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Il ricordo del 25 aprile per non dimenticare

riceviamo dal portavoce della Casa dei Ponzesi e pubblichiamo

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Fu Alcide De Gasperi a decretare il 25 aprile “festa nazionale”.

Quel giorno di 74 anni fa, la Wehrmacht, forze armate tedesche, e i fascisti della repubblica di Salò iniziarono l’arretramento, abbandonando le città di Milano e Torino.
Nella città meneghina Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica e allora partigiano membro del Comitato di Liberazione Nazionale, aveva proclamato uno sciopero generale invitando tutti i cittadini e i lavoratori a protestare contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle loro terre, delle loro case, delle loro officine. Chiedendo, come a Genova e a Torino, di porre i nazifascisti di fronte al dilemma: “arrendersi o perire”.

Quella sera, Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como dove, due giorni dopo, fu catturato dai partigiani ed ucciso il 28 aprile.
Questa pagina di storia testimonia la voglia di libertà, di democrazia e di pace del popolo italiano.

Il 25 aprile ricordiamoci dei caduti della resistenza antifascista ai quali fu negato il diritto di autonomia di pensiero, di parola, di azione. Fu negata loro GIUSTIZIA ed EQUITÀ.

2 commenti per Il ricordo del 25 aprile per non dimenticare

  • Sandro Russo

    Registro qui, come contributo personale alla ricorrenza del 25 aprile, due opinioni:
    – quella di Salvini – il Ministro dell’Interno – che dichiara (testuale): “Il 25 aprile ci saranno i cortei, i partigiani e i contro-partigiani, e i rossi e i neri e i verdi e i gialli. Siamo nel 2019 e mi interessa poco il derby fascisti-comunisti: mi interessa il futuro del nostro paese e liberare il nostro paese dalla camorra e dalla ‘ndrangheta”;
    – e il punto di vista di Michele Serra, che come altre volte propongo come esempio di sintesi e chiarezza.

    “L’Amaca” da ‘la Repubblica’ di oggi, 23 aprile 2019
    Una festa semplice
    di Michele Serra

    Il 25 aprile non è una festa complicata. Si celebra, in un giorno stabilito convenzionalmente – come capita per tutte le feste -, la caduta della dittatura fascista e il conseguente avvento di una democrazia fragile e incompleta, eppure fin qui sopravvissuta.
    Gli antifascisti, che della democrazia italiana sono i fondatori, festeggiano.
    I fascisti, che pure della democrazia italiana sono i miracolati, non festeggiano. Gli agnostici, che in Italia sono tanti, se ne fregano, come del resto fanno anche il 24 e il 26 di aprile.

    La sostanziale tenuta della classe dirigente repubblicana (democristiani, comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, radicali e perfino monarchici, in ordine di grandezza) ha fatto sì che per una cinquantina d’anni il 25 aprile fosse inteso come festa di tutti. Da Berlusconi in poi, avendo la destra italiana perduto inibizioni e acquistato schiettezza (anche troppa), la cosiddetta unità antifascista è rotta, perché “la metà degli italiani – diceva il partigiano Bocca – è fascista”. Brusca affermazione che emenderei così: metà degli italiani non è antifascista.

    Il Salvini, in questo campo, fa come Berlusconi: riconosce, nella folla che lo applaude, i saluti romani, e non gli pare opportuno disgustarli.
    Morale. Bisogna ridare all’antifascismo il valore di una scelta politica. Non conformista, non scontata, non rituale: domani ognuno di noi decide se gli importa, oppure no, festeggiare la caduta del fascismo e il ritorno della libertà. Punto
    e basta. Senza farla troppo lunga.

  • E’ chiaro che c’è anche un altro modo di ricordare quella data ma mi sembra veramente assurdo continuare con la divisione fascismo-antifascismo. I Partigiani quelli che hanno combattuto sulle colline e nelle piazze sono tutti morti. Il Fascismo, non dico i fascistoidi, è finito nel 1945, il Comunismo, non dico i sinistroidi, è morto nel 1989. Da quella data, 1945, tutto è cambiato, persino la Costituzione voluta da quegli uomini di libertà è stata stravolta. Da quella data, il 25 aprile, è finita l’occupazione nazi-fascista ed è cominciata un altra, anch’essa militare, quella degli USA. Vi sono oggi 110 basi militari gestiste dagli USA in Italia.
    Ma oggi non capisco cosa ci sia da festeggiare e chi debba festeggiare: non c’è più la nazione, non c’è più uno Stato, c’è solo una Penisola di nuovo occupata. Io posso onorare solo quegli uomini, che erano Socialisti, Comunisti, ma anche di Giustizia e Libertà, uomini che credevano nella forza delle loro idee che erano di Libertà, Giustizia, e Fraternità. Per queste idee hanno lottato, sono morti e quelli che sono rimasti in vita per un po’ si sono sentiti appagati come uomini e come combattenti per una nuova umanità. Tutto questo sogno è durato pochi anni e infatti anche i giovani di oggi hanno lo stesso problema di quelli degli anni 20, lottare per un mondo in cui regni la Libertà, la Giustizia e la Fraternità contro una nuova dittatura totalizzante: il neoliberismo!

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