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Acqua sporca, panni lucenti

di Francesco De Luca

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C’è una indisponibilità di fondo ad ammettere gli errori. Se poi sono in discussione i propri, quelli personali, allora l’indisponibilità si tramuta in riluttanza o chiusura totale.
E’ normale perché fa parte della psicologia umana. Quella ancestrale, bassa, istintiva.
Ciascuno, ogni persona, si sente possessore o posseditrice di una  unicità  psichica e, come tale, non assimilabile ad altra.

Senonché questa unicità è affiancata, per natura, ad altre unicità, ad altre persone. E si crea società.
Questo duopolio (individuo – società) è connaturato al nostro essere, al nostro esistere. Ciascuno di noi è sia individuo sia società.
In quale rapporto? Qui si sviluppa una problematica intricata. Studiata da molte scienze umane. Perché? Perché ogni gruppo etnico ha sviluppato un suo codice operativo, e poi anche ogni gruppo sociale, e poi ognuno di noi, coniugando il suo DNA, esprime comportamenti che sono individuali e sociali insieme. Sono miliardi di codici (comportamentali). Fortunatamente in essi è possibile trovare costanti tali da permettere l’ elaborazione di leggi (psichiche).

Questo preambolo tende a giustificare i comportamenti riottosi ad ammettere le proprie carenze (la riluttanza di cui sopra). Sono giustificati e inseriti nell’ordine naturale delle cose. Ma… come ho accennato sopra, la natura del comportamento è soggetta ad una trasformazione allorché l’istintività (ancestrale, bassa l’ho definita sopra) viene sussunta alla razionalità. Allora è la mente a soppesare, valutare, dirigere. E riesce, lei sì (contrariamente all’istinto), ad ammettere i propri errori. Cosicché è del comportamento intelligente esaminare la propria condotta e, al lume delle valutazioni, scoprirne i difetti. Affinché il successivo comportamento sia emendato dagli errori passati.
In definitiva: riconoscere gli errori significa migliorare la propria condotta.

A questo, infine, volevo arrivare.
Qualche lettore potrebbe chiosare: e allora? Il tutto dove vuole andare a parare?

In generale non condiziono con i miei giudizi quello che dovrebbe essere parto personale del lettore. Ciascuno deve cogliere in solitaria i frutti delle sue inferenze. Però, poiché molte delle mie riflessioni presentate sul Sito hanno lo scopo (dichiarato, non so se raggiunto) di portare consapevolezza al pensiero politico, chiarisco che sollecito una esplicita ammissione di errori commessi nel nostro passato politico, affinché sia data nitidezza alle scelte che attendono il nostro futuro.

Se non esplicitiamo chiaramente i percorsi, le persone, le strategie che nel passato politico della nostra isola sono stati catastrofici, non riusciremo a delineare un cammino da intraprendere.

Eppure i nostri padri ci hanno indicato strade luminose di saggezza: acqua fetente, panne lustrente  ovvero acqua sporca, panni lucenti.
Diciamoci tutto, facciamo chiarezza fra di noi sì da uscir fuori dalla nebbia e puntare ad una meta condivisa.

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