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Di verità

di Francesco De Luca

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Chi possiede la verità? Nessuno. E pure questa risposta, così perentoria, è inficiata dalla sua stessa natura.

La verità di cui parlo non è quella sentita nell’animo. No. Quella, ciascuno la può trovare all’interno di sé. Parlo della verità detta, comunicata, espressa in una affermazione. Questa verità non ha possessori. Perché? Perché la verità assoluta non ha possibilità d’essere espressa. La vita dell’uomo, ma generalmente anche la sola vita, non può essere racchiusa in uno sguardo di sintesi esaustiva. La vita è composta da così tanti fattori che si intersecano in modo attivo, tanto da modificarsi nel loro intreccio, che è impossibile per il pensiero di conchiuderla in una definizione vera.

La verità può essere colta nelle distinzioni degli aspetti. Ho fame? La risposta veritiera oscilla fra il e il no. Sono triste? Anche qui è possibile cogliere la verità. Ma la verità assoluta, quella che cerchiamo ardentemente tutti (singolarmente o collettivamente) no… quella non è possibile coglierla. E chi ce la offre in modo paludato o stringato, mente. Fa male ammetterlo. Ancor più doverlo ammettere. La ragione ci ha avvertito, e lo fa ogni volta, che è un’ illusione quella di credere in una verità espressa. E’ appagante ma menzognera.

Le verità illusorie placano la sete di sicurezza di cui abbiamo bisogno, e di cui ci nutriamo abbondantemente.
Mi sono addentrato in questo labirinto di riflessioni spinto a forza dall’esperienza vissuta personalmente in questi giorni.

La morte, quella che trova nell’animo una risonanza che non può essere tacitata, porta l’animo sulla soglia di una porta. Oltre la quale c’è la Verità. Non quella eterna, non parlo di quella, parlo della verità umana. Quella che viene espressa, detta, pronunciata, conclamata, sussurrata.

Si è catapultati sul limitare di quella porta. Si è spinti, invitati, ad aprire quella porta. Ma essa rimane chiusa. Se ne sente il fascino, il profumo invitante, e se ne intravede anche il baratro dell’ipocrisia, della malafede, della menzogna.

Quella porta rimane chiusa. Nessuna parola riuscirà ad aprirla con piena soddisfazione. E’ bene che sia così. Una verità dimidiata è merce avariata, una verità profanata manca di brillore.

Nessuna parola, citazione, convenevole può palesare verità assoluta. Essa rimane chiusa nell’intimo. Ed è lì che trova il suo migliore ambiente, da cui lanciare richiami e segnali affinché l’animo segua i dettami. Di essa abbiamo sentore. Ne scorgiamo i folgoranti guizzi, i profumi inebrianti.
Il pensiero occidentale ci ha avvertito di questa certezza: la verità risiede nel nostro animo.

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Nota
Le immagini tratte dal libro di Zavattini (Bompiani, 1° gennaio 1983) e dal film, sono state scelte da Sandro Russo.
La veritàaa, uscito nel 1982, è il primo film non solo scritto ma anche diretto ed interpretato da Cesare Zavattini, sceneggiatore e scrittore italiano tra i più importanti del Novecento.

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