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I miei auguri a Ponza, ai ponzesi e a Ponzaracconta

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di Tonino Esposito

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Cari amici della  Redazione,
è da un po’ di tempo che non mi faccio vivo; ora per Natale, mi riaffaccio nuovamente su Ponzaracconta, come pure su Cala Felci. Seguo e leggo volentieri entrambi i siti; i loro scritti spesso fanno riaffiorare dei ricordi che mi riportano indietro nel tempo. Vi considero come due piccoli quotidiani di paese in cui ricercare e trovare notizie e spesso anche tante emozioni…
Proprio qualche giorno fa ho letto l’articolo di Franco De Luca (Caro mio Bambino Gesù – NdR) e, siccome sono anch’io un “nostalgico”, ho pensato di proporre a voi e a tutti coloro che vi seguono, un ricordo del 1996 a Ponza, proprio perché Franco, come me, si ricorda di quell’anno… Ma spero che tutti quelli che c’erano lo ricorderanno bene, quell’abbraccio fraterno e festoso che fu il 29 dicembre del 1996 nella chiesa a Ponza, nell’occasione di un concerto di canti di Natale.

Riguardo al brano che vi invio (che fu il primo ad essere eseguito), ci fu un episodio che sicuramente tutti i componenti del coro ricorderanno… cioè che mentre cantavano, si accorsero che non ce la facevano a cantare bene come era stato durante le prove, poiché la tonalità era molto alta; ma avevamo cominciato e quindi a furia di sforzare la voce, si portò a termine il canto.
Intanto, tra scrosci di applausi, Franco ringraziava al pubblico.
Subito dopo capimmo cos’era successo. Ebbene, seduto affianco a me che suonavo l’organo, c’era il figlio di Vittorio Spignesi, Silverio, che allora era un ragazzino e il padre lo aveva messo lì per badare all’apparato di registrazione.
Silverio con le sue mani “laboriose”, cominciò a toccare quel che c’era sull’organo; evidentemente fu attratto dalla manopola del ‘traspositore’ e, senza che io me ne accorgessi, lo spostò tutto da una parte, verso toni più alti. Perciò il coro si trovò a cantare con un tono e mezzo più alto della tonalità stabilita in precedenza.
Intanto Franco per rimediare un altro applauso dal pubblico, spiegò cos’era successo e giù un altro fragoroso battimani.

Quel canto si chiama: “Notte Santa”, per intenderci “Batti… batti”: è di don Luigi Dies allora parroco di Ponza e lo compose intorno agli anni ’40.

Mi fermo qui e spero che questo canto  susciti bei ricordi ai partecipanti del coro del ’96 e a tutti coloro che conoscono questa bella melodia natalizia.
Sperando di inviarvi un altro canto di Natale nel prosieguo delle feste, auguro a voi tutti della Redazione e a tutti gli amici, conoscenti e miei compaesani, un felice Natale e buone Festività con la pace nel cuore di ognuno.
Buon Natale e che Dio vi benedica.

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Notte  Santa

Notte santa per gli umani
sei la gioia, sei la vita,
notte santa sei fiorita
come fior d’eternità.
Tu sei placida, sei chiara,
tu sei tacita, sei lieve,
sotto coltrici di neve
sei splendor d’eternità.

Là nel cielo, ad una ad una,
brillan terse più dell’oro
le tue stelle che decoro
son stanotte sol per te.
Giù nel mare sconfinato
or riposa una gran pace,
pure il vento tutto tace,
tutto è placido per te. 

O ch’io ascolti in questa notte
solo i palpiti del cuore
di Gesù mio dolce amore
che si strugge sol per me.
Il tuo palpito, o mio Dio,
esso solo regge il mondo
“è per questo che è profondo
 il silenzio intorno a te”. (due volte)

Batti, batti o divin cuore,
batti, batti o Dio d’amore,
batti, batti e se non t’amo
non son degno più di te. (due volte)

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