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La storia raccontata dai film (6). Il sorpasso

di Gianni Sarro

 

In stretta  connessione con il ritratto di Gassman attore e uomo della precedente puntata, e con i temi della fame al cinema (leggi qui), Gianni Sarro affronta la commedia di  costume specchio di un’epoca attraverso un film monstre (1962, di Dino Risi).
S. R.

Capolavoro intramontabile del cinema, che travalica i pur aurei confini della Commedia all’italiana,  Il sorpasso – film del 1962, diretto da Dino Risi – è un folgorante ritratto dell’italietta spensierata e cicaleggiante dell’effimero boom dei primi anni sessanta.
Ha il volto bello e sfrontato di Vittorio Gassman. Dino Risi incanaglisce la maschera comica che Monicelli aveva costruito per il Mattatore ne I Soliti Ignoti: più che velleitario ed ingenuo qui Gassman è cinico, furbastro, affabulatore.
Il narcisistico personaggio di Bruno (grazie al quale fece incetta di premi, tra cui un Nastro d’Argento) lancia Gassman definitivamente nel firmamento delle grandi star cinematografiche.
Nel complesso Il Sorpasso è una marcia trionfale, una tragedia shakespeariana on the road, dove (fateci caso) i personaggi sono soli e vagabondi, desiderosi d’amore, ma incapaci d’amare. Con lo stile graffiante ed irriverente che lo contraddistingue, Risi tocca temi come lo spaesamento dell’individuo, alla ricerca di qualcosa che ignora.

La genesi del film è tortuosa, un po’ come le traiettorie della Lancia Aurelia guidata da Bruno. Rodolfo Sonego afferma che è lui a scrivere il soggetto e ad offrirlo a Dino De Laurentiis. Alberto Sordi dovrebbe interpretare il ruolo del protagonista. Ma qualcosa va storto e il ruolo finisce a Gassman (che da parte sua avrebbe voluto interpretare la parte di Roberto, che poi sarà di Trintignant). Cosa è successo? Secondo Sordi, che ricostruisce l’episodio dopo che la pellicola ha un successo inaspettato, la parte gli sfugge perché mentre lui è in Svezia a girare Il diavolo nessuno lo avverte del passaggio di produzione da De Laurentiis a Cecchi Gori, che ha idee diverse sul nome del protagonista. Risi smentisce questa versione, affermando semplicemente che Sordi non voleva interpretare quel ruolo e si è ritirato. Alla fine la sceneggiatura è scritta da Risi, Scola e Maccari e il film prende la forma che oggi conosciamo.

Insieme a Gassman e Trintignant, protagonista della narrazione è l’automobile. La macchina da presa (mdp) ne sottolinea l’impatto e la penetrazione alla ricerca continua della conquista dello spazio. Il film ci mostra, a partire dalla prima scena, Bruno irrompere dai limiti dell’inquadratura più volte, come chi cerca di varcare la soglia di un mondo (la società del benessere) dalla quale è e rimarrà escluso. Inquadratura dopo inquadratura Bruno (servendosi dell’automobile) penetra lo spazio, va avanti, conquista spazio (Risi per mostrarci le irruzioni di Bruno ferma la mdp sugli spazi vuoti, descrive tempi morti, ma il ritmo della musica maschera questo attardarsi).
Tuttavia il movimento di Bruno è un’occupazione vana, lo spazio che occupa è vuoto, non c’è nessuno, la città sembra un cimitero. Bruno è comunque tagliato fuori dalla società, non è conciliabile con essa.

Automobile/uomo è un binomio che per Risi simboleggia il boom. L’automobile è l’oggetto simbolo del benessere, quello più desiderato e celebrato, perché è un mezzo capace di aggredire, percorrere, conquistare ogni luogo.

Nel film di Risi il viaggio è il tema per eccellenza, come per altri capolavori della Commedia all’italiana, ad esempio La marcia su Roma o Il federale. Molti di questi viaggi, caratterizzati da un frenetico movimento, si concludono con una nulla di fatto, con il fallimento di tutte le mete.
A ben pensarci Il sorpasso è un falso movimento perché è un tragitto apparente, dove tutti i sorpassi sono mancati. È un percorso che sa di immobilità. Il viaggio apparente è caratterizzato da un’andatura circolare, dove nessun traguardo è previsto. Dietro ogni angolo ci sta un intoppo, una deviazione, la stasi, l’ingorgo.

Ai margini di questo viaggio, di questo falso movimento, incontriamo un luogo simbolico come la spiaggia ultimo baluardo prima del mare. È il mare ostico degli scogli e delle burrasche, dove l’automobile accartocciata sulla scogliera serve a Risi per suggerire il salto nel vuoto cui è destinata la fragile e fanfarona italietta del boom. Emblematicamente a sospingere nel baratro l’automobile simbolo, è bene ripeterlo, della società del benessere, è Bruno che in quella società testardamente vorrebbe entrare.

Il sorpasso a distanza di cinquantasette anni rimane una pietra miliare della storia del cinema, un road movie dall’insolito andamento circolare, dove assistiamo a sorpassi apparenti, viaggi mancati, giri a vuoto.

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