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Odonomastica, questa sconosciuta. A che punto siamo, a Ponza?

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su un lavoro di Arturo Gallia, segnalato da Sandro Russo

 

La lettura di un contributo di Arturo Gallia pubblicato in un più ampio lavoro – La Grande Guerra – Luoghi, eventi, testimonianze, voci – a cura di Maria Luisa Chirico Simonetta Conti (Aracne Editrice; marzo 2018) – mi ha riportato alla memoria una parola non troppo frequentata: Odonomastica.

Lo scritto di Arturo ha per titolo: Cartografia storica e strumenti digitali per lo studio della memoria della grande Guerra. L’odonomastica capitolina (pp. 311-329; insieme ad una ricchissima bibliografia è allegato in file .pdf alla fine di questo articolo), e analizza in particolare come le vicende, i nomi e le battaglie della Grande Guerra si sono trasferite nei nomi di strade e località della capitale.

Qui di seguito parte dell’Abstract di Gallia:

“Nella costruzione della memoria nazionale, un ruolo importante di “agente di storia” è affidato all’odonomastica. La celebrazione di eventi vittoriosi, di personaggi illustri e di luoghi simbolici avviene anche attraverso l’intitolazione di strade e piazze. L’atto urbanistico è preceduto da un momento politico, carico di simbologia patriottica e propagandistica. La Grande Guerra è stata celebrata già a pochi anni dalla sua conclusione, mediante l’intitolazione di strade, piazze e interi quartieri. Gli eroi andavano celebrati ed emulati, le grandi vittorie festeggiate, i nemici della patria, invece, dovevano essere dimenticati, Negli anni Venti e, soprattutto, Trenta del Novecento si assistette in Italia alla diffusione di odonimi celebrativi della Grande Guerra; questo processo seguì dinamiche quasi mai casuali, ma principalmente organizzate e pianificate. Uno degli esempi più evidenti è il quartiere Della Vittoria a Roma, che a partire dagli anni Trenta rappresentò la concretizzazione urbanistica di un progetto politico e ideologico che il regime attuò per celebrare la Grande Guerra e la patria (…)”.

Riporta Wikipedia: “La toponomastica è l’insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche (toponimi), ed il loro studio storico-linguistico.
La linguistica storica concentra una grande attenzione sui toponimi perché, ad esempio, le radici di questi ultimi possono risentire poco del passaggio da una lingua alla successiva; in mancanza di rinvenimenti archeologici un nome può essere dunque l’ultima testimonianza di lingue completamente estinte”.
Un aspetto diverso ma correlato a questa affermazione, è la persistenza della denominazione di una località, anche quando sono cambiate le condizioni fisiche del luogo; per esempio “mare ’i coppa” (mare di sopra)a Santa Maria, per indicare la zona dove un braccio di mare (fiordo) si inoltrava nell’entroterra, usato come bacino di carenaggio dai romani, poi interrato nei secoli da detriti portati dalle acque.

“Entrando più nello specifico, e cioè trattando il tema che riguarda i nomi delle strade di una particolare zona o località, dal punto di vista della scelta e della genesi del
nome stesso (del quale si interessa in particolare l’urbanistica) è più corretto parlare di odonomastica (dal greco hodós ‘via’, ‘strada’, e onomastikòs, ‘atto a denominare’) che è l’insieme dei nomi delle strade, piazze, e più in genere, di tutte le aree di circolazione di un centro abitato e il suo studio storico-linguistico” (ancora da Wikipedia).

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Mi sono poi chiesto (e sono andato a cercare) se (come e quando) abbiamo trattato sul sito di questi temi e ho trovato contributi interessanti riguardo alla toponomastica, come:

– di Silverio Lamonica, dell’ottobre 2012: “Una nuova toponomastica per Ponza [3]”;

– di Enzo Bonifacio, del marzo 2013: “Toponimi ponzesi [4]”;

– del Comitato Samip 2012, del dicembre 2017: “Lettera aperta del Comitato Samip 2012 sulla toponomastica [5]”;

– dell’Amministrazione comunale: “Uno stradario per la nostra isola [6]”;

…mentre il solo Tano Pirrone utilizza propriamente la voce “Odonomastica” per una piazza di Parigi: leggi qui [7]

Odonomastica. Non è un argomento di poco conto, tanto che la nuova Amministrazione all’atto dell’insediamento ha costituito un tavolo di lavoro che proprio in questi giorni è prossimo a produrre dei risultati. Tra poco ne avremo ulteriori notizie…

Ma per tornare al saggio da cui eravamo partiti, riportando esempi relativi ad altre località, scrive Gallia: “Per concludere l’analisi su Roma, può essere interessante soffermarsi ancora sull’uso dei toponimi legati ai luoghi della Grande Guerra per celebrare lo sforzo bellico e costruire una memoria nazionale volta all’autocelebrazione. Una dinamica simile a quella descritta per il quartiere Della Vittoria può essere individuata, nello stesso periodo, nella bonifica dell’Agro Pontino: i borghi fondati a seguito di quell’ampio processo di trasformazione del territorio — e del tessuto sociale — riportano ancora oggi le denominazioni di Borgo Sabotino, Borgo Montello, Borgo Piave, Borgo Podgora, Borgo Bainsizza, Borgo Isonzo, Borgo Grappa, Borgo Vodice, Borgo Montenero, e cosi via”.

Il file .pdf del lavoro di Arturo Gallia (estratto dall’opera completa di AA.VV – Autori Vari, sopra citata):
Cartografia_storica_e_strumenti_digitali [8]

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