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Ancora più cultura

di Francesco De Luca

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Sì, più cultura, perché l’ignoranza è stato il male che ha impedito alla società ponzese di impattarsi col turismo senza subirne i colpi nefasti. Che oggi alimentano le nostre lamentele.

E’ l’ignoranza che ha accompagnato gli anni del dopoguerra (1950 – 1960), della ricostruzione (1960 – 1980), del benessere (1980 – 2000), della stagnazione (2000 – 2020).

La società ponzese ha investito nell’abusivismo, nell’imprenditoria privata, nella furba economia, ma non nella cultura.

Non c’è stata una riflessione seria (nelle istituzioni e nel privato) a quale modello di società Ponza dovesse aspirare. Si è lasciato campo libero all’individualismo privato, pensando che il turismo, da se stesso, avrebbe portato, oltre al benessere economico; anche quello sociale. Il liberalismo (come lamenta Vincenzo Ambrosino) ha offuscato ogni visione politico-sociale. Si è investito in un capitale che, non supportato da una solida visione sociale, ha condotto l’isola al ‘crudele’ spopolamento.

La cultura. Va privilegiata anzitutto nella Scuola. Essa dovrebbe divenire un perno forte per la residenzialità. E dunque dovrebbe essere al centro dell’attenzione politica. Ogni singolo gradino scolastico (Infanzia, Primaria, Secondaria di I° grado e Secondaria di II° grado) dovrebbe essere vagliato nelle necessità e nelle possibilità di sviluppo.

La Scuola, prima e meglio dell’economia. Perché? Perché l’economia, in mancanza d’altro può trovare nel capitale e nell’imprenditorìa privata, supporti a sviluppi, ma la Scuola, se non è supportata dall’Amministrazione, peggiora e di deteriora.

Il primo passo dovrebbe occuparsi di trasportare la Scuola (come edifici e come servizi) fuori dalla precarietà. Impegnarvi capitali, attenzione, volontà.

La cultura deve supportare il tempo libero. C’è bisogno di una sala multifunzionale, in cui possano trovare germi di crescita, il teatro, la musica, la danza, la lettura, internet.
Il segnale più forte di una inversione di tendenza politica trova in questo settore il suo campo migliore.

Occorrerebbe mettere attorno ad un tavolo tutte le associazioni esistenti (sulla carta) per garantire loro attenzione, ascolto, sensibilità verso la loro espressione.

L’occasione che si offre quest’anno 2019 di Ponza quale Città della Cultura insieme a Ventotene e San Felice Circeo dovrebbe essere colta per organizzare stabilmente un osservatorio per la cultura, dialogante con le altre culture (Rete).

E’ possibile riuscire in questo intento perché ci sono le volontà che si presterebbero gratuitamente. Occorre convincersi della proficuità dell’iniziativa ed essere determinati nell’intraprenderle.

Contro la menzogna di chi pensava di arricchire l’Isola sottraendola alla gestione dei Ponzesi perché incapaci e cafoni, bisogna rispondere bombardando i Ponzesi di stimoli (dalle Università, dai Centri di Ricerca) affinché diventino essi, i Ponzesi, edotti a guidare l’isola verso mete economiche e sociali, non a vantaggio di élite, ma di tutti. Di tutti i Ponzesi che scelgono di vivere stabilmente sull’isola.

 

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