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L’eremo di San Michele

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di Silveria Aroma

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Una gita in montagna, una montagna che guarda il mare, così vicina a noi che nei giorni di cielo limpido diviene terrazzo per vedere Ponza e le altre isole e, magari, sognare un po’.
Oggi c’è foschia, il mare è nascosto così bene da farci sentire altrove, sospesi oltre il tempo.

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Da Formia siamo saliti in macchina verso Maranola, abbiamo proseguito – curva dopo curva – fino all’ultimo piazzale disponibile per lasciare l’auto, e da lì abbiamo continuato a piedi.

Una mezz’ora abbondante di cammino (di più, non meno) lungo un sentiero ornato dal viola dei crocus e delle pansé; qualche traccia di neve sotto i faggi vestiti di verde muschio e il silenzio di noi, tre pellegrini, avvolti dalla nebbiolina di una bella giornata d’inverno.

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Sotto la statua del redentore quattro stranieri, una coppia con due bambini, ci salutano, il sole scalda le loro braccia nude. Riposo dopo la salita.

Lasciamo la vetta e scendiamo verso la nostra meta, una destinazione scelta dopo aver visto la foto in rete dell’Eremo di San Michele Arcangelo ed essermi stupita. Tanta bellezza mai incontrata eppure così vicina.

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“L’eremo di San Michele Arcangelo è una piccola chiesa situata alle pendici di monte Altino, che appartiene alla catena dei monti Aurunci, a 1220 mt. s.l.m. nel territorio di Maranola (frazione di Formia).
Incastonata nella roccia, si trova lungo il sentiero che da Sella Sola conduce fino alla cima del Redentore, su un costone a strapiombo.
Il santuario rupestre, dedicato a san Michele Arcangelo, risale all’830, difatti viene menzionato nel Codex diplomaticus cajetanus. Tuttavia, la facciata di pietre, che chiude una cavità naturale, fu ricostruita in stile neogotico alla fine del XIX secolo, nel 1893, quando salì sul monte Altino, in visita pastorale, l’arcivescovo Francesco Niola” (da Wikipedia).

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L’incanto del luogo, il calore del sole, la strada percorsa. Sedersi e condividere un panino. Sdraiarsi sull’erba alla ricerca di un’inquadratura dal basso, incontrare un piccolo insetto, evitare di schiacciarlo.
Un incanto ma bisogna riprendere il sentiero per fare ritorno.

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Siamo nel parco naturale degli Aurunci. Le rocce, i faggi, qualcosa nei colori, tutto mi parla degli adorati sentieri d’Abruzzo… sogno un lungo cammino attraverso l’Appennino, sogno… alle cinque e mezza la nave parte.

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