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I riflettori? Non possono che farci bene…

di Enzo Di Giovanni
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Stavo scrivendo una nota per informare i lettori di Ponzaracconta sullo stato dell’arte a proposito del progetto “Mare di Circe”, quando è arrivato in redazione il contributo di Vincenzo Ambrosino (leggi qui [2]).
Lo prendo ad esempio perché Vincenzo, non so se volutamente o involontariamente, ha rappresentato esattamente ciò che non va nella nostra piccola comunità: ma non mi riferisco al succo del suo argomentare, ma proprio al suo atteggiamento.
In sostanza, Vincenzo dice: San Felice e Ventotene hanno un progetto, una politica culturale, e Ponza no.
A Ponza ci sono troppe associazioni che non fanno niente, se non litigare sugli spiccioli, per cui sono destinate ad essere divise, concorrenti.
Ai ponzesi non interessa la cultura, il recupero ambientale, ma solo sfruttare ‘tutto e di più’ a meri fini economici.
E, dulcis in fundo, estrema sintesi del suo pensiero: Ponza non sa cosa vuole, a parte lucrare su tutto ciò che sia possibile, ovviamente nella più totale improvvisazione.

Caro Vincenzo: capisco che lo sport nazionale a Ponza è quello di sparlare di tutto e tutti, soprattutto se si sta dietro le quinte. Capisco che distruggere è molto più facile che costruire, e fa sentire “alternativi”, saggi, indipendenti.
Ma offendere un’intera collettività, no, mi sembra davvero troppo: non è stimolare il dibattito.
E’ vero che a Ponza ci sono tante, forse troppe Associazioni, ma non accetto che si dica che nascano per “accaparrarsi quei pochi spicci che la Regione mette a disposizione”, piuttosto credo che siano formate da persone, per lo più giovani ma non solo, che hanno voglia di fare, di costruire una socialità migliore. Che poi spesso restano deluse dal dover lottare contro inefficienze burocratiche, litigi da cortile ed una economia che non favorisce il vivere in un posto di frontiera come Ponza: ma questo è un effetto, non una causa del cercare di mettersi insieme per progetti virtuosi.
E’ vero che non riusciamo a condividere idee, passioni e progetti; e che storicamente facciamo fatica ad accettarci nelle nostre diversità, ma allora chiedo a Vincenzo: considerando tutto ciò, perché spargere fango sulla nostra partecipazione al progetto “Mare di Circe”, al punto da arrivare a dire “che ci fa Ponza nel progetto Mare di Circe”?
Perché non dovremmo esserci, dal momento che lo scopo di questo progetto è proprio questo, cioè spingere alla condivisione?
Anzi: chi più di noi?

Ponza non sa cosa vuole fare e tutto resta improvvisazione.”
Da dove evinci queste cose, dal momento che non mi sembra di averti visto negli incontri di presentazione finora svolti, e soprattutto non c’eri ieri, quando i rappresentanti delle associazioni culturali e di soggetti portatori di idee si sono incontrati per cominciare a lavorare insieme?
Peccato, avresti scoperto che il senso profondo di questa nostra partecipazione sta proprio in questo: nella scommessa di superare una volta per tutte divisioni, incomunicabilità. E soprattutto di riuscire a fare quello che non siamo mai riusciti a fare: mettere in sinergia, come vari pezzi di un puzzle, le nostre risorse, elaborando un progetto unitario in grado di ricostruire e valorizzare al meglio che sia possibile la nostra identità di ponzesi.
Se non ora quando?

Ponza è entrata nel progetto “Mare di Circe”? No: direi piuttosto il contrario.
E’ questo progetto ad essere entrato nel corpo isolano, offrendoci una possibilità concreta di fare i conti con noi stessi, stretti tra spopolamento e rinascita.

Chi non comprende questo e continua a remare contro nel solito stantio gioco al massacro, rischia di essere in ritardo con la storia: succede, quando si improvvisa, nelle analisi.