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Le domande utili

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di Francesco De Luca

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19 marzo, San Giuseppe. A Ponza c’era un tempo primaverile, e si sa che quando splende il sole, il luogo che più se ne avvantaggia è il borgo di Santa Maria. Proprio lì dove San Giuseppe trova una venerazione privilegiata. Per farla breve, sono andato a seguire la processione che porta la statua del Santo per le strade. Sopra i Conti mi sono fermato, per un ossequio, da zi’ ’Ntunino. E qui mi sono rovinato la giornata. Ho assistito ad un sostenuto alterco fra zi’ ’Ntunino e la moglie.

Chi ha avuto questa esperienza potrà capire il mio disagio: stare nel mezzo ad un alterato scambio di opinioni fra moglie e marito. Dio ci scampi! Perché? Perché forzatamente si sta all’interno di una circostanza dove gli estranei è bene che rimangano fuori!
Quale l’oggetto della discussione?
La notizia apparsa sui social network secondo la quale la Guardia di Finanza ha accertato ammanchi erariali per cinque milioni e rotti di euro nel Comune di Ponza da parte dell’Amministrazione negli anni 2009-2011.

Zi’ ’Ntunino ne voleva parlare con me ma la moglie, nonostante la presenza di dolciumi e soprattutto di uno spumante ponzese, ha subito dimostrato insofferenza verso quell’argomento.
Dico… nonostante il clima del tutto sereno, festoso, rilassato.

Proprio quella avversione a parlare dei nostri mali ha fatto inalberare ’Ntunino. Secondo il quale se mettiamo la testa sotto la sabbia per non vedere non riusciremo mai a prendere coscienza di come comportarsi quando si è nell’esercizio di un mandato pubblico.

Per chi conosce ’Ntunino la discussione era perfettamente in linea col personaggio. Io tacevo e annotavo. La questione non era nel merito delle malefatte amministrative bensì se era conveniente parlarne.
Io parteggiavo totalmente con l’amico ma non potevo espormi. Ad andarmene ho provato ma tutti e due, marito e moglie, mi volevano come testimone di un clima di autentico dibattito all’interno di una coppia.

La cosa mi ha infastidito, anzitutto perché non ho potuto godere appieno né delle zeppole né dello spumante, e poi non digerivo come nella nostra isola si sia inclini a giustificare, a non giungere alle conclusioni finali.
Praticamente davo ancor più ragione a ’Ntunino. Che faceva notare come la donna trovava superato ogni commento. La vicenda riguarda anni addietro, un clima politico diverso, persone diverse… Come se il 2011 sia un tempo trapassato, come se il clima politico non sia lo stesso perché le persone implicate sono fra noi, e gli appalti si stipulano oggi come si stipulavano ieri.

Zi’ ’Ntunino ribadiva: “Non cambia niente se non ci mettiamo nella disposizione d’animo che l’amministrare non è simile a condurre la propria famiglia. La responsabilità sociale di chi ha mandato politico è diversa dalla responsabilità privata. Se chi ruba per la propria famiglia compie un reato che può sanare con pena pecuniaria o altro, chi ruba in carica politica deve sanare, oltre quella personale, anche quella sociale e, pertanto, deve allontanarsi dalla politica e chiedere scusa per il suo operato”.

Parole dure quello dell’amico, che sappiamo essere intransigente. Ribattute, altrettanto severamente dalla moglie: “Allora per te chi sbaglia in politica si porta il peso per tutta la vita, senza poter rimediare”.

E zi’ ’Ntunino: “Ci sono due piani di responsabilità: quella privata e quella pubblica. La prima la sani mettendo in gioco te stesso. La seconda non la puoi sanare da solo perché hai gettato discredito su quelli che ti hanno dato la loro fiducia. Come lavi il fango che hai gettato su coloro che ti hanno votato?”.

Le domande di ’Ntunino erano dirette e ineludibili. Io, zitto, guardavo con tristezza lo spumante sul tavolo. Non ho osato mostrare comportamenti di basso livello. E così anche le zeppole sono rimaste lì. Belle e appetitose ma… distanti.

San Giuseppe non ha benedetto, ha insegnato. Ora, per quanto attempati, rimaniamo ignoranti. Come rimediare? Facendoci domande utili.

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