Voci di Ieri

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È in giorni come questi…

di Francesco De Luca

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Il “giorno” è stato ieri (24 gennaio), ma l’Autore fa sapere che per un disservizio internet ha potuto inviare solo oggi.
La Redazione

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È in giorni come questi che l’isola ‘morde’. Tutto è aleatorio, fragile, lontano. La terra sotto i piedi pare in balìa del mare. Irato, inavvicinabile. In combutta col vento che disancora dovunque ti trovi. Anche al chiuso disturba le orecchie.

Rintanato, non riesci a sostare con te. Sei disarticolato. Gli occhi offuscati dalla pioggia battente, le orecchie nel vento insistente, le mani cercano il caldo, e il corpo si aggomitola, bisognoso di riparo. La mente? Via. Ora qua ora là. Si attende il fermo di ogni tragitto marino. Lo spazio è squassato da tuoni laceranti.

Dove becchettava il pettirosso ora è preda delle raffiche, e del gatto che rapina bocconi nessuna traccia.

Internet, ponte aereo col mondo, è interrotto. C’è soltanto l’elettricità a garantire che gli uomini, nonostante la brutalità degli agenti atmosferici, vivono.

Qui l’immobilità morde le sicurezze, sgretola le certezze, erode ogni fede, e vacilla la stessa coscienza di sé. E’ per questo che, per opposto contrasto, l’isola può presentarsi come luogo privilegiato per il ritrovamento. Di sé. Se ti prendi per mano, se conquisti la tua coscienza, non la perdi più. Sei al sicuro da ogni oblio o estraniazione o obnubilamento.

Oggi, puoi tornare uomo.

1 commento per È in giorni come questi…

  • Sandro Russo

    Merito di Franco avermi richiamato alla mente l’atmosfera della “locanda Almayer” di Baricco (in Oceano Mare, romanzo del 1993), la locanda a picco sul mare come la prua di una nave sui marosi, dove è ospitata una umanità eterogenea, intrisa di tante storie…

    Una pagina.
    “…In bilico sull’orlo della terra, a un passo dal mare in burrasca, riposava immobile la locanda Almayer, immersa nel buio della notte come un ritratto, pegno d’amore nel buio di un cassetto.
    Benché fosse finita da tempo la cena, tutti, inspiegabilmente, continuavano ad indugiare nella grande stanza del camino. La furia del mare, là fuori inquietava gli animi e disordinava le idee.
    – Io non voglio dire, ma forse sarebbe il caso…
    – State tranquillo, Bartleboom. In genere le locande non fanno naufragio.
    – In genere? Come sarebbe a dire in genere?…”

    Quella, con la tempesta fuori, era una sera particolare, ma altre sere se ne stavano lì, gli ospiti, a parlare di tutto e di niente, per ammazzare il tempo tra la cena e l’ora di raggiungere le loro stanze. I due ospiti misteriosi erano a parte: quello che stava lì senza dire niente, ad ascoltare gli altri, e quell’altro, che nessuno aveva visto, chiuso nella sua stanza. Gli portavano i pasti: il vassoio veniva lasciato fuori dalla porta e ritirato indietro vuoto e a volte la sera si vedeva una luce venire dalla stanza, e si sentivano dei rumori. Ma nessuno l’aveva mai visto.
    Quello che non parlava, al suo arrivo, aveva guardato a lungo negli occhi Dira, la bambina della ‘Reception’ (se vogliamo chiamarla così) – Dira che sapeva tutto, Dira a cui non era possibile mentire – e anche lei era stata zitta e non aveva fatto domande. Gli altri ospiti si erano adeguati: uno dopo l’altro; giorno dopo giorno (…)”.

    [Da Baricco: Oceano Mare; Rizzoli, 1993; Universale Economica Feltrinelli, 2007]

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