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Divagazioni di Pasquale

di Pasquale Scarpati

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La crociera nel mare di Circe

Il giorno 28 di marzo si tiene un evento culturale in cui le due isole sorelle sono coinvolte (N.B. – L’evento è stato spostato ad altra data per avverse condizioni meteo  – NdR).
Tutto bene. Senonché tra le pieghe del programma ho constatato che, detto in termini calcistici, la Minor (o isola della Sirene) batte la Maior (o isola di Circe) per 3 a 1.
Con questo voglio dire che i crocieristi sostano per circa un’ora nella seconda e per circa tre ore nella prima.
Come si spiega tutto questo? Secondo alcuni la più grande non vuole essere scortese con la più piccola, secondo altri gli abitanti della più grande preferiscono rimanere in… letargo. oppure vogliono ancora riposare in attesa dell’intensa stagione che si avvicina a lunghe falcate.
Ma alcuni, quelli più “sciocchi”, dicono che i crocieristi preferiscono sentire il canto delle Sirene piuttosto che essere sottoposti ai sortilegi di Circe con le sue porcine conseguenze… Come dire… Vox populi

Una giornata particolare

Qui dico delle due cime che ormeggiano la mia nave – o navicella o vecchio bastimento, come volete).
Una di queste cime (quella di coloro che ancora girovagano per l’isola) mi ha dolcemente costretto ad intervenire ad una bellissima cerimonia in occasione di un gioioso evento che ha fatto piacere non solo ai genitori (Silverio e Linda), ai nonni (Eva e Peppe, Maria Assunta e Raffaele), a noi parenti ed amici ma anche all’intera comunità isolana che si è accresciuta di due splendide bambine. Le bimbe si chiamano Dora e Valentina, sono gemelle e sono state adottate insieme (grande gesto di umanità e di cuore)… e poi dicono i ponzesi!

Già il mio cuore e quello di chi da una vita mi accompagna erano pregni, ma Padre Salvatore l’ha fatto traboccare. Tumulto ed emozioni. Giornata bellissima anche sotto il profilo meteorologico.
A dirla tutta ero un po’ acciaccato per colpa dei soliti, immancabili malanni che, come il diavoletto, cercano di tenerti lontano dalle cose belle. Ma questa volta le Sirene, quelle vere e quelle buone, sono state più forti del dolore fisico.
Tutto indimenticabile, anche ciò che vado a raccontare.

Non potevo non fermarmi da qualche parte per ammirare, ricordare, notare.
Come si fa a non farlo?
Mi sono fermato ’ncopp’ ’u camp’ e lo spettacolo è quello che vedete in foto.

Chi è quella Sirena di isola che si poggia sul mare? Cosa sono quei mille colori e i vastacciett’ gialli?
Sempre mi succede, quando ammiro dei paesaggi, di estraniarmi dalla realtà. Quando ritorno in me spesso mi capita di vedere una persona vicino a me.
Non saprei descriverne l’aspetto fisico, forse tra Veruccio e zi’ ’Ntunino (mi perdoni Franco). Ho esclamato: hai visto?
E comme, nunn’u saccio, ca’ è ’na’ cosa usuale! Pure quann’ è maletiemp’, è semp’ bell’… Vid’u mare tutt’ bianch’i cavallùn’ ca sbattene e pare se vonn’ piglia’ tuttecose.
– Ma ogg’ è na’ bella iurnat’ – dico io – mo’ vangh’ abbasce Santa Maria e m’affitte ’na varca. Mi ha guardato inorridito: – Nun se po’ – mi dice.
Comme nun se po’? – rispondo.
– Varche d’affitta’ nun ce ne stann’: è proibbito” – mi risponde – ’I chi è ’a colpa?… Boh!

Allora ho pensato a una persona che va a visitare la Reggia di Caserta. La trova aperta e paga il biglietto per intero. Poi, una volta entrato, gli viene detto che può accedere soltanto a pochissime stanze (anche meno di quelle che normalmente vengono aperte al pubblico) e che nel parco non ci può andare per niente perché mancano sia i vigilanti che le guide.
Penso a uno scherzo crudele… e penso anche a tutto il parlare che si fa sul prolungamento della stagione turistica (!)

Ci siamo accompagnati per un certo tratto. La mia attenzione è stata attirata da ’na’ rotta.
Gli ho chiesto di chi fosse.
Nunn’u saccie – mi ha risposto.
Ho proseguito: – Il proprietario forse l’ha avuto in eredità, può essere quindi inserito tra i residenti?
Si è messo a ridere: – No, pecché nun tène né luce, né acqua né gas”.

– Però – ho detto – si ’a rott se scassa o provoca danni al vicino, lui è costretto a venire. Ma non possiede il pezzo di carta..!
Mi ha guardato tra l’ironico ed il divertito: – Uaglio’! Cca’ i carte contene chiù d’i prete, anzi ’ncoppa i cart’ ce puo’ scrivere tuttecose… pure che ’u lion’ se mange ’nu camp’ ’i gran’ o che ’a zebra se mangia ’u lione…

Mi sono di nuovo distratto. Quando mi sono voltato per ringraziarlo per avermi chiamato uaglio’ era sparito. Un foglio di carta è volato per un soffio di vento.

Alla fine di tutto questo per la forte emozione sono rimasto letteralmente… senza voce.
Ma nel cuore mi sento il dovere di ringraziare di nuovo chi ha fatto in modo che io abbia potuto provare simili emozioni.
Pasquale

Nota
La giornata particolare è stata vissuta in Ponza il 24 marzo 2019

 

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