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Dal nostro passato: davanti al presepe

di Francesco De Luca

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Chi cu ’na bella provola
Chi cu ’na gallenella
Curreveno i pasture
Vecino a’ capannella

 

È la strofa di una vecchia canzone che Pacchiarotto (personaggio ponzese – prima della guerra – leggi e ascolta qui [2]) aveva il compito di intonare coi canti, allorché si omaggiava il presepe.

Don Luigi Dies (storico parroco di Ponza – dagli anni ’30 agli anni ’60 ) conosceva il vezzo di Pacchiarotto e gliela accennava all’organo, e lui, Pacchiarotto, dalla voce stentorea e passionale, la iniziava affinché tutti la cantassero insieme.

Aniello, mio fratello, anni 92, rievoca episodi di una Ponza degli anni ’30 – ’40 con don Luigi Dies che gestiva la devozione dei fedeli della sua parrocchia in modo creativo, plasmando i duttili sentimenti dei giovani e inclinandoli alle pratiche religiose.

Si può essere critici ma non si può disconoscere che il sentimento religioso sia stato il collante risolutivo dello spirito popolare ponzese. Forse il più forte. E ancora oggi esso riesce a superare le barriere divisorie fra le categorie sociali, gli interessi economici e i principi ideologici.

La mia pratica quotidiana della vita ponzese mi evidenzia ognora come il richiamo religioso, ancorché distinto nelle accezioni, nelle convinzioni e nelle adesioni, rimanga l’unico richiamo che riesce a perforare le barriere dei localismi (Le Forna – Porto), degli interessi e degli egoismi.

In me, che sono chiuso alle malìe dei credi, e aperto alle spiegazioni razionali, questa spiegazione riesce difficile da assorbire. Eppure la verità è questa. La qual cosa potrebbe spronare chi è ostile alla religione (in quanto sopore dell’intelletto ) ad operare per contrastarla. Ma è evidente che se non vi fosse il culto del Natale religioso la cultura isolana sarebbe immiserita.

Questa conclusione potrebbe dare impulso nuovo anche alle iniziative parrocchiali.

Rimane il fatto che i canti natalizi, i nostri, quelli del Porto, sono un autentico tesoro, per significato dottrinale, per spirito e afflato sociale.

Ruotano, i canti, intorno al nucleo centrale del Natale, ovvero la Natività (la Madonna, il Bambino, san Giuseppe). Insieme al contesto raffigurativo, pietistico, gastronomico, sociale.

Ponza ha un suo retaggio in materia. L’ha incorporato nella sua cultura popolare, lo ha vivacizzato, e lo ripropone.

In esso c’è anche il personaggio di Pacchiarotto. Deputato ad intonare il Tu scendi dalle stelle, in chiesa, la notte Santa.

Aniello ricorda l’impatto emotivo che quel canto dava ai giovani cuori, e la considerazione di cui l’uomo era circondato dai compaesani. Mio nonno, Aniello pure lui, lo trattava con riguardo.

Sono storie di piccole comunità, sono storielle, ancora legate alla leggenda dei pastori che

Chi cu ’na bella provola
Chi cu ’na gallenella
Curreveno i pasture
Vecino a’ capannella

ma sono quelle storie che ci hanno inculcato: come il Bambinello nasca per i ricchi e per i poveri, nasce per tutti; come abbia bisogno, anche Lui, dell’apporto di tutti per sostenersi, giacché nessuna Autorità può dominare se non trova consenso; come l’affratellamento sostanzi l’umanità, e non le divisioni.

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