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Il colosso di Rodi, ovvero le immagini del nulla (3). Le lungaggini

di Pasquale Scarpati

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Le pietanze

A volte o spesso può accedere che se qualcuno osi fare delle proposte velate o esplicite, viene a cozzare contro la volontà di chi governa. Costui non volendo o non potendo far nulla, forse per pigrizia, per paura, per interesse o per altre ragioni, si appella e si rifugia nei dettami; alza lo scudo delle leggi come se queste fossero inamovibili o dogmi. Come se fossero piovute dal cielo o quindi intoccabili. Come se non fossero fatte dagli uomini e per gli uomini.
Quante volte infatti sono stati e si annullano buoni trattati sottoscritti pochi anni prima! Queste leggi a loro volta richiamano altre leggi molte delle quali vanno a volte molto a ritroso nel tempo. Per trovarle bisognerebbe scorrere antichi testi polverosi e pagine dal colore giallino dove pazienti amanuensi avevano scritto strane linee con la penna d’oca. Tutto, pertanto, può essere cambiato, se si vuole.

Bisogna dire, però, che colui che tenta di attuare qualche lodevole iniziativa o quelli che hanno bisogno di qualcosa sembrano camerieri che passano con le pietanze da un tavolo ad un altro. I commensali, però, o sono distratti nel guardare su un tablet o uno smartphone oppure parlano così animatamente tra loro che difficilmente si accorgono del suo arrivo.
Immersi nelle loro occupazioni, il più delle volte fanno mettere sul tavolo la pietanza che può appartenere a un menù fisso oppure è stata ordinata da loro stessi; poi, però, se ne dimenticano. Così la pietanza si raffredda e addirittura si guasta. Dopo molto tempo richiamano il cameriere e gli dicono che non è buona oppure la mangiano a metà oppure dicono che oramai è guasta e che quindi va rifatta. Poche volte se la mangiano così com’è. Intanto il costo di quella pietanza è andato vanificato e quindi sprecato. Per rifare una nuova pietanza, quindi, ci vuole altro tempo e soprattutto altro denaro; il costo, quasi sempre già elevato in origine, incrementa ulteriormente.
Ma questo spreco di tempo e di denaro ai commensali non interessa, come se loro non facessero parte del ristorante. Anzi agiscono come se fossero clienti occasionali quando, invece, anche loro ne fanno parte e se il ristorante dovesse fallire, anche loro sarebbero costretti ad andare via.

In questo ristorante dalle belle forme esteriori non solo si notano simili impedimenti ma ne esistono anche degli altri. Così nel mettere a cucinare le pietanze anche le più semplici, da una parte si esigono tanti e a volte troppi ingredienti, dall’altra si parano davanti al cuoco tantissimi forse troppi fornelli. Molti dei quali, però, vecchi e arrugginiti, emettono dai fori del bocchettone una ed una sola fiammella molto tenue. Altri sembrano più efficienti ma la fiamma esce scoppiettando, piena d’aria per cui produce poco calore e di conseguenza impiega molto tempo per cuocere la pietanza.

Sarebbe quindi conveniente sostituire i fornelli obsoleti, eliminare quelli che oramai non servono più perché gli ingredienti delle pietanze sono cambiati e soprattutto rendere efficienti quelli che effettivamente servono. Ma anche queste operazioni sono difficili da compiere perché molti cuochi si dicono affezionati a questi vecchi strumenti.
Qualcuno ha fatto osservare che questo atteggiamento è tipico delle persone anziane. Esse, infatti, quasi mai buttano vecchi cimeli, vecchie cianfrusaglie, abiti che non si indossano più per vari motivi, scarpe che sono passate di moda, che oramai hanno fatto il loro tempo. Tutta questa roba non fa altro che appesantire armadi, cassetti e comò con il rischio anche di sfasciarli.
A chi chiede il perché di questo pervicace attaccamento esse rispondono che hanno un valore affettivo.

Così questi fornelli – o per meglio dire fornellacci – continuano ad esistere, ritardando ulteriormente la preparazione delle pietanze le quali, anche se cotte con ingredienti genuini, perdono buona parte del gusto a causa della cottura non adeguata. È, in buona sostanza, un ritardo continuo.
Un po’ come quando un treno fa ritardo.
Di norma quasi mai recupera il ritardo; quasi sempre, invece, lo accumula per vari motivi. Molti clienti, pertanto, stanchi di queste lungaggini, si rivolgono ad un altro ristorante più efficiente e con pietanze più adatte al tempo. E ciò non può non nuocere all’intera economia. Ovviamente è come il famoso cane che si morde la coda: fornelli vecchi che non cucinano bene e impiegano troppo tempo per cucinare insieme alla lentezza nel servire producono pietanze poco appetitose; pietanze poco appetitose fanno andare via i clienti; per la mancanza di clienti gli ingredienti rimangono abbandonati e si guastano anche se conservati nel congelatore. Per mancanza di denaro i vecchi fornelli non possono essere sostituiti. Tutto questo fa sì che i clienti, specialmente se giovani (i quali, si sa, hanno come prerogativa la velocità: chi nella gioventù non è stato più veloce degli anziani?) vadano via.
Nel ristorante, pertanto, rimangono quelli che pur sapendo e vedendo che le pietanze sono servite con lentezza e non sono all’altezza della situazione, hanno i loro interessi: affezione al posto, non vogliono separarsi dai parenti o dagli amici.

La cottura non adeguata a causa dei fornelli vecchi, di conseguenza il servizio molto lento a causa del tempo che ci vuole per cucinare le pietanze, la distrazione dei commensali che non mangiano subito le pietanze anzi le rigettano dopo tanto tempo, portano i cuochi ed i camerieri che hanno intenzione di migliorare il tutto o di presentare una nuova pietanza, ad un certo scoraggiamento con la conseguenza che non fanno nulla per migliorare la situazione. Qualcuno, poi, che, timidamente, tenta qualche miglioria, rischia anche di essere rimproverato aspramente, per cui si ferma o è costretto a fermarsi. Molti pensano, altresì, di lasciare il loro posto oppure di adeguarsi alla situazione. Il più delle volte quest’ultima alternativa pare che sia quella di maggior successo.

Può succedere che qualche volta anche qualche commensale abbia bisogno di una pietanza di suo gradimento.
Lui, allora, lascia il posto e si avvia verso la cucina dove ovviamente vi sono: gli ingredienti, i cuochi ed i fornelli.
Essendo cliente assiduo di quell’ambiente conosce quali siano i cuochi più esperti a cui si deve rivolgere, quali siano gli ingredienti giusti ed anche quali siano i fornelli più funzionanti.
Dopo la cottura succede anche che, per fare onore alla tavola, pomposamente, sia lui stesso a portare la pietanza agli altri commensali, i quali, come si conviene a chi siede allo stesso tavolo o ai tavoli vicini non fanno anche altro che elogiarla, dopo averla assaggiata.
Se ci sono delle pecche non esternano il loro giudizio per non offendere l’amico. Molte volte queste pietanze sembrano saporite all’inizio, poi quando si raffreddano possono lasciare l’amaro in bocca o provocano altre conseguenze. Poche sono quelle che vengono cambiate o modificate. Il più delle volte esse rimangono sempre le stesse non perché manchino gli ingredienti anche nuovi ma per una certa superficialità.
Lasciano queste incombenze a quelli che in seguito, sedendo ai quei tavoli e assaggiando quella pietanza, formuleranno un altro giudizio. Come dire… “ai posteri l’ardua sentenza”.

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[Il colosso di Rodi, ovvero le immagini del nulla (3) – Continua]

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