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Il progetto “Mare di Circe” rischia di mettere sotto i riflettori difetti e ritardi di Ponza in campo culturale

di Vincenzo Ambrosino

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Il Circeo ha una sua politica culturale avviata. L’ha detto espressamente il  direttore del Parco del Circeo Cassola: “Il Circeo è il fiore all’occhiello della politica culturale e ambientale del Parco del Circeo”.


Al Circeo c’è la stagione turistica da allungare e questo lo si fa investendo e valorizzando l’ambiente naturale e i siti archeologici. Le manifestazioni  culturali – già programmate – di cinema, di teatro, di poesie, di letteratura; le mostre di fotografia e di pittura, ma anche le attività sportive e ricreative in questi scenari storici, archeologici, floro-faunistici hanno una funzione chiara: quella di portare gente e denaro oltre l’estate.
Il direttore del Parco Cassola, più del sindaco del Circeo Schiboni, ha fatto intendere chiaramente che “i vincoli ambientali vanno trasformati da coercizioni negative a opportunità economiche basta saperli governare e gestire”. Il Circeo vuole trasformare questi vincoli in opportunità economiche.
Quindi a San Felice Circeo politica ambientale e culturale vanno a braccetto. Questa politica viene valorizzata, esaltata messa sotto i riflettori dal progetto “Mare di Circe”.


Ventotene
ha grossi problemi di spopolamento invernale; sembra che la politica di protezione ambientale prospettata anni fa con l’accettazione della Riserva Marina stia fallendo. Quella politica voleva proteggere la fragilità dell’ambiente naturale dall’invasione turistica concentrata in pochi mesi e distribuire questa ricchezza turistica anche nei mesi autunnali e turistici.
Cosa non ha funzionato? Mettere dei vincoli e delle regole di protezione ambientale e avere un progetto chiaro di sviluppo economico compatibile con la protezione ambientale non è servito per Ventotene. Infatti i ventotenesi, pur amando la loro isola, per la maggior parte vanno via d’inverno. Le scuole chiudono, l’isola diventa un dormitorio per anziani e sempre meno gente rimane sull’isola a combattere contro le leggi e le limitazioni fisiche e organizzative.
Il nuovo sindaco di Ventotene Santomauro avrà pensato che – malgrado tutto – indietro non si può tornare: la politica ambientale ha una sua potenzialità tutta da sviluppare. Le politiche culturali che vedono la valorizzazione dell’ambiente e dei siti archeologici vanno potenziate. Il turismo culturale con le scuole continentali, il turismo ecologico, i concorsi di letteratura, i convegni sui temi europeisti e sulla resistenza e il confino politico vanno portati avanti. Bisogna recuperare Santo Stefano per farlo diventare un centro di cultura mediterranea. Bisogna portare persone che amano l’isola oltre alla balneazione, affinché i residenti invernali possano continuare a coltivare rapporti umani, sociali ed economici nella loro isola per tutto l’anno.
Il progetto  “Mare di Circe” ha lo scopo di accendere i riflettori su Ventotene e sulla politica culturale e ambientale che questa Amministrazione ha e vuole solo valorizzare.

Ponza non ha una politica ambientale, né una politica culturale.
Ponza – per capirci chiaramente – ha votato una delibera consiliare per far uscire Zannone dal Parco del Circeo. Questa delibera manifesta una sfiducia netta tra il Comune di Ponza – quindi i suoi cittadini – nei confronti di tutta la politica dell’Ente Parco del Circeo.
A Ponza, le Associazioni di protezione degli uccelli e più in generale gli ambientalisti sono praticamente additati come “i veri nemici dello sviluppo economico”.
A Ponza si sono organizzate anche ottime iniziative sportivo-ambientali che avevano lo scopo di promuovere l’ambiente naturale, i prodotti, gli usi e i costumi dell’isola per un turismo ecologico. Queste iniziative hanno visto la maggior parte della popolazione assolutamente distratta. Negli anni si sono sviluppati progetti, sono stati spesi soldi per itinerari archeologici e ambientali, ma le strutture sono già in via di distruzione.

L’ambiente naturale isolano è essenzialmente al servizio dell’economia turistico-balneare. L’ambiente naturale, nella cultura dominante locale, è un valore economico da sfruttare, non certo da proteggere e valorizzare.
Ponza non ha una politica culturale. Ci sono iniziative culturali organizzate da associazioni e enti privati ma assolutamente scollegate che non danno un’impronta di politica culturale all’isola.

Durante l’Smministrazione di Vigorelli si sono recuperate due cisterne romane che hanno dimostrato come questi siti, valorizzati, hanno un valore storico archeologico ma anche economico importante dal punto di vista turistico.
Sono prevalse le polemiche: sugli errori nella “mattonella” apposta all’ingresso del tunnel di Santa Maria e se la cisterna romana bisogna chiamarla “del Comandante o “del Corridoio” .
Vigorelli è riuscito ad aprire le cisterne romane della Dragonara e quella del Comandante, ma anche lui non ha costruito una politica culturale.

Perché la vera politica culturale dominante sull’isola è quella di perpetuare l’individualismo e l’egocentrismo.
Molte altre cisterne sono inglobate in case private e utilizzate come depositi per usi privati. Ci sono siti archeologici assolutamente abbandonati a se stessi.
Non abbiamo un museo, eppure abbiamo la struttura museale da anni nelle nostre mani. Non abbiamo una biblioteca, eppure da anni abbiamo i libri e la struttura per realizzare una biblioteca. Spesso si parla di mettere al centro del dibattito culturale le scuole di Ponza, ma nessun progetto preciso è stato mai sviluppato e le nostre classi diventano sempre meno frequentate.
Quello che abbiamo è l’enorme moltiplicazione di associazioni di tipo culturale che non fanno altro che concorrere tra di loro per accaparrarsi quei pochi spicci che la Regione mette a disposizione.

Non abbiamo una politica culturale né una politica ambientale per questo mi sono chiesto: che ci fa Ponza nel progetto “Mare di Circe”?
Ne parlerò in un altro articolo, ma la legge che ha istituito la “Città della Cultura” parla chiaro: parla di promuovere un nuovo modello di sviluppo economico che ha nella cultura il suo baricentro.

Una politica culturale raccoglie l’eredità del passato, la attualizza nel presente e ne fa una prospettiva per il futuro.
Ma la politica culturale manca da sempre nel Comune di Ponza. In questi ultimi anni si corre dietro all’evento: e questo sicuramente non è politica culturale.
Così non si cresce. Tutto va inserito in un percorso.
Bisogna capire che paese vogliamo costruire pensando da qui a venti anni almeno.
Ecco, il Circeo e Ventotene lo sanno che paese vogliono realizzare: un paese dove la politica cultura e ambientale vanno a braccetto.
Ponza invece non sa che cosa vuole fare e tutto resta improvvisazione.

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