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Chi perde ammore va cercanno ‘u mare

di Francesco De Luca

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Perché, perché  chi perde l’amore va cercando il mare?
Il mare lenisce. Perché?
Perché circonfonde l’animo. Lo immerge, lo inonda, lo affonda.

L’ animo lacerato dal contrasto viene inglobato e irretito in un che di totalizzante. Così, dimentica, si lascia andare. Si distrae. Le ferite dell’animo stemperano l’acredine, tendono a rinchiudersi.

La vastità del mare, il suo stato inconsistente, il suo moto perpetuo assopiscono. Anche i malanni dell’amore. Quello perduto si intende, quello bramato e provato e reciso da un fendente della vita. Amore negato, non corrisposto, divelto dall’inganno.

Piange l’animo, l’angoscia debilita la volontà, spegne l’entusiasmo. Ma il mare, azzurro e sicuro, possente e delicato, assorbe e ricarica. Scintilla, fonde colori e luci, suoni e figure, guizzi e palpiti. Non ridona l’amore perduto, non rimpiazza sussulti, non infonde sospiri. Ridà forza, ritempra, riporta il sereno negli occhi. Per un nuovo amore, per una novella fuga di testa, per un più celere battito di cuore.

E ‘nfunno ‘u mare, s’ arreposa ‘u core.

Leggo il brano ad una amica. Noto un luccicore negli occhi. E’ in imbarazzo e non le chiedo nulla. Rileggo il pezzo e… penso che l’ultimo verso sia  quello decisivo… e nfunno ‘u mare, s’ arreposa ‘u core.

E’ orfana, il padre morì in un incidente, divorato felinamente dal mare. Che dà con generosità e dovizia, e prende con voracità. Anche la vita, talvolta, prende. Lasciando che i sentimenti si sedimentino lì, nel suo ventre profondo, e trovino pace.

Lo spunto è stato tratto dalla canzone Sciummo (fiume) di Bonagura / Concina.

Contributo della redazione: a corredo dell’articolo di Francesco riportiamo, nella versione di Enzo Gragnaniello,  la canzone da lui citata.

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