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Convegno sulla cultura ellenica alla Sapienza

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cronaca di Sandro Russo

 .

Interessante Convegno ieri alla “Sapienza” per le “Giornate Mondiali della Lingua e della Cultura ellenica di Roma e del Lazio”, prima parte di una manifestazione che continuerà sabato 9/2 a San Felice Circeo, secondo il programma qui sotto riportato:

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L’incontro di ieri è stato caratterizzato da una massiva presenza di giovani delle scuole di Roma e del Lazio (le scuole coinvolte nell’iniziativa sono riportate nella locandina) che riempivano completamente l’Aula Magna della Facoltà di Economia e Commercio dedicata a Ezio Tarantelli.


Dopo i brevi saluti del delegato dell’Ambasciatore di Grecia, del vice-Sindaco di San Felice Circeo e del padrone di casa, il preside della Facoltà di Economia e Commercio, l’architetto Luca Calselli ha illustrato i motivi della convergenza del progetto “Mare di Circe”con la manifestazione in corso e del perché l’eredità greca, nella fattispecie i miti greci, ancora ci coinvolgono a distanza di secoli.

Il programma è andato avanti leggero, con brevi intermezzi recitativi e musicali messi a punto dai ragazzi coordinati dai loro insegnanti di lettere e cultura greca, che hanno spaziato tra temi diversi; per dire… da una citazione teatralizzata dall’Antigone di Sofocle a una canzone moderna – Let it be dei Beatles – cantata in greco.

Altra incursione culturale, nel segno della contaminazione tra le culture…

«Roma non ebbe vergogna di scrivere e far conoscere che, se essa aveva vinta la Grecia con le armi, la vinta Grecia vinse Roma con le arti e con le lettere sue. Greci siamo, ma da tremila anni in Italia stiamo… greco parliamo, ma non perché siamo stranieri, ma perché siamo la più vecchia gente del luogo».
(Domenicano Tondi, Glossa. La lingua greca del Salento, Ed. Cretesi, 1935)

Una ventata di entusiasmo, stavolta per la lingua greca, è stata portata dalla linguista Maria Olimpia Squillaci, studiosa di origine calabrese, ricercatrice presso lo Smithsonian Institution di Cambridge, sulla permanenza in Italia di due enclavi dove ancora si parla una lingua di stretta derivazione dai colonizzatori greci del passato remoto, come il grecanico della Calabria meridionale e il griko della Penisola salentina.
Del lavoro e dei metodi per far sopravvivere queste minoranze linguistiche – come espressione di una diversità che è arricchimento – fosse anche attraverso il supporto di una  pagina Facebook, ha parlato con competenza e impeto la giovane ricercatrice.

Il Convegno è proseguito nel pomeriggio con lo svolgimento di temi “alti” dell’eredità ideale greca, attuale anche ai nostri tempi.
La sede si è spostata al Museo dell’Arte Classica presso la Facoltà di Lettere, all’interno della città universitaria, dove gli interventi dei vari relatori sono stati inframezzati con brevi situazioni teatrali – sempre collegate alla letteratura classica greca – da parte degli attori del progetto Theatron – Teatro antico alla Sapienza.

Maurizio Bettini, maestro dell’antropologia del mondo antico, parla dei rapporti di attrazione / difesa che intercorsero tra quelle due grandi culture del mondo antico, che furono la greca e la romana.
La nozione di barbaros (colui che balbetta la lingua) con cui i greci denominavano tutti gli stranieri (inclusi i romani stessi) con una sfumatura denigratoria mentre per i romani (più inclusivi) l’adesione alle leggi e l’acquisizione dello status “cives romanus sum” era estesa fino ai confini dell’Impero. Ma per entrambi, greci e romani, che lo straniero fosse xenos, straniero in quanto proveniente da un’altra città stato, oppure barbaros, colui che non apparteneva alla grecità, il dovere dell’ospitalità era sacro.
Ancora, alle origini del mito fondativo di Roma – l’Eneide di Virgilio – c’è il profugo troiano Enea (non un greco) a sottolineare l’indipendenza (anche ancestrale) da quella cultura.
Si parla di Atene, di Sparta e dell’antica Roma, ma a tutti è evidente che si parla di attualità.

Dei concetti di polis (greca) e urbs (romana) ha trattato poi Luca Calselli; due modi diversi ma convergenti di intendere la città e accenna alla sua esperienza di “rigenerazione urbana”, con modifiche non solo strutturali ma anche funzionali, per una città son solo più efficiente, ma anche accogliente e aggregante. E riporta i pochi esempi in tal senso, tra cui l’esperimento in atto a Milano; immaginato e sviluppato negli ultimi da circa trent’anni.

Lorenzo Perilli ha quindi trattato l’eredità ellenica dal punto di vista dell’arte medica, partendo da Omero.
Ha quindi delineato i diversi filoni dell’arte medica nel mondo antico: l’approccio razionale-analitico ispirato da Ippocrate (risultato poi storicamente vincente); la figura del medico ‘sacerdote-sciamano’; il variegato mondo dei ‘praticoni’, ma anche ciarlatani e impostori. Ha inoltre tratteggiato la figura di Ippocrate (IV sec a. C.) universalmente considerato il padre della medicina moderna. Non a caso alla cerimonia di laurea ancora oggi i giovani medici leggono “Il giuramento di Ippocrate”.
Conclude Perilli parlando di Galeno (II sec. d.C), originario dell’Asia minore ma presto trasferitosi a Roma, erede latino del maestro greco, la cui influenza arrivò fino agli albori del Rinascimento

Quindi il giornalista, scrittore e conduttore televisivo Giovanni Floris svolge la sua breve relazione centrandola su due frasi significative:
“In Grecia per la prima volta l’uomo ha saputo ribellarsi agli dei cantando la libertà”, pronunciata nel 1958 dal ministro della Cultura francese con De Gaulle (André Malraux ? – NdA), alla cerimonia per l’illuminazione dei monumenti dell’Acropoli di Atene.
Cita quindi – e chiosa – una frase di Gaetano Salvemini: “La cultura è ciò che resta dopo aver dimenticato tutto ciò che si è studiato”.

La dotta relazione del prof. Luis Godart, archeologo e filologo, riceve un gran tributo di considerazione e di rispetto per la sua opera passata e la relazione tenuta.
Il suo argomentare si articola in un apologo e in una metafora.
Prende in prestito da Eschilo la storia di Egitto e Danao, due fratelli (il primo aveva generato 50 figli maschi, il secondo 50 figlie femmine, le Danaidi). Al rifiuto di comporre un matrimonio tra loro, Danao e tutte le sue figlie emigrarono dall’Africa verso la Grecia, dove furono accettati dal consiglio e accolti dai cittadini della città di Argo, benché avessero la pelle di un altro colore.

Godart dà gran rilievo al concetto di Democrazia, nell’antica Grecia e oggi. Prende a simbolo della sua trattazione un’opera del IV sec. a C., un’Atena in armi, in atteggiamento di raccoglimento (forse per coloro che sono morti per la libertà?), ma in armi a portata di mano, perché la democrazia come la libertà vanno costantemente difese.

Rilievo detto dell’Atena pensosa (circa 460 a. C.); Museo dell’Acropoli di Atene. Sotto: particolare del volto


Conclude la sequenza delle relazioni Giulio Guidorizzi con delle considerazioni sulle competizioni sportive.
Tradizione nata e perfezionata nella Grecia antica, con i giochi di Olimpia che si svolsero ogni quattro anni, storicamente dal 776 a. C. al 393 d. C.
Nell’antichità, si tennero in tutto 292 edizioni dei Giochi olimpici. Durante queste olimpiadi le guerre erano sospese da una tregua e inoltre erano usate come riferimento cronologico per datare gli eventi.
La consuetudine dei giochi di Olimpia fu interrotta, dopo quasi mille anni di pratica, da un editto del 393 d.C., dall’imperatore Teodosio I; contemporaneamente si affermava – rispetto alla cura e all’esaltazione delle prestazioni del corpo -, la visione promossa dal cristianesimo, del tutto opposta, di mortificazione e penitenza.

I primi Giochi Olimpici dell’era moderna si sarebbero svolti nel 1896 ad Atene, in Grecia, la terra dove erano nati in antichità, per l’impegno e il proselitismo del barone De Coubertin.
Contrariamente alle speranze del barone De Coubertin, le Olimpiadi non impedirono le guerre. I Giochi del 1916 furono cancellati a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, e lo stesso avvenne per i giochi del 1940 e 1944, a causa della seconda guerra mondiale. Inoltre i vincitori della prima guerra mondiale impedirono alle nazioni sconfitte di partecipare alle Olimpiadi del 1920. Lo stesso accadde nel 1948; tutte le nazioni che persero la guerra (tranne l’Italia), vennero escluse dai Giochi di Londra.
Il relatore cita le Olimpiadi di Berlino del 1936, pensate come glorificazione della pura razza ariana, dove insieme alle tante medaglie tedesche, la vittoria di Jesse Owens, un atleta americano di colore (nelle discipline dei 100 metri, del salto in lungo, nei 200 metri e nella staffetta 4×100), rovinò la festa al führer [sul sito, anche un racconto di Dante Taddia ha rievocato di recente quelle Olimpiadi (leggi qui)].

Le Olimpiadi del 1936, a Berlino

Perché ha interessato me, questo Convegno, e perché interessa Ponza… ma ci si può anche chiedere perché coinvolge tutti noi.

Per quanto riguarda me è presto detto. Il sogno di avere un figlio ingegnere (desiderio che non aveva potuto realizzare lui) spinse mio padre – e me di conseguenza – alla scelta del Liceo scientifico. La mancanza del greco l’ho sempre avvertita nella mia vita; acuita da situazioni particolari… e questo Convegno ne è stata la conferma.

Ponza si è trovata per così dire “coinvolta” nel progetto “Mare di Circe” e potrebbe far di necessità virtù cogliendo al balzo l’occasione per “rispolverare” le sue radici greche, archeologiche e mitologiche, che pure ci sono, accanto a quelle, straripanti, di epoca romana.

Infine si è colto in tutti i relatori la tensione a parlare del passato per trarne illuminazioni e ammaestramenti per il presente. La cultura greca è stata un faro di civiltà, seminale per la cultura occidentale che da più parti, in tempi recenti, viene ritenuta ‘in crisi ‘ e messa in discussione.
A convegni come questo il compito di ricordarlo con forza.

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