Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

0006-006 2009-07-19_12-33-04 u-29 hp0053 paesino-2 Una delle tante vele storiche

8 gennaio 1810: cosa accadde a Ponza? (5)

proposto da Francesco De Luca

.

Per la puntata precedente (4), leggi qui

La lettera del comandante Montaruli

Al Ministro dell’Interno
Per disposizione di S. E. il sottintendente del Dis.tto di Gaeta fin dal dì 4 del corrente mese ho preso il possesso dell’Isola di Ponza a nome della prelodata M.S.
Avrebbe ugualmente avuto luogo il possesso dell’altra isola di Ventotene se il tempo contrario non si fosse opposto a questo disegno. Ciò succederà però sicuramente quanto prima, e tosto che il tempo lo permetterà.

Mi son riserbato io allora di rassegnare a V.S. un mio dettagliato su tutto ciò che può riguardare queste due isole, ed alcune mie riflessioni sui mezzi che potrebbero influire alla buona amministrazione delle medesime ed a tutt’altro su cui debbono estendersi le vedute del Governo.
Non ho voluto intanto ritardare ulteriormente a V.E. la partecipazione del già seguito possesso e del lavoro del quale mi sto occupando.
Con rimetterle in tale occasione il Processo Verbale redatto per il possesso medesimo.
Gradisca

Gaeta il dì 8 del 1810

Il sotto Intendente del Distretto di Gaeta
al Sig. Intendente della Provincia di Terra di Lavoro

Sig. Intendente
con piacere rassegno a V.S. Ill.ma di avere eseguito la mia gita nell’Isola di Ponza, e di averne preso il solenne possesso il dì quattro del corrente in nome di S.M. Gioacchino Napoleone Re delle due Sicilie. Avrei fatto lo stesso dell’isola di Ventotene se il mare me lo avesse permesso

Partito da Ponza la mattina del dì sei del corrente (mese) per Ventotene, provai per mare una vera calma sino alla distanza di circa miglia due da questa seconda isola, quando verso la sera sorto un vento freschissimo mi spinse circa venti miglia al di là dell’isola in meno di due ore, e così non mi fu più possibile di prender Ventotene, ma vagando alla discrezione delle onde tutta la notte, ed a pericolo evidente di perdermi in ogni momento, non potei prender la terra che nella mattina seguente; e siccome mi era impossibile di riprender Ventotene, alle dieci della mattina guadagnai di bel nuovo il Porto di Gaeta. Da qui a pochi giorni, subito che mi sarò riavuto dai disagi del viaggio, e da un fiero costipo che mi ha del tutto privato dell’organo della voce, non mancherò di condurmi in Ventotene.

Ritorno a Ponza – Giunto nell’isola provai un fenomeno del tutto nuovo, cioè mi trovai mancante affatto di un organo che mi era colà essenzialissimo pel disimpegno delle funzioni (parlo della voce, che mi si spegne interamente).
Attesi il giorno tre, sperando che mi rivenisse, ma inutilmente. Intanto non perdei il mio tempo. Girai tutta l’isola da un estremo all’altro; vi osservai la coltura dei campi, entrai nei tuguri di quei rustici ma buoni coltivatori, e per via di segni gli feci conoscere l’oggetto della mia missione, e gli feci sentire che nel dì seguente si fossero condotti nella Chiesa Parrocchiale, ove si sarebbe cantato un solenne
Te Deum in rendimento di grazie all’Altissimo, e dove speravo con la mia voce fargli comprendere le intenzioni benefiche del nuovo Sovrano per migliorare la loro sorte. Tutti mi risposero: “Signore, verremo; sappiate però che Ferdinando ci ha fatto da padre”.
Ed io ripresi:
“Gioacchino sarà per voi un Padre egualmente affezionato, che saprà migliorare la vostra sorte, anche più di Ferdinando”.

Ponza, foto antica: i Conti 1859

Nel dì seguente, quattro del corrente, alle nove di Francia il Comandante dell’Isola, quello della Flottiglia, e tutti gli Ufficiali di Terra e di mare si resero nel mio alloggio, e così uniti con me si andò nella Chiesa Parrocchiale, scortati da una Compagnia di Granatieri in armi. Ivi si cantò il solenne Te Deum, accompagnato dall’esposizione del SS. mo. Dopo, ritornati nella mia dimora, convocai i primi contabili dell’isola e, per mezzo del Parroco, non potendo io profferir parola, feci loro conoscere l’onore al quale erano chiamati, quello cioè di dipendere da ora innanzi da un Sovrano Potente e Benefico.

 

Inculcai loro i doveri, che consistevano nella fedeltà e nell’attaccamento al nuovo Governo, e finii con assicurarli che il Re fra poco avrebbe migliorato la loro sorte. Qui compiegato rimetto a V. S. Ill. ma il processo verbale del possesso solenne da me preso dell’isola in nome di Gioacchino Napoleone.

Vengo ora alle notizie sull’isola di Ponza e sui suoi abitanti, che potranno dare dei lumi al Governo, onde stabilire in quell’isola un’amministrazione che tenda al maggior vantaggio di quella infelice, ma buona popolazione. Per procedere con ordine nello sviluppo delle mie idee dividerò le materie in più capi e V.S. Ill. ma potrà poi nel suo rapporto a S. Eminenza il Sig. Ministro dell’Interno dargli quella forma che meglio piacerà.

Immagine di copertina: stampa dal Mattei (1847)

 

[8 gennaio 1810: cosa accadde a Ponza? (5) – Continua]

 

Devi essere collegato per poter inserire un commento.