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Il 25 aprile a Ponza

di Rosanna Conte
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Dopo aver letto gli articoli sul 25 aprile presenti sul nostro sito, mi sono chiesta quanti ponzesi-residenti, l’enclave di cui parla Vincenzo, abbiano avvertito il significato di questa giornata.

Alle cerimonie ufficiali stamane eravamo presenti meno cittadini dei componenti della banda, escludendo le autorità civili e militari.

Alle ore dieci nella chiesetta del cimitero c’è stata la messa officiata da don Ramon e padre Salvatore, poi tutti ci siamo recati davanti al monumento con i nomi dei caduti ponzesi durante la seconda guerra mondiale, dove sono stati ricordati tutti singolarmente. La banda ha suonato l’inno nazionale ed il silenzio, i due parroci hanno benedetto simbolicamente il monumento ed infine Gennaro Di Fazio, Presidente della comunità Arcipelago, delegato dal Sindaco, ha tenuto il discorso ufficiale.

Già lo scorso anno espressi la mia perplessità su questo tipo di cerimonia che non tocca minimamente il senso del 25 aprile, e sinceramente sentire la banda che suona per il paese canzoni bandistiche e non, che nulla hanno a che vedere con la lotta partigiana, e per quanto possa far sorridere  la felice ignoranza che aleggiava sul volto di chi ha seguito questa musica con partecipazione, un po’ di preoccupazione emerge.

Intanto credo che un’amministrazione che cura la coscienza civile della popolazione, non può delegare alla cerimonia religiosa un’azione che deve essere strettamente civile.

La messa e il ricordo per i morti durante la guerra, a qualsiasi parte appartenessero, è qualcosa che attiene alla coscienza religiosa, non a quella civica. Ne possiamo apprezzare il valore e l’afflato cristiano che promana, ma non per questo può essere sostitutiva di iniziative laiche. Il discorso di Gennaro Di Fazio ha avuto il taglio dell’aderenza al tema della giornata, ma, a mio parere, sarebbe stato più incisivo se pronunciato in un contesto autonomo dalla cerimonia religiosa.

La coscienza civica deve poggiare sui valori fondativi del patto sociale e il 25 aprile è la data che ha consentito ad un popolo che aveva partecipato ad una guerra ingiusta, tragica, aggressiva, ed aveva perso, di potersi dare le regole di un nuovo patto. Certo che abbiamo, comunque, dovuto subire le interferenze dei paesi vincitori, e piuttosto pesanti, ma almeno nella stesura della Costituzione gli italiani di tutte le forze politiche antifasciste poterono lavorare liberamente con un confronto costruttivo.

Se non si comprende il legame fra resistenza-liberazione-costituzione, può passare di tutto. E in Italia, ormai, siamo al “tutto fa brodo”, qualsiasi idea è legittima, anche quella che ripropone un modello di stato i cui valori sono contrari a quelli presenti nella Costituzione.

Il sorriso di chi si ritiene superiore a queste quisquilie è da compiangere. Eppure Ponza ha le sue resistenti, penso a Rita Parisi ,  a Maria Bosso, ma anche una partigiana di montagna come Maria Vitiello. Visto che a Ponza pare che sia rigorosamente vietato suonare “Bella ciao!” mi piace che almeno possa essere ammirata l’immagine della donna che, autentica partigiana nella battaglia, nella fuga dai nazi-fascisti, nella cura dei feriti, è rimasta sempre madre.

La canzone che oggi non ho potuto sentire, la propongo a nome di Ponzaracconta nella versione dei Modena City Ramblers:

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