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Il contenzioso “Zannone”. Il punto sulla situazione

a cura della Redazione

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L’articolo di Vincenzo Ambrosino (leggi qui [1]) merita precisazioni e approfondimenti.
La questione di Zannone è oltremodo complessa. Per andare un po’ oltre le argomentazioni e le deduzioni di Vincenzo sentiamo il dovere come Redazione di capirci di più, andando a spulciare tra norme e regolamenti.
Il tutto cercando di evitare di prendere una posizione netta in favore dell’una o dell’altra tesi ma nell’intento di rendere un servigio a chi ci legge, onde evitare che si pervenga a conclusioni emotive e approssimative.

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Cominciamo con l’uscita di Zannone dal Parco conclamata con la Delibera consiliare n. 6 del 13/3/2017
All’epoca, si ricorderà, ci fu voto unanime, cioè di maggioranza e opposizione, con voto favorevole anche di Ferraiuolo (allora consigliere di minoranza) seppure con dei distinguo.
Oggi quella delibera è spesso chiamata in causa e se ne sta facendo un’ampia strumentalizzazione al punto da volere indire a sostegno la proclamazione di un referendum.
Ma qual è l’iter per uscire dal parco? Si può indire un referendum?
L’iter – è stato detto in altre occasioni ma per rendersene conto è sufficiente andare a verificare la normativa – è abbastanza complesso.
Basti dire che a supporto della delibera di uscita è necessaria un’analisi tecnica, da parte di adeguata struttura (ad esempio Università), che attesti essere venuti meno i valori ambientali e le qualità naturalistiche che avevano motivato l’inserimento nel Parco. E si tratta solo del primo atto di un lungo percorso che, strada facendo, va a coinvolgere il Parco stesso, il Ministero dell’Ambiente, il Parlamento fino ad arrivare al Presidente della Repubblica.
Ove mai si dovesse pervenire ad un parere favorevole all’uscita, bisogna però tener presente che vi sono altri vincoli di emanazione europea quali “la direttiva uccelli” e “la direttiva habitat” (SIC, ZCS, Rete Natura 2000) che non consentono comunque un utilizzo molto diverso da quello attuale.

Per quanto riguarda il referendum per poterlo indire è necessario che lo preveda lo statuto del Comune e ci sia anche un regolamento attuativo che non risulta  il Comune abbia. Lo statuto prevede la possibilità di indire sì dei referendum ma escludendo alcune materie, tra cui quelle regolate da leggi statali. Resta di conseguenza fortemente dubbia la possibilità di indire un referendum; ma qualora possa essere indetto c’è da chiedersi cosa aggiunge alla cosiddetta “causa” di Zannone a fronte di una delibera di Consiglio (quella del 13/3/2017) il cui iter è tuttora in atto.

Altro punto trattato è la responsabilità del Parco in merito al degrado della “casa del guardiano”.
Nella riunione di Le Forna del 23 febbraio scorso – cui peraltro non ci risulta fosse presente Vincenzo – è stata ricostruita per sommi capi la tempistica dell’utilizzo della casa e dalle cose dette dall’assessore Mimma Califano è emerso che la casa, al momento dell’effettiva entrata in funzione dell’attuale Ente Parco (maggio 2007), già non fosse più agibile. Il degrado sarebbe avvenuto negli anni intercorrenti dalla data di trasferimento dell’ultimo guardiano (anni ’80) e la costituzione dell’Ente Parco, periodo durante il quale l’immobile è stato utilizzato principalmente dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato. A parte la prescrizione per  decorso dei termini  appare inverosimile l’ipotesi, più volte sbandierata, di aprire un contenzioso con una forza di polizia né tanto meno nei confronti di un Ente, all’epoca dei fatti, non ancora costituito.

Altro argomento infine il protocollo d’intesa tra il Comune e l’Ente Parco per capire se ha senso o meno portarlo avanti o sia contraddittorio nonostante la delibera di richiesta di uscita di Zannone dal Parco.
Nelle cose sopra riportate abbiamo cercato di dare un’idea di quanto sia complicato percorrere la strada dell’uscita di Zannone dal parco, quella del referendum e quella di intraprendere un avventuroso contenzioso.
Quello che sappiamo è che sono state stanziate delle risorse da parte del Ministero dell’Interno per ristrutturare la casa di caccia (circa 2 milioni di euro) e da parte dell’Ente Parco (intorno ai 200mila euro come dichiarato dal direttore Cassola in occasione della presentazione a San Felice Circeo del progetto Mito di Circe). A quanto ci risulta per poter utilizzare queste risorse c’è bisogno comunque di un accordo tra Comune e Ente Parco, tendente da una parte a mettere l’immobile nella piena disponibilità del Comune, e dall’altra a definire la destinazione degli annunciati 200mila euro.
Aggiungiamo che per quanto a nostra conoscenza la formalizzazione del protocollo d’intesa non blocca, di per sé, l’iter della delibera del Consiglio Comunale del marzo 2017.

Se ragioniamo nell’interesse di Zannone e del suo futuro, a rischio di apparire di parte, riteniamo più costruttivo portare avanti questi progetti d’investimento che non intraprendere battaglie dal dubbio esito di natura propagandistica e politica che si servono di  annunci eclatanti facendo leva sull’emotività delle persone.
Senza contare la perdita dei fondi stanziati se non utilizzati nei termini prescritti.
Detto ciò ci sembra che le iniziative politiche di cui leggiamo, nulla abbiano a che fare con il bene di Zannone e della comunità ponzese: esse appaiono piuttosto campagne strumentali, tanto di moda di questi tempi.

Speriamo di aver contribuito a fare chiarezza su una questione piuttosto complessa e ci auguriamo che un ulteriore contributo pervenga quanto prima dal nostro sindaco.