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Una Rete nazionale per la bambola Quaresima

di Luisa Guarino

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Siamo alla vigilia di Pasqua, e sul capo di Quaresima non resta che la settima penna, quella bianca che coincide con il giorno della Resurrezione di Cristo. La Quaresima di cui parliamo non è naturalmente il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua, ma quella bambola di pezza che, secondo una tradizione antica che purtroppo anche a Ponza si va perdendo, viene appesa nel vano di una finestra.
Personalmente ho parlato spesso di questa usanza, che ho ereditato sia dalla mia famiglia materna che da quella paterna. Tant’è che in casa mia alterno negli anni una bambola realizzata da mia nonna Fortunata a un’altra costruita zia Carolina, sorella di mio padre, praticamente simili. Per chi non lo sapesse, o l’avesse dimenticato, Quaresima è rappresentata come una vecchia che fila la lana con un fuso, vestita di nero e con un fazzoletto in testa. Sul suo capo viene applicata una patata in cui vengono conficcate sette penne di gallina: sei nere o marroni e comunque di colore scuro che si tolgono ogni domenica del periodo quaresimale, e una bianca che simboleggia la domenica di Pasqua.

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Però quest’anno le mie conoscenze su questa consuetudine, che pure ho sempre immaginato non fosse soltanto ponzese, si sono ampliate.
Facendo qualche ricerca sul web infatti ho avuto modo di ‘scoprire’ che a questa bambola, diffusa soprattutto nell’Italia meridionale, è stata dedicata addirittura una Rete nazionale che intende valorizzarne la tradizione, prendendo le mosse dalla cosiddetta Quarantana di Santa Croce di Magliano, un paese dell’entroterra del basso Molise, in provincia di Campobasso.
Il protocollo d’intesa per la costituzione di tale Rete è stato siglato nel 2018 a Nola, in occasione del IV convegno nazionale dedicato alla bambola Quaresima.
A quel convegno hanno partecipato studiosi e liberi ricercatori provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia; per l’occasione è stata inoltre allestita la mostra “Quaresime dell’Italia centro-meridionale”.

Tornando al paese in provincia di Campobasso di cui abbiamo parlato in apertura, c’è da dire che la tradizione locale della ‘Quarantana’ è molto sentita, e sono soprattutto i giovani a curarla e a volerla mantenere viva.
In quella località, dall’inizio dei quaranta giorni della Quaresima, una serie di bambole di pezza vengono sospese a un filo annodato tra finestre e balconi, e quindi proprio sulle vie. All’estremità inferiore della bambola viene posta una patata in cui vengono infilate sette penne di gallina, proprio come a Ponza.

Alla fine dello scorso mese di marzo, dal 29 al 31, il V convegno dedicato alla bambola Quaresima si è tenuto a Lucera, in provincia di Foggia, e ha avuto un respiro internazionale anche grazie alla presenza del professor Mikhail Kadatov di Rostov sul Don, in Russia, il quale ha parlato della tradizione armena legata a questo singolare e antico personaggio. Lungi dall’essere messa nel dimenticatoio dunque, come rischia dalla nostre parti, sarebbe bello che anche la nostra Quaresima venisse valorizzata e ‘riscoperta’.
La storia delle tradizioni popolari, anche in un’isola che sembra avere poca memoria come la nostra, potrebbe diventare un capitolo importante della vita ponzese, occupando magari il posto che le compete all’interno di quel museo… che prima o poi verrà.

 

A seguire una serie di immagini della bambola Quaresima, o Quaremma o Quarantana:

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