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Il colosso di Rodi, ovvero le immagini del nulla (4). Le chiacchiere

di Pasquale Scarpati

 .

Per la puntata precedente, leggi qui

La filosofia del “nulla”

Detto questo mi sovviene quando, seduti tra i banchi, irridevano alla filosofia definendola “la materia con la quale e senza la quale si rimane tale e quale”. Da giovani, infatti, non si riesce a capire che il mondo è filosofia: spiccia se volete, ma pur sempre filosofia. L’evoluzione del modo di pensare di tutti ed anche l’evoluzione di tutto è pur sempre filosofia. Il modo di agire non è altro che la conseguenza del modo di pensare.
Ma la filosofia non è veloce: è lenta, ha bisogno di riflessione. Ha soprattutto bisogno di poggiare su quella precedente e sulla “canoscenza” (come dice il Poeta).

Se ci sono stati e ci sono cambiamenti non è un caso. La stessa tecnologia avanza con la filosofia. Il pensiero, infatti, che si libra nel cielo e nell’etere come fosse entità astratta, sempre o molto spesso sbatt’ ’n’terra; si concretizza, cioè, con le inevitabili conseguenze. Da queste scaturiscono nuovi pensieri da cui si dipartono nuove conseguenze. Se così non fosse saremmo ancora all’età della pietra o ancor prima.
Non voglio parlare né dell’emancipazione della donna, né dell’autunno caldo, né del ’68, né dei cambiamenti della psicologia né di quelli avvenuti nelle forme artistiche ed altro. Qualcuno, addirittura, ha fatto osservare che anche i Papi hanno dismesso la tiara e sono scesi dalla sedia gestatoria per camminare, come faceva il Cristo, in mezzo alla gente.
Quindi, le innovazioni, sono il frutto del pensiero: a loro volta le innovazioni introducono un nuovo modo di pensare.

Lo storico, poi, guardando la realtà degli avvenimenti, che al pari dei i numeri non si possono cambiare – per tale motivo, a mio avviso, la storia sarebbe da annoverare tra le materie scientifiche più che letterarie e ad essa dovrebbe essere dedicata una cattedra esclusiva in tutte le scuole di ogni ordine e grado -, li indaga, li analizza nei particolari secondo una sua prospettiva (così come fa il regista nelle diverse inquadrature di un film). Lui, lo storico, poverino, spera che qualcuno faccia tesoro della sua analisi e trovi colà una soluzione agli onnipresenti problemi: trovarne le soluzioni non è di sua competenza. Altri, tra le pieghe del suo pensiero, potrebbero trovarle. Lui pensa soltanto che tutto poggi sul passato; pensa che non possa esistere nulla che venga dal nulla. Molti pensano e dicono, pertanto, che solo il Creatore abbia avuto ed abbia ancora la prerogativa di creare dal nulla.

Anche il Colosso di Rodi poggiava su solide basi.
Era, quell’enorme statua, posta sulle due parti dell’imboccatura del porto di Rodi. Essa era dedicata al dio Febo (Apollo) ed era un faro che rischiarava le notti buie del mar Egeo. Anch’esso aveva la funzione di rischiarare il buio! Sotto le sue gambe divaricate erano obbligate a passare tutte le navi.

A me quella enorme statua fa pensare agli abitanti dell’Isola che poggiano con i piedi su due sponde diverse: da una parte la sponda estiva, dall’altra quella invernale.
Ma qualcuno ha fatto acutamente osservare che questa “statua” dell’Isola è enormemente sbilanciata perché da una parte ha una base che sembra all’apparenza massiccia (quella estiva), mentre l’altra, l’invernale, è piuttosto “mingherlina”, così che pende tutta da una parte: più della Torre di Pisa.
Si ricorda che l’antico Colosso crollò e si frantumò in mille pezzi. Si sbriciolò e anche lui sparì nel… nulla.

A proposito del “Nulla”, il filosofo o pseudo tale ha tirato fuori dal suo cilindro “l’elogio del nulla”.

Ha detto, infatti, che per risolvere molti problemi del Paese ed in particolare quello del depauperamento abitativo invernale dell’Isola esiste una soluzione: non fare (nel senso di porre in atto) nulla!
A chi gli ha chiesto cosa voglia dire, pare che così, sinteticamente, abbia risposto:

  1. Non fare nulla perché il nulla non ha bisogno di Nulla
  2. Non fare nulla perché il nulla se la può prendere solo con il Nulla
  3. Non fare nulla perché non avere coraggio fa parte del Nulla
  4. Non fare nulla perché una meteora scompare nel Nulla
  5. Non fare nulla perché il mondo finirà nel Nulla

Conclude: nulla è più bello del nulla, più dolce del nulla, più libero del nulla, più lento del nulla più sonnolento del nulla… “là voce di tenebra azzurra… Ascoltavo mia madre poi… nulla…” (G. Pascoli: “La mia sera”).

Di conseguenza la domanda che ci si pone è: bisogna sempre aspettare che tutto ci piova dall’alto? O piuttosto sarebbe ora che ci si muovesse dal basso e si “spingesse” chi sta in alto ad agire in modo appropriato all’ambiente e alle esigenze locali? Ancor meglio se piccolo?
Qualcuno asserisce che il demandare sempre e comunque ad altri è un modo astuto e conveniente, perché in caso di successo tutti ne traggono profitto; in caso di insuccesso la colpa si più addossare ad uno solo o a pochi.
Veruccio dice: – Molti affermano che si va verso il futuro; secondo me, si torna non verso il passato ma addirittura verso il… trapassato!  
– Chiacchiere! – replico. Mi guarda con un sorriso di sufficienza ed annuisce:
– Proprio così- risponde.

Anch’io sorrido ma non per le sue solite idee stra-vaganti ma perché penso a quei dolci che allietano la tavola soprattutto nel giorno di carnevale, le “chiacchiere” dette anche “nocchette”. Sono dolci molto semplici da fare: leggeri e ricoperti di zucchero. Ad esse, così come alle chiacchiere, si danno le forme più svariate: lunghe, intrecciate, a forma di cuore ed altro. Essendo leggere se ne mangiano a volontà, come le ciliegie: l’una tira l’altra. Zuccherate, voluttuosamente scivolano in bocca e quasi non ce ne accorgiamo: hanno poca consistenza.
Ma Veruccio, che come sempre mi legge nel pensiero. sussurra cattivo: – Le chiacchiere, dolci e leggere, dalle forme più svariate, sono per l’appunto il dolce di Carnevale quando… ogni scherzo vale!

[Il colosso di Rodi, ovvero le immagini del nulla (4) – Continua]

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