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Epicrisi 214. Il mare che è dentro di noi

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di Rosanna Conte

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E’ una settimana piena, zeppa di argomenti di spessore. Questo ci dà grande soddisfazione per la ricchezza del sito consentendoci anche di spaziare parecchio.

Il reportage del Convegno sulla cultura ellenica alla Sapienza  ci ha offerto la possibilità di ripercorrere, attraverso gli interventi così abilmente riportati, le strade attraverso cui ci è giunta l’eredità della cultura greca. Il suo spazio è stato il Mediterraneo, il mare protagonista di altri due articoli che vanno a confrontarsi e a intersecarsi.

L’intreccio fra quanto scrive l’antropologo Marino Niola in Le civiltà e il Mediterraneo. Mostra a Cagliari e quanto emerge dall’intervista di Alessandro Stillo a Matvejevic, riportata in Ricordiamo Predrag Matvejevic a due anni dalla morte (2),  costituisce uno dei nodi contemporanei che riguardano le identità dei popoli che vivono lungo le sponde del Mediterraneo, le loro contrapposizioni, ma anche le possibili radici per un confronto costruttivo.

Sono ancora rintracciabili nelle abitudini e in alcune espressioni culturali le antiche origini comuni,  simili a quelle di una famiglia ancestrale da cui poi sono derivati i popoli di oggi. Non si può non avvertire la forza di verità che è nell’idea che questo nostro mare sia l’infanzia comune a cui guardare per fondare un’Europa diversa da quella attuale, che non solo si è allontanata da quella del Manifesto di Ventotene, ma che ha voltato le spalle al Mediterraneo, ignorandolo. Matvejevic, però, ci fa notare che ci sono tanti Mediterranei, con qualità comuni, anche se non sempre positive, che sfidano o rifiutano le idee unificatrici.
Di questo grande intellettuale  Antonio De Luca, in Ricordiamo Predrag Matvejevic a due anni dalla  morte  (1) ci riporta lo spessore umano e culturale attraverso un suo ricordo che si  snoda fra il privato e il pubblico, fra le idee e il pragmatismo quotidiano secondo il ritmo dettato dal suo pensiero sincopato o analogico di poeta.

Sono queste, tutte pagine da rileggere con attenzione, che spingono a meditare.

A riflettere però, spingono anche le pagine su temi di attualità da La lega e il Sud: per sommi capi a Cari giovani di Ponza…  Ma chi ce lo fa fare?.

Tematiche così apparentemente diverse, in realtà, suggeriscono quanto molto spesso diciamo: non possiamo incolpare solo i politici se le cose vanno male: noi per primi dobbiamo assumerci le nostre responsabilità che non possono prescindere dall’informazione e dalla scelta consapevole sia nelle azioni quotidiane sia in quelle a cui siamo chiamati quando dobbiamo indicare i nostri rappresentanti. E’ la partecipazione la prima azione operativa per la responsabilità sia che si vada all’incontro organizzato dal Comitato Samip ” Zannone oggi”, il 16 febbraio il dibattito promosso dal Comitato Samip sia che si partecipi al progetto Mare di Circe: nel momento in cui si partecipa, si è, si può dire la propria, si può lasciare un’impronta. E questo vale sempre, sia se si ha qualcosa da dire sia se non si hanno idee, perché, in questo secondo caso, comunque sarebbe l’occasione per ampliare il proprio bagaglio mentale, per saperne di più.

Da non trascurare anche le pagine informative come Il debutto del Parco del Circeo alla BIT di Milano, Importante nomina per il dottor  Giovanni BaianoProgetto Med Blue EconomyLa macchina del Calise Cup edizione 2019 è partita, o  Il resto di niente va a Parigi. Interessanti o meno, ci dicono come si stanno muovendo delle realtà vicine a noi e che potrebbero avere anche una ricaduta sul nostro piccolo mondo.

In un’altra dimensione ci invita Luisa Guarino conducendoci all’ingresso dell’avventuroso mondo di Simone Perotti con la presentazione di “Delfina e il mare”, e stuzzica non poco la nostra curiosità.

Per chi, invece, ami la creazione letteraria legata alla storia, c’è Il memoriale di Montaruli (1) (2) (3) (4) che Franco De Luca ha scritto partendo da un documento procuratogli da Salvatore Perrotta e che nelle puntate precedenti dedicate a Ponza riportava il titolo 8 gennaio 1810: cosa accadde a Ponza? Presumo che nel suo insieme sia composto da parti rielaborate ed altre, partendo dalla puntata 5, se non erro, trascritte. Questa settimana abbiamo le ultime puntate su Ventotene con le considerazioni finali di Franco, considerazioni su cui riflettere per capire e per capirci.

Interessante e puntuale è la ricognizione bibliografica, accompagnata dall’esperienza personale, fatta da Enzo Bonifacio in Le opere di captazione dell’acquedotto a Cala dell’Acqua: le conoscenze attuali (1). Ci consola sapere che sull’isola ci sono giovani interessati alla ricostruzione di queste emergenze archeologiche e speriamo che l’attività con ASSO possa incrementare il loro numero.

Altre notizie positive sono nell’articolo riportato da Sandro Russo in Oreste e una sua ricetta su la ‘Repubblica’ food perché insieme a lui, ad Eataly Roma, c’era anche Ponza. Ormai il rapporto fra Oreste e Ponza è di tipo osmotico: ognuno si avvantaggia dell’immagine dell’altro, ma forse chi si avvantaggia di più è Ponza.

Infine una bella notizia per i ponzesi: Nasce a Ponza la prima casa dedicata totalmente agli anziani. Se pensiamo a quanti anziani sono costretti ad andare via dall’isola nel momento in cui non possono più vivere da soli e alla loro malinconia, ci rendiamo conto che offriamo una luce di consolazione perché, non solo non anticiperebbero l’interruzione dei loro rapporti con la comunità di appartenenza, ma potrebbero ricevere più frequentemente visite dai parenti e conoscenti. Non sarebbe poco poter ricreare l’atmosfera della propria casa, arredando la stanza con le suppellettili personali ed essendo assistiti da personale qualificato in grado di relazionarsi con gli anziani e con la loro fragilità.

Pur sorridendo,  pensiamo a Silverio Guarino che, come ci racconta in Ponza in tavola, ancora ben lontano da una casa di riposo, ma legato da morire all'”amato scoglio” usa il grande panno da cucina dipinto da Silverio Mazzella, il nostro libraio del Brigantino, per ricreare l’atmosfera della nostra isola in quel di Latina. L’affetto per la propria terra resta uno dei sentimenti sani e vivi che ci sono rimasti.

Ed io penso anche ad Antonio (Anche Antonio Conte ci ha lasciati), che nonostante avesse bisogno di essere accompagnato, in tutti gli anni della sua malattia ha passeggiato fra le stradine degli Scotti, i luoghi della sua vita. E ne traeva piacere, quel tipo di piacere che si può provare solo quando capisci l’essenzialità della vita.
Quindi ben venga l’iniziativa per avere una casa per anziani sulla nostra isola.

Nei giorni di tramontana e di grecale, quando il mare schiuma come in Tramuntana a i Forne, i vecchietti potrebbero consolarsi a vicenda: guardare il mare agitato, ricordare fatti lontani, ringraziare san Silverio e sentirsi accuditi come quando erano piccoli.

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