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L’home run di Frankie (6)

di Emilio Iodice (traduzione a cura di Alice Cutini Calisti)

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per la parte quinta (leggi qui [2])

JoJo era furioso. “Siamo finiti. Se non riusciamo a portare a casa qualche punto, perderemo il campionato”, disse disperato. I Panthers avevano vinto ogni titolo nei tre anni passati. Erano considerati invincibili. JoJo cercò un sostituto. C’erano tre scelte. Seduti sul marciapiede, pronti a giocare, c’erano Al, Jimmy e Tommy.

Al era biondo, alto, magro e forte. Era un giocatore veterano che aveva un record misto di battute valide e di difesa. Era anche arrogante e difficile da gestire. Jimmy era basso, con i capelli scuri, sovrappeso e si era dimostrato inaffidabile e raramente si presentava agli allenamenti. Tommy, invece, era un giocatore serio. Era di altezza media con spalle ampie. Tommy sollevava pesi. Si era specializzato nelle palle lunghe che mancava più delle volte che colpiva. Aveva una personalità rabbiosa ed era un bullo. Spesso litigava con gli altri giocatori. Era stato improduttivo per tutta la stagione. Nessuno di questi giocatori sembrava adatto per la grande sfida che avevano di fronte. JoJo aveva bisogno di qualcuno abile, coraggioso e che si assumesse dei rischi. Tutto era in gioco.

JoJo aveva l’acuto istinto di un leader. Percepiva velocemente le forze e le debolezze. Era anche un grande giocatore completo, motivo per il quale era stato nominato Capitano. Guardò verso il marciapiede e, inaspettatamente, vide Frankie. Non lo aveva mai visto giocare, ma lo aveva visto schiacciare quelle palle attraverso il campo con un entusiasmo che non aveva mai visto prima. Sentiva che questo ragazzo dell’alimentari all’angolo aveva qualcosa di speciale. JoJo percepiva la sua determinazione e il suo fegato. Sapeva che Frankie si era allenato duramente. Vedeva coraggio in lui. Doveva prendere una seria decisione. Il futuro della sua squadra era in gioco, così come la sua credibilità di leader.

“Hey, Ragazzo delle Pesche, vuoi giocare?”, chiese. Frankie si alzò. “JoJo, non puoi metterlo alla battuta!”, urlò un compagno di squadra. “Non sappiamo neanche se sa colpire una palla!”, aggiunse un altro. “Perderemo la partita!”, insistette un altro. Al, Jimmy e Tommy protestarono, volevano essere scelti. Dopotutto, erano giocatori regolari e sentivano di avere diritto di unirsi alla competizione. “Frankie va alla battuta ora”, disse JoJo. La sua voce era piena di intensità.

JoJo prese Frankie da parte. Lo guardò dritto negli occhi. “Ragazzino, sto scommettendo su di te, anche se non ti ho mai visto giocare. So che sei forte e che ci puoi far vincere il campionato. Sei con noi?”, chiese. Frankie capì che era la sua possibilità. Poteva cogliere l’attimo e fare un tiro che lo avrebbe portato alla grandezza o scegliere la strada più facile e rifiutare la missione. “Farò del mio meglio, JoJo. Puoi fidarti di me. Non ti deluderò”, rispose determinato. “Vai lì e mostragli quello che sai fare”, disse JoJo.

Frankie prese la sua “Super Mazza” e camminò fino al piatto. Fu fischiato dalla squadra opposta e perfino da alcuni dei suoi compagni. Guardò il campo. Vide cosa era in gioco. Le basi erano piene. Erano fuori di due e alla fine del nono inning. La sua squadra stava perdendo due a tre. Era la prima partita di Frankie a stickball. “Colpiscila, Ragazzo delle Pesche!”, urlò JoJo. Frankie sudava pesantemente. Era nervoso. Le sue mani tremavano. Sentiva braccia e ginocchia deboli. Aveva paura del fallimento. Durante gli allenamenti aveva spedito la palla lontano e mostrato concentrazione e controllo. Ora affrontava il vero esame.

All’improvviso, gli sembrò di sentire la voce di Babe. Lo vide con gli occhi della mente: “Non permettere mai alla paura di sbagliare un colpo di ostacolarti”, disse. Inaspettatamente, Frankie sentì una nuova vitalità. I suoi dubbi si sciolsero. Fece un respiro profondo e disse: “Grazie Babe”.

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“Non permettere mai alla paura di sbagliare un colpo di ostacolarti” – The Babe
(per gentile concessione di www.thequtesin [4].)

Sembrava che tutti stessero guardando Frankie che teneva la palla in mano. Era in piedi proprio di fronte al piatto. Era un quadrato disegnato con il gesso bianco sulla strada. Posizionò saldamente il suo piede e il suo corpo sul terreno e guardò lontano. Le strade sembravano proseguire all’infinito e il limite dell’home run appariva come una piccola linea all’orizzonte. Sembrava irraggiungibile. Per un momento non sentì alcun suono né alcuna voce. Frankie bloccò tutto fuori.

Si concentrò sulla sfera rosa nella sua mano. La lanciò in aria. Tenne l’occhio sulla palla. Senza pensare a nulla, fece oscillare la sua mazza e portò tutta la forza dai suoi piedi, le sue gambe e le sue braccia nel palo di legno. Mentre ruotava il suo corpo, sentì il piccolo globo di gomma incontrare la mazza a metà strada. La lanciò nell’aria come un proiettile. Sparì. Rimase a fissare il cielo.

Il silenzio cadde sulla folla e sui giocatori. Erano senza parole. Tutti guardarono la palla salire fino al sole e poi discendere in una lunga curva attraverso l’orizzonte. Sembrava una cometa. Si librò sopra le strade e iniziò ad atterrare come se avesse le ali. La sfera rosa veleggiò nel giardino e sparì tra le foglie sfrecciando oltre la recinzione. Frankie aveva realizzato un sorprendente home run.

Mentre calpestava la prima base, udì la folla ruggire. Avvicinandosi alla seconda e alla terza, sentì applausi e urla. Quando toccò la casa base, i suoi compagni di squadra sciamarono verso di lui come api. Lo abbracciarono e lo sollevarono sulle spalle. “Urrà per il Ragazzo delle Pesche e dell’Home Run!”, urlarono. La sua squadra vinse l’ambito premio che dieci squadre avevano cercato di conquistare in tre mesi di dure partite di stickball. Per alcuni fugaci momenti, il ragazzo di Little Ponza nel South Bronx provò il senso di gloria e di fama degli eroi. Non avrebbe mai più provato quella stessa sensazione.

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Stickball nel Bronx (per gentile concessione di New York Historical Society)

Frankie continuò a giocare a stickball ancora per diversi anni. Realizzò altri home run, ma nessuno come il primo. Era considerato un giocatore forte sul quale si poteva contare quando la sua squadra ne aveva più bisogno. Portò i suoi valori di determinazione, ambizione, integrità, fede e duro lavoro nella sua professione e nella sua vita personale. Questi principi lo avrebbero portato lontano.

[L’home run di Frankie (6) fine]

 

Epilogo

Il ragazzo che realizzò il suo primo home run nella sua prima partita a stickball, Francesco Emilio Iodice, lavorò poi per la Casa Bianca, come la sua madrina aveva predetto, e diven]ne un diplomatico, un professore universitario, uno scrittore e un devoto uomo di famiglia leale al suo paese natio, gli Stati Uniti, e al luogo in cui erano nati i suoi genitori, l’isola di Ponza in Italia.

Non puoi battere una persona che non si arrende mai  (Babe Ruth)