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Taccuino 17. Allegria di naufragi

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di Silveria Aroma

Il Taccuino richiede un impegno molto particolare che parte dalla scelta di un Autore (scelta dettata esclusivamente dal mio sentire), approda alla lettura di più liriche, introduzione e note se esistono, e si conclude con la preparazione del pezzo cercando di non sconfinare nel troppo scolastico. Credo non sempre la scuola abbia reso amabile la poesia che è chiave di apertura verso uno sconfinato mondo di sensazioni e pensieri, di tutti i tipi, a tutti i livelli e per tutti i gusti. Ma il Taccuino è anche una scusa, un modo, per spendere in maniera assai piacevole frammenti di un tempo soffice in una stagione non frenetica.

Indelebile in me resta il ricordo di un’insegnante – romagnola dai capelli rossi – che una mattina ci fece mettere a confronto (libri aperti sul banco) un brano di Manzoni e uno di Guy de Maupassant… sorpresa: per la prima volta riuscii a vedere chiaramente le immagini nelle parole, immagini con e senza colore che presero via via a muoversi con rumore e a diffondere odori.

Incontriamo Ungaretti nelle sue stesse parole.
Il libro

Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di Naufragi. Strano se tutto non fosse naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo, l’amore più forte che non possa essere la morte. È il punto dal quale scatta quell’esultanza d’un attimo, quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta d’esperienza concreta, compiuta sino dall’infanzia vissuta ad Alessandria e che la guerra 1914–1918 doveva fomentare, inasprire, approfondire, coronare.

(Giuseppe Ungaretti – L’allegria – Mondadori)

Agonia

Morire come le
allodole assetate sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di
lamento come un
cardellino
accecato


Eterno

Tra un fiore colto
e l’altro donato
l’inesprimibile
nulla

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è stato un poeta, scrittore, traduttore e accademico italiano. 

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto, nel quartiere periferico Moharrem Bey, l’8 febbraio del 1888 (ma venne registrato all’anagrafe come nato il 10 febbraio, e festeggiò sempre il suo compleanno in quest’ultima data) da genitori italiani originari della provincia di Lucca. Il padre, Antonio Ungaretti (1842-1890), era un operaio, impiegato allo scavo del Canale di Suez, che morì due anni dopo la nascita del futuro poeta a causa di un’idropisia, malattia contratta negli anni di estenuante lavoro. La madre, Maria Lunardini (1850-1926), mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale riuscì a garantire gli studi al figlio, che si poté così iscrivere presso una delle più prestigiose scuole di Alessandria d’Egitto, la svizzera École Suisse Jacot. Alla figura materna dedicherà la poesia La madre, scritta nel 1930, a quattro anni dalla morte della donna.

L’Allegria è un momento chiave della storia della letteratura italiana: Ungaretti rielabora in modo molto originale il messaggio formale dei simbolisti (in particolare dei versi spezzati e senza punteggiatura dei Calligrammes di Guillaume Apollinaire), coniugandolo con l’esperienza atroce del male e della morte nella guerra.

(Piovono le voci delle donne come se fossero morte anche nel ricordo
Siete anche voi che piovete, meravigliosi incontri della mia vita, o goccioline!
E quelle nuvole imbizzarrite cominciano a nitrire tutto un universo di città auricolari
Ascolta se piove mentre il rimpianto e lo sdegno piangono una musica antica
Ascolta cadere i legami che ti trattengono in alto e in basso) 

[Guillaume Apollinaire (Roma, 26 agosto 1880 – Parigi, 9 novembre 1918) poeta, scrittore, critico d’arte e drammaturgo francese]

 

Video da Youtube – Ungaretti – I fiumi.

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1 commento per Taccuino 17. Allegria di naufragi

  • Sandro Russo

    ETERNO
    Tra un fiore colto
    e l’altro donato
    l’inesprimibile nulla
    Milano 1914/1915

    NOTTE DI MAGGIO
    Il cielo pone in capo
    ai minareti
    ghirlande di lumini
    Milano 1914/1915

    Giuseppe Ungaretti
    (Alessandria d’Egitto 1888 – Milano 1970)

    In una mia personale raccolta di häiku – di ogni tempo e paese – figurano queste due composizioni di Ungaretti. Forse la sua nascita occasionale in Egitto lo aveva reso permeabile ad altre culture, ma non c’è altro poeta in Italia, in quei tempi, che frequentasse questo tipo di poesia.
    Emozionante, nella proposta di Silveria, il video dell’anziano poeta che legge la sua composizione.
    Ricordo che agli inizi della televisione compariva spesso sul video, impegnato in queste letture rotte, scabre e mio padre – insensibile ad altri tipi di poesia -, ne era inspiegabilmente attratto. Poi quando ho conosciuto dalla storia personale di Ungaretti che aveva combattuto sul Carso durante la Grande Guerra mi sono dato una spiegazione (mai confermata). Mio padre (del 1912) era rimasto orfano a sette anni perché il padre era morto proprio lì, a San Michele al Carso, dissanguato; non lo avevano raccolto prima di altri feriti, perché sembrava meno grave (così ci raccontò anni dopo un suo commilitone). Lasciava mia nonna Alessandra (Sandrella) di 26 anni e tre figli.

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