Voci di Ieri

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Incontri radical-chic

di Francesco De Luca

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Ieri sera per combinazione ho incontrato un amico ponzese. Di solito viene sull’isola a giugno e quest’anno ha anticipato. Vive a New York, dove è medico.

Per intrattenerci con piacere siamo andati da zi’ ’Ntunino, sopra i Conti. Per strada si è accodato Gegé, capitano in pensione, perdigiorno come me. Ho dirottato, ma siamo stati tutti d’accordo, per zi’ ’Ntunino, per approfittare del fatto che ora è tempo di fave fresche. Quindi… avremmo avuto un accompagnamento alimentare gradevolissimo. E così è stato. Zi’ ’Ntunino, con l’aiuto della moglie, ha imbandito la tavola: fave raccolte allora allora, pecorino e… vino. Un incontro radical-chic, come direbbe qualcuno.

“No – interviene piccato ’Ntunino – come direbbe chi tene ’a ’uallera…”

’A ’uallera… bello spunto di conversazione!.. L’amico americano propone una riflessione semantica. La cosa ringalluzzisce ’Ntunino che, quando si tratta di parlare di cose difficili, ci mette tutto l’impegno. Lui si sente l’animo di professore… non di contadino. Va bè’… la riflessione riguarda l’eventuale differenza semantica fra paposcia e ’uàllera.
Intervengo: “possono significare la stessa cosa ovvero l’ernia. In dialetto l’ernia si dice paposcia  oppure ’uallera. E questo è il significato cosale, materiale. Poi c’è quello allusivo…”.

Il medico americano si fa serio, il capitano si reprime dall’intervenire… e io proseguo: “ ’a poposcia  può anche connotare qualcosa di moscio, di flaccido, di pendulo. Un seno floscio può essere additato come paposcia, una tasca rigonfia e deforme è comme ’na paposcia. ’A  uallera è più precisa nell’allusione e, almeno nell’accezione popolare ponzese, viene riferita all’invidia ”.

La distinzione concettuale manda in sollucchero ’Ntunino che, contento, riempie i bicchieri a tutti. L’americano è pensieroso, titubante.
“Ma tu – gli si rivolge Ntunino – stai in America… il dialetto che usi tu è quello dei tuoi genitori”.
“Proprio per questo – ribatte l’amico – il nostro dialetto non è cambiato, è rimasto inalterato…”.

“E’ proprio vero  – sbotta il capitano  – io non ci volevo credere. Ma veramente siete radical-chic. Fanno bene quelli che vi criticano, e insieme a voi Ponzaracconta, perché questa discussione finirà là, sono sicuro… Voi vi soffermate su  paposcia e ’uallera  mentre i problemi importanti dell’isola sono altri”.

E chesto, secondo te, è ’uallera o è paposcia? Pecché si tu guarde all’ate ogni vote ca parle… allora sì… tiene ‘a ’uallera scesa… Ognuno hadda parlà pe’ isso e nun hadda  cunta’ i pullece ca tene chill’ate. Ponzaracconta pubblica quello che gli manda la gente. Se tu vuoi parlare di qualcosa che ti importa, scrivilo pure tu… e ti levi lo sfizio”.

“Ma  – dice l’americano – noi diciamo papusce con la u, non paposcia ”.
Il capitano sbotta: “Cca se stanno cagnanno i lengue. ’U papusce è la ciabatta … non c’entra niente cu’ ’a paposcia con la o”.

Resoconti da radical-chic: è un bel raccontare… e non ho detto nulla delle fave fresche col formaggio e del vino bianco di Michele ’i copp’ i Cuonte.

Ce ne sono di problemi a Ponza, e tanti sono innervati nella natura di noi Ponzesi, ma c’è pure tanta cordialità amicale di cui  “i rosiconi”  non potranno mai godere. Peggio per loro!

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