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Una canzone per la domenica (30). Leonard Cohen, questo sconosciuto

di Rinaldo Fiore
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Leonard Cohen – mai conosciuto – ma trovo in questa mia ignoranza la possibilità di conoscere, di arricchirmi e tutto, in fondo, è legato alla vita che mi circonda e da cui provengo.

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Tanti anni fa, circa trenta, comprai un bellissimo pianoforte, uno Steinbach torinese, ed una chitarra di Castelfidardo: era mio desiderio cercare di far imparare ai miei figli a suonare musica; non vi riuscii e, quasi ostaggi, gli strumenti sono rimasti inerti per tutti questi anni.
Il miracolo è accaduto per la nascita di un meraviglioso nipotino che ha sconvolto positivamente l’iter  cristallizzato delle relazioni affettive, sciogliendo il cuore a tutti. E così tutto è cambiato ed ho potuto portare a casa mia il pianoforte.
Nella vita nulla accade per caso e il desiderio di mia moglie di fare teatro mi ha indotto ad unirmi a lei nell’esplorare il teatro, il pianoforte, la poesia e la pittura nell’ambito di una ottima associazione culturale (Unitre di Marino) che attendevano solo l’occasione (per me) di venire alla luce.

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Ma non è tutto perché, conscio del passare del tempo, ho iniziato a frequentare un Gruppo Multifamiliare alla Badaracco, a Frascati, per dare un supporto alle relazioni sociali di mio figlio.
Oltre le sedi Istituzionali, dei sensibili e generosi medici hanno fatto nascere associazioni esterne (Alchimia) in grado di includere e aiutare giovani e meno giovani nel loro disagio psichico e, per me, è stato facile entrare nella Cosmicsband, la corale di Grottaferrata (facente parte di Alchimia) che mi ha fatto conoscere Leonardo Cohen.
Apprendere dalla nota di Leonard Cohen come è nata la canzone (*), mi ha indotto a leggere e cantare assieme agli amici questa canzone, ma che reticolo di circostanze e di relazioni sono emerse da “Dance me to the end of love”..!

Pino Donaggio negli anni dei primi innamoramenti scriveva una canzone sulla fine di un amore ed io con timidezza e con un singulto compravo il suo 45 giri.
Storie d’amore vissute con grande e intima energia, brucianti d’amore, non certo per la violenza dell’uomo sull’uomo, ma per la naturale confidenza affettiva a batticuore.

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Il mio amore di singola persona di fronte all’amore universale che Cohen ha dipinto: persino il violino-pianoforte abbiamo condiviso, incredibile!
Come in tutte le orribili guerre attuali, le storie d’amore prevalgono su tutto, anche se non numerose, ma simbolicamente sono vincenti su ogni violenza e così, anche nelle vicende dei campi di concentramento nazisti, i sopravvissuti hanno descritto la loro vita in quei lager, ove anche un sorriso o una patata donata poteva restituire un rivolo di fiducia e di energia…

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Purtroppo devo constatare che il nazismo e il nazifascismo non sono finiti, hanno cambiato le divise mettendo abiti in doppio petto, colorati di finta democrazia, mimetizzandosi nelle aule parlamentari e oltre: il progetto è sempre lo stesso, conquistare il mondo attraverso il potere, il denaro e i voti e facendo schiava la povera gente, ignara (o troppo a lungo indifferente) di ciò che accade
Pur nelle difficoltà della vita confido sempre che la “bellezza trionferà” e Cohen ne è poeta.

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Me lo immagino Leonard Cohen mentre sovrappone le scene della memoria della sua infanzia a quelle più recenti e crude della violenza nazista: passa rapidamente dai balletti e canti popolari, attorno al grande fuoco pacificatore, di gioia e felicità di lavori compiuti o di matrimoni di giovani, ai balletti e canti sulla musica degli archi attorno alle scudisciate di baldi soldati nazisti, maestri di violenza, che accompagnavano giovani e meno giovani, bambini e donne verso i forni crematori.
Questo ci ha lasciato Leonard Cohen, non dimenticando di evocare l’amore che unisce i giovani usando lo stesso linguaggio che accompagnava alla morte le vittime del nazismo dicendo: “Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino in fiamme”, fiamme della passione e fiamme che bruciano i corpi, non l’anima, di ebrei e non ebrei… “Fammi danzare fino alla fine dell’amore” e alla nascita di un nuovo amore, di una nuova vita.

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Leonard Cohen non è più tra noi a raccontarci i suoi pensieri e la sua musica ma ciò che ci ha lasciato basta per farci riflettere, ed anche sperare…

Qui il video da YouTube della composizione – del 1984, dall’album Various Positions – e sotto i testi in inglese e italiano:

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Dance me to the end of love (L. Cohen)

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic ’til I’m gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Oh let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the wedding now, oh dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We’re both of us beneath our love, we’re both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I’m gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love 

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Fammi danzare fin dove finisce l’amore

Fammi danzare alla tua bellezza con un violino infuocato
Fammi danzare oltre il panico finché non sarò al sicuro
Sollevami come un ramoscello d’ulivo e sii la colomba che mi riporta a casa
Fammi danzare fin dove finisce l’amore
Fammi danzare fin dove finisce l’amore

Oh fammi vedere la tua bellezza quando i testimoni sono andati via
Fammi sentire che ti muovi come fanno a Babilonia
Fammi vedere lentamente quel che oso appena immaginare
Fammi danzare fin dove finisce l’amore
Fammi danzare fin dove finisce l’amore

Fammi danzare ora alle nozze, fammi danzare ancora e ancora
Fammi danzare molto dolcemente e fammi danzare molto a lungo
Noi siamo entrambi al di sotto del nostro amore, siamo entrambi al di sopra
Fammi danzare fin dove finisce l’amore
Fammi danzare fin dove finisce l’amore

Fammi danzare ai figli che chiedono di nascere
Fammi danzare oltre il drappo che i nostri baci hanno consumato
Ora innalza una tenda che ci protegga, anche se ogni filo è spezzato
Fammi danzare fin dove finisce l’amore

Fammi danzare alla tua bellezza con un violino infuocato
Fammi danzare oltre il panico finché non sarò al sicuro
Toccami con le nude mani oppure toccami con i guanti
Fammi danzare fin dove finisce l’amore
Fammi danzare fin dove finisce l’amore
Fammi danzare fin dove finisce l’amore

 

(*) – Ha detto Leonard Cohen della genesi di questa canzone:
“Dance me to the end of love” mi è venuta in mente ascoltando o leggendo o sapendo che nei campi di concentramento, vicino ai forni crematori, in alcuni di questi campi, un quartetto d’archi era obbligato ad esibirsi mentre l’orrore veniva perpetrato, queste erano persone il cui destino faceva parte di quell’orrore. E suonavano musica classica mentre i loro compagni di prigionia venivano uccisi e bruciati. Così quella musica “Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino in fiamme”, significa la bellezza della conclusione dalla vita, la fine dell’esistenza e dell’elemento ardente in quella conclusione. Ma è lo stesso linguaggio che usiamo per arrenderci al nostro amore, così non è importante che tutti conoscano la genesi della canzone, perché se il linguaggio viene da quell’appassionata risorsa, sarà in grado di abbracciare ogni attività appassionata”.

Nota della Redazione
Anche se Rinaldo Fiore non lo conosceva, sul sito più volte volte abbiamo scritto di Leonard Cohen:
In occasione di della sua morte, il 7 novembre 2016 (leggi qui [9]: c’è Suzanne);
In occasione della presentazione di una sua poesia-canzone (leggi e ascolta qui [9]); e in altri articoli dove è solo citato [digita – Leonard Cohen – in “Cerca nel sito”, in Frontespizio].