media e lunga durata, può affrontare problemi seri (lo spopolamento invernale) vedendone gli aspetti economici e quelli di salute, quelli giovanili e quelli senili, quelli di occupazione e di divertimento.

Ora, mi viene sempre lo stesso pensiero: questa ‘politica’ con una visione pensata della realtà da amministrare è stata seguita dalle Amministrazioni ponzesi? NO. Purtroppo no.
E si continua ad esultare se a Sant’Antonio si costruisce un percorso pedonale come fosse una conquista. Di chi? E’ qualcosa di positivo… Ma non di necessario… perché di necessario c’erano ben altri obiettivi.
E’ chiaro che questo è il mio giudizio.

Il messaggio di questa riflessione è questo: ragioniamo sulle scelte politiche, stiamo attenti agli slogan elettorali, non crediamo alle facili promesse.

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