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Dominus a chi?

di Sandro Vitiello

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Piero Vigorelli – ex sindaco di Ponza- mi definisce il “Dominus dell’associazione dei Custodi della Terra di Ponza”.
Per me sarebbe un onore essere considerato tale; nel giro di pochi mesi un gruppo di persone accomunate da una certa idea di Ponza ha incominciato a promuovere un modello di sviluppo della nostra isola diverso da quelli che abbiamo visto fino ad oggi.
Che male c’è a pensare che la nostra isola possa godere di flussi turistici anche fuori stagione?
E’ un peccato pensare che a Ponza la cosa più bella da apprezzare è la sua storia? I suoi piatti, la cultura contadina, le sue tradizioni, insomma.
Insieme al mare, ovviamente.

Questi sono “I Custodi della Terra di Ponza” e io sono ben felice di far parte di questo progetto.
E’ però una grande mancanza di rispetto verso i tanti che vi hanno aderito pensare che il sottoscritto decida a nome e per conto dell’Associazione.
Io non sono neanche parte degli organi dirigenti.
E quindi perché usare così tanto disprezzo verso questa gente?
Che abbiamo combinato di così grave?

Abbiamo aderito da subito al progetto “Città della Cultura 2019” della regione Lazio.

Veniamo ai fatti.
E’ un importante risultato aver partecipato al progetto che assegnava il titolo di “Città della Cultura 2019” della regione Lazio.
In passato mai nulla del genere è stato provato.
E’ ancora più importante il fatto che il progetto sia risultato vincente.
E’ un progetto bello, in cui ci sono tanti dei temi trattati negli anni che non hanno mai visto la possibilità di decollare.
Ci sono dentro opportunità che bisogna saper cogliere.
Chi ha voglia di aggiungere il suo contributo può farlo.
Se, come dice Vigorelli, quel progetto fosse stato costruito per favorire “gli interessi di bottega di quelli che se la suonano o se la cantano” le amministrazioni comunali non avrebbero costruito momenti di pubblico confronto per raccogliere la disponibilità di quanti vogliono essere coinvolti ed essere soggetti attivi di questa iniziativa.
Invece…
Invece bisogna buttarla sempre in caciara.


Provare a immaginare che questa isola possa essere la casa di tutti quelli che vogliono vederla crescere, favorendo soprattutto quanti vi abitano da capo a piedi all’anno, è un pensiero così sbagliato?
Io credo che le opportunità vadano colte e se c’è la possibilità di fare qualcosa bisognerebbe chiedersi prima di tutto se l’isola nel suo insieme ci guadagna, lasciando da parte i distinguo che possono essere solo un alibi per tirarsi fuori, per stare a guardare.

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