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2009-07-16_18-58-30 l-06 sm-03 03 carta-galite Piccola cernia, Epinephelus marginatus

L’home run di Frankie (5)

di Emilio Iodice (traduzione a cura di Alice Cutini Calisti)

 

per la parte quarta (leggi qui)

Frankie faceva tutto ciò che poteva per emulare il Sultano dello Swat. Invece di usare un manico di scopa standard, trovò un vecchio palo che pesava il doppio di una scopa. Ci avvolse del nastro adesivo nero per l’impugnatura e la chiamò la sua “Super Mazza”. Ci si allenava costantemente. Era pesante, ma portava a tutto un altro livello la forza che metteva in ogni swing. Era difficile, ma Frankie aveva i muscoli e pesava più della maggior parte dei ragazzi della sua età. Il suo stile era simile a quello di Babe. Faceva degli swing
partendo dal basso e portava la mazza più vicina al suo busto cosicché la piena forza dei suoi muscoli si riversasse in ogni centimetro del legno. Solo, Frankie si esercitava nella battuta, nel lancio e nella difesa. Passava ore ad allenarsi nel cortile di una scuola vicina.

Da luglio ad agosto, Frankie alle 5 di ogni mattino era in piedi. Alle 5:30 era nel campo sul retro dove la squadra del vicinato, i Barnes Avenue Eagles, giocava a stickball. Era lì anche con la pioggia. Non c’era nessuno a guardarlo o a insegnargli, e nessun tipo di traffico impediva il suo allenamento. Comprò sei Spalding usate per fare pratica. Le trovò presso l’Esercito della Salvezza locale. Erano consumante e rimbalzavano in maniera irregolare. Erano tutto quello che si poteva permettere. Aveva paura di perdere l’unica nuova che aveva perché costava una settimana di mance.

Frankie riusciva a vedere il sole sorgere a Est mentre inondava le strade di luce. Rimaneva in piedi in cima alla collina e guardava tutto lo scenario, dal piatto alla recinzione degli home run che proteggeva un giardino. Prendeva le vecchie palle e la sua “Super Mazza” e le colpiva con tutta la forza del suo corpo. Mancava molte volte le palle, ma quando ne colpiva una, la sfera rosa volava alta e veloce e sembrava toccare le nuvole. Faceva pratica per due ore al giorno e poi andava a lavoro.

A sua insaputa, era osservato. Uno degli edifici al limitare del campo in cui i ragazzi giocavano a stickball era casa di JoJo, il Capitano degli Eagles. JoJo si svegliò presto una mattina e guardò fuori dalla finestra mentre il sole sorgeva. Vide qualcuno in strada con una mazza. Era Frankie. Guardò il ragazzo colpire e correre per recuperare la sua palla. Lo vide esattamente sopra al piatto e realizzare un potente swing. Anche se mancò la palla molte volte, continuava a tornare indietro. JoJo rimase a fissare questo strano giovane sparare una palla dopo l’altra oltre la recinzione. In quel memorabile mattino di agosto, Frankie schiacciò sei tiri nel giardino con la precisione di un tiratore scelto con un’arma mortale. Era uno spettacolo che JoJo non avrebbe mai dimenticato.

Alla fine di agosto, Frankie era pronto a tornare dai ragazzi che giocavano a stickball vicino al negozio. Questa volta portò con sé un grande cestino di pesche fresche e mature e diverse buste di patatine. I ragazzi erano affamati e sudavano pesantemente per la partita. Offrì la frutta a tutti.

Era l’evento più importante della stagione. Si stava per giocare il campionato del vicinato. Giocavano i Barnes Avenue Eagles contro i Bronxwood Avenue Panthers. Si sarebbero affrontate due squadre forti. In ogni squadra c’erano giocatori fenomenali. Tuttavia, nonostante l’importanza della competizione, veniva giocata su una trafficata strada di New York nel North Bronx, dove lo stickball era proibito.

All’inizio del terzo inning, un esterno centro urlò “Chickie, chickie1, che era il segnale di avvertimento che una macchina della polizia si stava avvicinando. I ragazzi presero immediatamente le loro mazze e le nascosero in svariati posti. Gli Eagles le lasciarono cadere nella fogna all’angolo, sapendo che era poco profonda e che sarebbero stati in grado di riprendere i loro preziosi strumenti sportivi non appena la via fosse stata libera.

L’auto della polizia si fermò e due agenti emersero dal veicolo. Esaminarono l’area e videro i ragazzi gironzolare e parlare. Sapevano che stavano giocando a stickball. Trovarono due mazze nascoste sotto una macchina. Gli agenti le spezzarono immediatamente in quattro pezzi e le gettarono in una pattumiera. I poliziotti cercarono in lungo e in largo altri manici di scopa che consideravano armi di distruzione di massa. Frustrati, se ne andarono dopo 30 minuti di accurate indagini. Non appena se ne andarono, i ragazzi ripresero il gioco, ma prima dovevano recuperare le loro mazze. Circa una dozzina erano finite nella fogna. Un ragazzo, chiamato “Smilzo” o “Secco”, aveva un ruolo speciale. Era il membro più piccolo e il più magro degli Eagles.

Due dei ragazzi più forti sollevarono il tombino all’angolo dove erano nascoste le mazze. Erano incastrate nel fango della fogna. Puzzava di uova marce ed escrementi. I ragazzi afferrarono “Secco” per le caviglie e lo tennero stretto mentre scendeva nella fogna, prima la testa, per recuperare i gioielli di famiglia della sua squadra. Mise un cerotto sulle sue narici per evitare il tanfo. Con cura, afferrò un bastone dopo l’altro e li passò ai suoi compagni. Era un compito arduo. Confidava nei due forti giovani, dovevano impedire che cadesse nel fango infestato da batteri e virus. Dopo quasi dieci minuti, “Secco” completò la sua missione. “Urrà”, esclamarono i ragazzi mentre pulivano le loro mazze e riprendevano il gioco.

Alla fine del nono inning, gli Eagles erano sotto di un punto. I loro battitori più forti, “Viscido” e “JoJo” erano stati eliminati. Elliot, Roccia e Rosso avevano tutti colpito una palla ed erano sulla prima, seconda e terza base. Le basi erano piene. All’improvviso, il seguente giocatore alla battuta si slogò la caviglia durante il riscaldamento. La partita si fermò. L’arbitro lo esaminò e disse che non poteva continuare a giocare. Fu eliminato.

[L’home run di Frankie (5) continua ]

( 1) Lett. “Pulcino, pulcino” [N.d.T.]

 

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